Potenza, 12 settembre 1993 – Una domenica come tante, la Chiesa della Santissima Trinità di Potenza pullula di fedeli. Tra di loro, anche una giovane studentessa di 16 anni, Elisa Claps.
L’incontro di Elisa Claps con Danilo Restivo
Domenica 12 settembre, un conoscente, Danilo Restivo, le ha dato appuntamento proprio all’interno del luogo sacro. Da quel momento, Elisa Claps svanisce nel nulla. Inizia uno dei casi più oscuri e dolorosi della cronaca italiana, destinato a scuotere le coscienze e ad aprire interrogativi pesanti su omissioni, coperture e giustizia negata.

Una scomparsa, una famiglia inascoltata
Da subito la famiglia Claps denuncia l’inspiegabile scomparsa. Elisa non aveva motivi per allontanarsi volontariamente. Non aveva portato con sé effetti personali, denaro, né documenti. Il fratello Gildo, allora diciannovenne, inizia un lungo calvario fatto di appelli, interviste, manifestazioni, e una battaglia solitaria contro un muro di silenzi. Per anni, la versione ufficiale sembra voler derubricare la sparizione a un “allontanamento volontario”, nonostante le forti incongruenze nella testimonianza di Danilo Restivo, l’ultima persona ad averla vista viva.
Danilo Restivo: un volto noto e sfuggente
Restivo, allora ventunenne, era già noto in città per comportamenti strani e per una particolare ossessione, tagliare ciocche di capelli a donne sconosciute. La sua deposizione si rivela piena di buchi, sostiene di aver lasciato Elisa in chiesa e di essere andato a casa, ma la sua versione non convince la famiglia Claps, né alcuni testimoni. Eppure, per lunghi anni, le indagini non decollano. In parte per carenze investigative, in parte per una rete di coperture legate anche all’ambiente ecclesiastico che ruotava attorno alla chiesa dove Elisa fu vista l’ultima volta.
L’eco inglese e il ritorno
Nel 2002, Restivo si trasferisce nel Regno Unito. È lì che nel 2002 Heather Barnett, una sarta madre di due figli, viene trovata brutalmente uccisa nel suo appartamento a Bournemouth. Sulla scena del crimine, ciocche di capelli. L’omicidio, in un primo momento rimasto irrisolto, riapre un’inquietante pista italiana. Nel 2010, Restivo viene arrestato per quel delitto e condannato all’ergastolo nel Regno Unito.
Un evento clamoroso: il ritrovamento del corpo di Elisa Claps
Quello stesso anno, il 17 marzo, un evento clamoroso scuote l’Italia intera: il corpo di Elisa Claps viene ritrovato nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità, dove era scomparsa 17 anni prima. Il suo cadavere, in avanzato stato di decomposizione, era stato lì per tutto quel tempo. Un silenzio lungo diciassette anni, protetto da mura religiose e da omertà, anche istituzionale.
Il processo a Salerno: la parentesi campana
La parte finale del percorso giudiziario si consuma in Campania, a Salerno, dove si svolge il processo per l’omicidio di Elisa Claps. La scelta della sede è legata alla necessità di garantire l’imparzialità del giudizio, lontano da Potenza, dove le istituzioni erano state accusate di negligenza e insabbiamento. A Salerno, nel 2011, Danilo Restivo viene condannato a 30 anni di carcere per omicidio. La condanna è confermata in appello nel 2013 e in Cassazione nel 2014.
Atto finale
Salerno diventa così il palcoscenico finale di un processo che ha portato, se non pace, almeno giustizia formale alla famiglia Claps. Un legame forte e simbolico con la Campania, dove finalmente è stato riconosciuto ciò che per anni è stato negato. Elisa è stata uccisa, e Danilo Restivo è il suo assassino.
Elisa Claps: un caso simbolo
La vicenda di Elisa Claps ha segnato un punto di svolta nella storia della cronaca giudiziaria italiana. È il simbolo della verità negata, della giustizia che arriva tardi e della forza straordinaria di una famiglia che ha saputo non cedere mai. Il suo nome è inciso nella memoria collettiva, insieme al dolore e alla rabbia per una verità che si celava a pochi metri da dove tutto era cominciato.


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