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Certe storie, anche a distanza di decenni, continuano a sedimentarsi nell’immaginario collettivo come ferite che non guariscono, come interrogativi senza appello.

1° ottobre 1953: il caso della Dama nera

È il caso della “Dama Nera”, un cold case che aleggia sull’isola di Ischia dal lontano 1° ottobre 1953, quando il corpo di una donna venne ritrovato sulla spiaggia della Fundera, tra Casamicciola e Lacco Ameno. Nessun documento. Nessun nome. Nessuna denuncia di scomparsa. Solo un cadavere abbandonato sul bagnasciuga, come se la vita l’avesse restituita al mare in silenzio.

Più che il silenzio, fu subito mistero

La donna indossava solo biancheria nera, reggicalze e calze, una scarpa. Accanto a lei, un orologio da polso, nessun segno evidente di colluttazione, né ferite d’arma da taglio o da fuoco. I suoi effetti personali, una valigia, una borsa, una collana erano scomparsi. Nessuno sull’isola sembrava conoscerla, e nessuno da fuori l’aveva cercata. Non c’era traccia di lei né negli alberghi né nelle case private. Come se fosse comparsa dal nulla.

“Dama Nera”

La stampa locale la ribattezzò subito la “Dama Nera”, per quell’abbigliamento intimo scuro che sembrava raccontare qualcosa d’inquieto, forse un incontro mai avvenuto o una fuga disperata. Il suo corpo, privo di identità, fu sepolto in una fossa comune del cimitero. Sulla lapide, una sigla laconica: “D. N.”. Iniziava così uno dei misteri più densi e irrisolti del Mezzogiorno.

Tra ipotesi e depistaggi

A oltre settant’anni di distanza, molte delle piste battute dagli investigatori dell’epoca non hanno portato a nulla di concreto. Le impronte digitali non furono mai rilevate correttamente, le fotografie del cadavere andarono perse o risultarono inutilizzabili. La “Dama” è rimasta senza nome, senza storia e peggio ancora senza verità.

Come ha scritto Alessio Romeo, giornalista che ha approfondito il caso in un’inchiesta scrupolosa e appassionata, alcune ipotesi fecero subito capolino: suicidio, malore improvviso, dramma privato. Ma i dettagli o forse le incongruenze erano troppi per chiudere il caso in poche righe di verbale.

La donna era stata vista…

Uno dei pochi testimoni dichiarò che la donna era stata vista il giorno prima nei pressi di un bar a Casamicciola: sembrava agitata, confusa. Aveva chiesto di un uomo “vestito di grigio”. Di lui, mai più nessuna traccia.

Ma è proprio la valigia scomparsa a rappresentare, ancora oggi, uno degli elementi più intriganti e sinistri della vicenda. Secondo alcune fonti investigative dell’epoca, mai confermate ufficialmente, la valigia conteneva “materiale importante”. Ma cosa significava, davvero, quel termine?

Il peso di un “carico” scomodo

È lecito domandarsi se quell’enfasi sull’importanza del contenuto non sia stato il primo, subdolo, depistaggio. O forse, l’unico vero movente. Se si trattava davvero di un oggetto prezioso, o di documenti compromettenti, il furto mirato potrebbe aver preceduto la morte. Forse la “Dama” non doveva arrivare viva a destinazione. Forse era incinta, come si sussurrò per anni nei vicoli dell’isola, e il padre del bambino era qualcuno di importante, di potente. Qualcuno che non poteva permettersi uno scandalo.

C’è chi ha parlato di documenti politici, chi di trattative illecite, chi più semplicemente di una vicenda sentimentale finita male, con qualcuno disposto a tutto per mettere a tacere una voce fuori controllo.

Ma la verità, probabilmente, è sepolta con lei. E oggi, nemmeno la scienza può più aiutarci.

Il tempo come ostacolo: l’identità svanita della Dama

Nel tentativo, decenni dopo, di recuperare i resti per un eventuale esame del DNA, si è scoperto che sarebbe impossibile risalire a quale corpo appartenessero quelle ossa. Il tempo ha fatto il suo corso. La fossa comune ha cancellato ogni possibilità di riscontro biologico. La Dama Nera è diventata una tra tante, irriconoscibile, confusa tra centinaia di anime dimenticate.

E con lei è svanita ogni traccia che potesse restituirle un nome, una provenienza, un volto.

Una fine scritta nell’ombra

Oggi, il caso della Dama Nera è una delle pagine più cupe della cronaca nera campana. Un cold case autentico, senza corpo riconoscibile, senza colpevoli, senza ipotesi definitive. È una storia che continua a generare domande, a nutrire leggende, a inquietare chi ancora crede che la verità debba essere sempre cercata, anche quando sembra impossibile da afferrare.

Ischia, terra di bellezza e misteri, conserva gelosamente questa storia nel suo silenzio.

Sitografia

Alessio Romeo, “Ischia e il suo cold case”, 2020

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