Spaghetti alle vongole. A Pasqua?
Spaghetti alle vongole, pesce, carne nei festivi e tradizioni da non deludere!
Nel dicembre 2025 la cucina italiana è stata riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco.
Nello stesso mese e nello stesso anno, la città di Napoli è risultata la prima tra le città italiane nel mondo dove si mangia meglio.
Sebbene nella classifica l’abbiano seguita le città di Milano e Bologna, la Campania è tutta da gustare!
Spaghetti a vongole nelle cene delle Vigilie

Terra baciata dal Mar Tirreno, il pesce è un pasto molto presente sulla tavola campana, nello specifico, nei periodi festivi.
Ma anche verdure e carni miste.
Sulle tavole imbandite, in particolare a Natale e Pasqua, lo dimostrano i piatti tipici della tradizione culinaria come la famosissima minestra maritata, ma anche gli ancor più famosi spaghetti alle vongole delle vigilie.
Tradizione vuole che gli spaghetti a vongole, o alle vongole, siano il primo piatto dei cenoni del 24 e 31 dicembre.
Di conseguenza, ci si rende conto che la tradizione pasquale – che non oprevede cenoni – non lo vede nei piatti dei giorni del triduo, quando la carne è totalmente abolita ed è sostituita dal pesce.
Infatti il piatto tradizionale è quello della zuppa di cozze del Giovedì Santo.
Ne consegue che chi sceglie di sostituirlo, nella cena del Giovedì Santo o al Venerdì Santo, con un piatto di spaghetti alle vongole, lo fa’ in maniera estremamente volontaria, ma lontano dalla tradizione storica.
Paese che vai, usanza che trovi!
La zuppa di cozze (non gli spaghetti a vongole!) è il piatto tipico dei giorni precedenti la Pasqua, nllo specifico al rientro dalla Visita ai Sepolcri e di quello che un tempo era il così detto struscio a Toledo.
Eppure esiste una radicata tradizione – nello specifico – acerrana, che vuole la zuppa di cozze, consumata nella tarda sera del Venerdì Santo, al rientro dalla tradizionale Via Crucis cittadina.
Supermercati, gastronomie, pizzerie, si sono adeguati ed adattati alla napoletanità della tradizione del primo dei giorni del triduo, proponendo il tradizionale piatto in entrambi i giorni (giovedì e venerdì), e non solo per il venerdì sera.

Insomma: se da un lato è vero il detto popolare ‘paese che vai, usanza che trovi ‘ è altresì vero che niente può impedire la creazione di tradizioni proprie che vadano ad affiancare quelle preesistenti senza danneggiarle.
Preservare la cultura, le tradizioni, anche e soprattutto quelle culinarie non è solo un dovere, è soprattutto un piacere per il palato!


Lascia un commento