Napoli, inizio degli anni Sessanta. Il palazzo di Castel Capuano — l’antico castello normanno riconvertito a sede di tribunale sin dal 1540, che ancora oggi domina piazza Enrico de Nicola con i suoi portoni scuri — accoglie un giovane sostituto procuratore di venticinque anni. Si chiama Italo Ormanni, è nato a Napoli il 12 gennaio 1936, e ha appena varcato i cancelli della magistratura. Non sa ancora che quella scelta lo porterà a essere protagonista di mezzo secolo di storia giudiziaria italiana.


napoli capitale della camorra: i primi anni in procura

Quando Ormanni entra in magistratura, il 1° novembre 1961, Napoli è una città in piena trasformazione. Il boom economico ha gonfiato le periferie, le migrazioni interne hanno mescolato Sud e Nord, e la camorra — che nel linguaggio dell’epoca si preferisce ancora chiamare “malavita organizzata” — sta attraversando una delle sue fasi di più rapida espansione.

Il giovane sostituto procuratore si trova subito immerso in quel mondo. Le sue indagini si concentrano sul traffico di stupefacenti, sugli omicidi, sulla rete capillare di potere che la criminalità organizzata ha costruito nei quartieri e nei comuni della cintura napoletana. È in questi anni che Ormanni contribuisce agli arresti di tre figure che avrebbero segnato la storia della camorra campana: Raffaele Cutolo, il boss di Ottaviano fondatore della Nuova Camorra Organizzata, che durante i processi si presentava spesso in costume medievale e amava recitare poesie davanti ai giudici; Michele Zaza, detto ‘o pazzo, trafficante di sigarette prima e di droga poi, con ramificazioni internazionali; Lorenzo Nuvoletta, il boss di Marano di Napoli che era l’unico camorrista formalmente affiliato alla Cosa Nostra siciliana.

Sono arresti che costano fatica, rischio e anni di lavoro. Ormanni non ne ha mai parlato con toni eroici — lo stile sobrio del magistrato del Sud formatosi a Castelcapuano non ammetteva retoriche.


falcone, la commissione antimafia e il viaggio negli usa

Nel 1982 Ormanni viene applicato alla Corte di Cassazione. Due anni dopo, nel 1984, entra come consulente nella Commissione parlamentare antimafia — e vi resta fino al 1990, lavorando fianco a fianco con Giovanni Falcone. Sono gli anni del maxiprocesso di Palermo (1986-1987), degli attentati, della guerra tra Stato e organizzazioni criminali che insanguina l’Italia meridionale.

Nel 1989 il Dipartimento di Giustizia americano lo invita negli Stati Uniti per una serie di incontri con la DEA, l’FBI e i vertici del Dipartimento. Non era una cosa comune: la DEA stava in quegli anni costruendo i suoi rapporti con le procure italiane per coordinare le indagini sul traffico internazionale di eroina — la cosiddetta “pizza connection” — che passava attraverso la Campania, la Sicilia e le comunità italoamericane di New York. Un magistrato napoletano che siede al tavolo con i federali americani: nel 1989, era ancora una notizia.


roma: i misteri d’italia sulla scrivania

Nel 1994 Ormanni si trasferisce a Roma come procuratore aggiunto alla Procura della Repubblica. Inizia così la seconda, clamorosa stagione della sua carriera: quella in cui finisce per gestire quasi tutti i grandi “misteri d’Italia” degli anni Novanta e Duemila.

Il caso Marta Russo (1997): una studentessa ventitreenne colpita da un proiettile nei giardini de La Sapienza, in pieno giorno, senza apparente movente. Ormanni e il collega Carlo Lasperanza individuano dopo mesi di indagini i responsabili: due assistenti universitari della Facoltà di Giurisprudenza. Il processo durò anni e rimase a lungo il caso giudiziario più discusso d’Italia.

La scomparsa di Emanuela Orlandi (sparita nel 1983, ancora irrisolta): Ormanni ne seguì il fascicolo per anni, senza poter chiudere il caso. La ragazza vaticana inghiottita nel nulla continua a essere il più grande cold case italiano.

Il delitto di via Poma (Simonetta Cesaroni, 1990): anche qui, le indagini di Ormanni non portano a una soluzione definitiva — ma nel caso dell’Olgiata (la contessa Alberica Guicciardi Frescobaldi uccisa nel 1991), le prove trascurate vennero poi riesaminate dai colleghi subentrati nel 2011, consentendo finalmente di individuare il colpevole.

Nel 2001 le sue indagini identificano i componenti delle Nuove Brigate Rosse responsabili dell’omicidio del professor Massimo D’Antona, consulente del Ministero del Lavoro, ucciso a Roma nel 1999. E ancora: la giornalista Maria Grazia Cutuli, assassinata in Afghanistan nel 2001; la banda dei due Van Gogh, che aveva sottratto dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna due capolavori del pittore olandese. Per quest’ultimo caso, Ormanni ricevette dal Presidente della Repubblica una medaglia d’argento per il recupero delle opere al patrimonio dello Stato.


dal ministero a forum: un’ultima metamorfosi

Dal 2008 al 2010 Ormanni è Capo Dipartimento al Ministero della Giustizia. In questa veste si occupa tra l’altro dell’estradizione dal Brasile di Cesare Battisti, il terrorista dei PAC latitante da decenni in Sudamerica — una vicenda diplomatica oltre che giudiziaria, che si concluse definitivamente solo nel 2019.

Poi, nel settembre 2011, arriva la metamorfosi più inaspettata: Ormanni entra nel cast del programma televisivo Forum su Canale 5. Il magistrato che aveva fronteggiato Cutolo e Falcone si ritrova a giudicare liti condominiali e divorzi litigiosi davanti a un pubblico pomeridiano. «Inizialmente molto serio e rigoroso», scrisse la redazione del programma nel ricordarlo, «ha saputo mettersi in gioco mostrando anche il suo lato spiritoso».

Morì a Roma il 20 aprile 2024, all’età di 88 anni. I funerali si tennero nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, a Piazza della Repubblica — la chiesa scavata nelle terme di Diocleziano, progettata da Michelangelo. Un’ultima scena degna di una carriera piena di storia.


riferimenti bibliografici e fonti

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