Sant’Agrippino, primo patrono di Napoli, è una figura avvolta nel silenzio della storia, sepolta sotto secoli di devozione popolare rivolta ad altri. Un antico proverbio napoletano ammonisce di non fare voti ai santi, perché non dimenticheranno mai un’intenzione solenne disattesa.
Eppure, proprio questo sembra il destino paradossale di Agrippino: un vescovo cui i napoletani si votarono con fervore, salvo poi abbandonarlo quando, nell’ora più buia, un altro santo sembrò rispondere con maggiore efficacia alle loro disperate preghiere. La sua storia è quella di un uomo di fede che costruì le fondamenta della Chiesa partenopea, ma che la memoria collettiva ha progressivamente relegato ai margini, oscurato dalla figura luminosa e miracolosa di san Gennaro.

Un vescovo alle origini della chiesa napoletana
Le fonti storiche su Agrippino sono scarse e frammentarie, ma concordano nel collocarne la vita tra la fine del II e la metà del III secolo. Fu il sesto vescovo di Napoli e governò la diocesi presumibilmente durante i pontificati di Callisto I e Urbano I, in un’epoca in cui sul trono imperiale si avvicendavano Eliogabalo e Alessandro Severo. A lui viene attribuito il merito straordinario di aver consolidato la comunità cristiana cittadina, estirpando il radicato culto pagano e ponendo le basi spirituali e organizzative di quella che sarebbe diventata una delle diocesi più influenti del Mezzogiorno.
Le catacombe e il sepolcro illustre
Secondo una suggestiva ipotesi accademica, Agrippino fu sepolto nelle catacombe poi dedicate a san Gennaro, poiché quel luogo apparteneva alla sua famiglia, gli Agrippinenses. Dal suo primitivo sepolcro si sviluppò l’intero piano inferiore delle catacombe, a testimonianza di quanto quella presenza fosse considerata sacra e fondante. La basilica cimiteriale sorta nei pressi della sua tomba, databile al IV secolo, conferma l’antichità e la profondità del culto che i napoletani gli tributavano. La Cronaca dei Vescovi di Napoli lo esalta come «innamorato della patria, difensore della città», parole che, pur nella loro genericità, tradiscono un calore autentico e una venerazione fuori dall’ordinario.
La chiesa a Sant’Agrippino di Forcella: pietra e memoria
Ad Agrippino fu dedicata una chiesa nel cuore del rione Forcella, la cui prima edificazione risale al V secolo. Ricostruita nel XIII secolo grazie a quattordici nobili famiglie del Seggio locale, fu riconsacrata tra il 1265 e il 1268 per volontà di papa Clemente IV. Nel 1758, l’architetto Nicola Tagliacozzi Canale ne curò il restauro, arricchendo la navata con eleganti decorazioni in stucco. La facciata ospitava stipiti scolpiti con le effigi dei patroni di Napoli, mentre il portale quattrocentesco è attribuito ad Antonio da Chelino, ultimo allievo di Donatello. All’interno si conservano affreschi gotici e un prezioso Crocifisso duecentesco, espressione della cultura artistica spagnola pirenaica.
La sconfitta del 472 e il trionfo di San Gennaro
Il destino di sant’Agrippino cambiò tragicamente nel novembre del 472, quando il Vesuvio eruttò con una violenza paragonabile a quella che nel 79 d.C. aveva cancellato Pompei ed Ercolano. I napoletani, terrorizzati, cercarono rifugio nelle catacombe e si rivolsero al loro patrono con preghiere disperate. Ma l’eruzione non si fermò. Fu allora che, secondo la tradizione agiografica, i fedeli si rivolsero al sepolcro vicino, quello di san Gennaro, implorando la sua intercessione. Il vulcano si placò. Da quel momento, il megalomartire Gennaro assunse il rango di patrono principale della città, e il povero Agrippino fu costretto a cedere il primato, vittima non di un fallimento morale, ma di una catastrofe naturale trasformata in mito.
Arzano: una città fedele a Sant’Agrippino
Se Napoli voltò pagina, non così fece Arzano, piccolo centro dell’hinterland napoletano che ha saputo custodire con orgoglio la devozione per sant’Agrippino, eletto patrono della città. La sua festa, celebrata ogni anno il 9 novembre, rappresenta uno degli appuntamenti religiosi e civili più sentiti dalla comunità locale, capace di richiamare fedeli da tutta l’area metropolitana.
Ad Arzano è stata edificata una chiesa a lui dedicata, che costituisce il cuore pulsante di questa devozione millenaria. Le celebrazioni in suo onore non si limitano alla dimensione liturgica, ma coinvolgono l’intera comunità in un intreccio di fede, tradizione e identità collettiva che affonda le radici nel Medioevo. In un’epoca in cui il culto dei santi rischia di smarrirsi nella modernità, Arzano rappresenta un esempio raro e prezioso di memoria storica viva, capace di tenere accesa la fiamma di una devozione che la grande città partenopea ha scelto di dimenticare. Sant’Agrippino, dunque, non è davvero scomparso: ha semplicemente trovato una nuova patria, più piccola ma non meno devota.

Riferimenti bibliografici
G. LICCARDO, Storia irriverente di eroi, santi e tiranni di Napoli, Newton Compton Editori, Roma 2017.


Lascia un commento