Rosa Della Corte, conosciuta come la “Mantide di Casandrino“, è una figura controversa della cronaca nera italiana. La sua storia è segnata da un omicidio, un’evasione e un’aggressione in carcere, eventi che l’hanno resa una delle detenute più discusse degli ultimi decenni.

Mantide di Casandrino

L’omicidio di Salvatore Pollasto

Il 4 aprile 2003, Salvatore Pollasto, un giovane militare di Casandrino, viene trovato morto nella sua auto, una Y10, con i pantaloni abbassati e le mani legate da manette. L’autopsia rivela che è stato ucciso durante un rapporto sessuale. I sospetti si concentrano subito su Rosa Della Corte, la sua fidanzata diciottenne. Le indagini rivelano una relazione turbolenta, caratterizzata da gelosie e tradimenti. Rosa viene arrestata sei mesi dopo e condannata a 18 anni di reclusione per omicidio volontario, pena poi ridotta a 15 anni in appello. La stampa la ribattezza “Mantide di Casandrino” per la sua apparente freddezza e manipolazione.

L’evasione

Nel 2014, durante un permesso premio, Rosa evade dal carcere di Borgo San Nicola a Lecce. Viene rintracciata due settimane dopo a Anzio, in compagnia di un nuovo fidanzato. Il processo per l’evasione è ancora in corso presso il Tribunale di Lecce.

Tentato omicidio in carcere

Nel dicembre 2015, mentre è detenuta nel carcere di Potenza, Rosa tenta di strangolare un’agente di polizia penitenziaria. La Corte d’Appello di Salerno conferma la condanna a 13 anni di reclusione per tentato omicidio. Anche la sua compagna di cella, Yesenia Veronica Gambino, viene condannata per lo stesso reato.

Riflessioni

La vicenda di Rosa Della Corte solleva interrogativi sulla giustizia e sulla riabilitazione. Dopo aver scontato la sua pena per l’omicidio di Salvatore Pollasto, è tornata a delinquere in carcere. La sua storia evidenzia le difficoltà del sistema penitenziario nel trattare casi complessi e la necessità di un’analisi approfondita dei detenuti per prevenire futuri crimini. La figura di Rosa Della Corte rimane una delle più emblematiche della cronaca nera italiana, simbolo di una giustizia che spesso fatica a comprendere e trattare la complessità umana.

Sitografia


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