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Era il pomeriggio del 20 luglio 2000, nel quartiere di Agnano, quando Mario Castellano, 17 anni, perse la vita in circostanze che avrebbero scosso l’opinione pubblica e aperto un lungo dibattito sul comportamento delle forze dell’ordine

Un inseguimento breve ma drammatico

Il giovane, in sella a uno scooter senza casco, non si sarebbe fermato a un posto di blocco della polizia. Da lì è partito un inseguimento breve ma drammatico. Pochi istanti dopo, un colpo di pistola alla schiena ha messo fine alla sua corsa e alla sua vita.

L’agente Leone

A premere il grilletto fu l’agente Tommaso Leone, in servizio presso la polizia di Stato. Secondo la prima ricostruzione della polizia, il colpo sarebbe partito accidentalmente, durante una colluttazione o una caduta. Ma testimoni oculari e le successive indagini raccontano un’altra storia: il ragazzo sarebbe stato colpito mentre era già in fuga, disarmato e senza costituire una minaccia diretta.

Omicidio volontario

La procura di Napoli ha subito aperto un fascicolo per omicidio volontario, portando all’arresto dell’agente con l’accusa di avere usato forza letale ingiustificata. Il giudice per le indagini preliminari rigettò la tesi dell’incidente, disponendo la custodia cautelare con l’ipotesi che vi fosse il rischio di inquinamento delle prove.

Una sentenza destinata a fare scuola: il caso Castellano

Il processo si è svolto con rito abbreviato, al termine del quale il poliziotto è stato condannato a 10 anni di reclusione per omicidio volontario. La corte ha ritenuto credibile la testimonianza di alcuni presenti, secondo cui l’agente avrebbe sparato deliberatamente alla schiena del giovane in fuga, senza che vi fosse alcuna minaccia concreta per la sua incolumità. L’ipotesi di legittima difesa è stata esclusa, ma sono state riconosciute attenuanti generiche, che hanno inciso sulla pena finale.

Il giudizio civile

Nel giugno 2009, a quasi un decennio dall’accaduto, è arrivato anche il giudizio civile: il Ministero dell’Interno e Tommaso Leone sono stati condannati a risarcire la famiglia Castellano con una somma superiore al milione di euro.

Il dolore di una famiglia, il silenzio delle istituzioni

La famiglia di Mario non ha mai smesso di chiedere giustizia. Per anni, ha denunciato il silenzio delle istituzioni e la difficoltà nel far emergere una verità scomoda. “Mario non era un criminale. Era un ragazzo come tanti, forse ingenuo, ma non doveva morire così”, dichiarò la madre a margine del processo.

Il caso Castellano

Oggi, il caso di Mario Castellano resta uno dei più discussi esempi di uso sproporzionato della forza da parte delle forze dell’ordine in Italia. Una vicenda che, nonostante la condanna, continua a sollevare domande sulle modalità operative delle forze di polizia e sul rispetto dei diritti fondamentali, soprattutto nei confronti dei più giovani.

Sitografia


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