Assunta Maresca, meglio conosciuta come Pupetta, è stata una figura emblematica della camorra napoletana, la prima donna ad essere considerata un boss mafioso.

Le origini e il primo incontro con la giustizia
Nata il 15 gennaio 1935 a Castellammare di Stabia, Assunta era figlia di Alberto Maresca, un contrabbandiere. Già da giovane, si fece notare per la sua bellezza, vincendo anche un concorso di bellezza locale. La sua vita cambiò radicalmente quando, nel luglio del 1955, il marito Pasquale Simonetti, noto come “Pascalone ‘e Nola”, fu ucciso su mandato di Antonio Esposito, un boss della vecchia camorra rurale.
La vendetta e l’arresto
Incinta al sesto mese, Assunta non esitò a vendicare la morte del marito. Il 4 ottobre dello stesso anno, armata, uccise Antonio Esposito. Il delitto, compiuto con l’ausilio di almeno altre tre persone, si inseriva nella guerra di potere per il controllo del mercato ortofrutticolo, un settore strategico per la camorra dell’epoca. Arrestata il 14 ottobre, fu condannata a 13 anni e 4 mesi di reclusione. In carcere, partorì il figlio Pasqualino. Dopo oltre dieci anni di detenzione, fu graziata.
La parentesi cinematografica
Nel 1967, Assunta intraprese una breve carriera nel cinema, interpretando se stessa nel film “Delitto a Posillipo”, diretto da Renato Parravicini. Sebbene doppiata, cantò personalmente la canzone “O bbene mio”, scritta da lei. Dopo questa esperienza, si dedicò alla gestione di due negozi di abbigliamento a Napoli.
La morte del figlio e la relazione con Ammaturo
Nel 1974, il figlio Pasquale fu ucciso in un agguato. Il corpo non fu mai ritrovato, alimentando speculazioni sul coinvolgimento di Umberto Ammaturo, un camorrista con cui Assunta aveva avuto una relazione e da cui aveva avuto due gemelli, Roberto e Antonella. Ammaturo fu arrestato, ma nel 1975 fu assolto per insufficienza di prove. Nonostante ciò, il rapporto tra i due si deteriorò.
La sfida a Cutolo e la guerra tra clan
Negli anni ’80, Assunta si schierò apertamente contro Raffaele Cutolo e la sua Nuova Camorra Organizzata (NCO). Fu accusata di essere la mandante dell’omicidio di Ciro Galli, un uomo di fiducia di Cutolo, ma nel 1985 fu assolta per mancanza di prove. Nel 1982, in piena guerra tra la NCO e la Nuova Famiglia, indisse una conferenza stampa in cui minacciò apertamente Cutolo, dichiarando: “Se per Nuova Famiglia si intende tutta quella gente che si difende dallo strapotere di quest’uomo, allora mi ritengo affiliata a questa organizzazione”.
Le accuse e le assoluzioni
Assunta fu arrestata più volte con l’accusa di omicidio, traffico di droga e estorsione. Tuttavia, fu sempre assolta per insufficienza di prove. Nel 1986, la sezione misure di prevenzione del tribunale di Napoli stabilì che apparteneva alla camorra come affiliata alla Nuova Famiglia, ordinando la confisca dei suoi beni
Gli ultimi anni e la morte
Negli anni successivi, la sua casa di Napoli divenne un ufficio del Comune destinato ai servizi sociali. Si ritirò a Castellammare di Stabia, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. Morì il 29 dicembre 2021 all’età di 86 anni.
La sua eredità nella cultura popolare
La vita di Assunta Maresca ha ispirato numerosi film e fiction. Nel 1958, partecipò al film “La sfida” di Francesco Rosi. 1982, la sua storia fu raccontata nel film “Il caso Pupetta Maresca” di Marisa Malfatti e Riccardo Tortora. E nel 2013, la sua figura fu protagonista della fiction “Pupetta – Il coraggio e la passione”, interpretata da Manuela Arcuri.


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