Il 23 gennaio 2003, Antonio Vairo, un pensionato di 68 anni noto come “Tonino” ex pescivendolo, fu ucciso a Napoli in un agguato che sembrava senza senso. La sua morte, avvenuta in calata Capodichino, divenne un caso emblematico di vittima innocente della criminalità organizzata.

La dinamica dell’agguato
Quella mattina, Tonino uscì di casa per alcune commissioni quotidiane. Si fermò al circolo ricreativo “Maria Santissima Addolorata”, un’associazione cattolica di cui era socio, per bere una bibita. Il circolo si trovava in calata Capodichino, una zona commerciale e molto frequentata di Napoli. Mentre era all’esterno del circolo, qualcuno gli si avvicinò alle spalle e gli sparò un colpo di pistola alla nuca. Il proiettile attraversò completamente il corpo di Antonio. Nonostante il tempestivo intervento dei soccorsi e il trasporto all’ospedale San Giovanni Bosco, Antonio morì poco dopo in rianimazione. Non ci furono testimoni oculari dell’agguato, e le indagini iniziali non portarono a risultati concreti .
Le indagini e l’archiviazione del caso
Le indagini durarono 18 mesi, ma non riuscirono a identificare i responsabili. La mancanza di testimoni e la scarsità di prove portarono all’archiviazione del caso nel 2004, con la motivazione di uno scambio di persona nell’ambito di un regolamento di conti .
Il riconoscimento come vittima innocente
Solo anni dopo, grazie all’impegno della famiglia di Antonio e delle associazioni come Libera e la Fondazione Polis, il Ministero dell’Interno riconobbe Antonio Vairo come vittima innocente della criminalità organizzata. Secondo la determina ministeriale, Antonio fu ucciso per errore in un contesto di scommesse clandestine .
Conclusioni
La morte di Antonio Vairo rimane un triste esempio di come la criminalità organizzata possa colpire persone innocenti. Nonostante l’archiviazione del caso e la mancanza di giustizia, la sua memoria continua a vivere grazie all’impegno della sua famiglia e delle istituzioni.


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