
Apice, 6 agosto 1999. Era un pomeriggio come tanti quello in cui Enrico Soricelli, 36 anni, coniugato e padre di due bambini, scomparve senza lasciare traccia
Enrico Soricelli
Proprietario di un’attività commerciale, recatosi a Montesarchio con un compact disk di Gigi D’Alessio duplicato la sera prima, spense ogni certezza sul proprio destino.
La scomparsa di Soricelli
Intorno alle 13:30 Soricelli telefonò a un legale per chiedere informazioni su un locale di Montesarchio, evidentemente luogo di un appuntamento. Poco dopo, la sua Opel Vectra fu ritrovata ad Apice, chiusa a chiave e con l’allarme attivato, e con il cellulare ancora nel cassettino. Tutti dettagli che escludono l’idea di un allontanamento volontario .
Indagini, ipotesi e ombre
Nei giorni seguenti furono raccolte testimonianze di una donna bionda, vista in zona insieme a una Renault 5 “datata”: l’assistente sociale che credette di riconoscere Soricelli parlava di una persona che lo avrebbe afferrato per un braccio nei pressi di una cabina telefonica. Tuttavia, tali segnalazioni si rivelarono infondate o inconcludenti. Il computer della vittima fu sequestrato nella speranza di trovare indizi, ma nulla di decisivo emerse .
Dichiarazione di morte presunta
Dopo più di un decennio di silenzio e senza certezze, nel gennaio 2011 il tribunale emise la dichiarazione di morte presunta, su richiesta della moglie di Enrico. Una procedura dolorosa, che ufficializzò il tragico epilogo di una vicenda mai chiarita .
L’eredità di un “cold case”
Il caso Soricelli si inserisce in una trilogia di tre misteri irrisolti: a pochi mesi prima, nel dicembre 1998, era stato ucciso Severino Frusciante; seguì, nel dicembre 2001, l’omicidio di Carmine Mirra, entrambi senza movente né colpevoli identificati. Così si è creata una scia di domande senza risposte in un’area geografica estremamente ristretta .
Il mancato sviluppo delle indagini
Nonostante l’interesse dei media e un servizio della trasmissione “Chi l’ha visto”, le piste investigative si esaurirono senza prove concrete. Nessun arresto, nessun colpevole, nessuna verità definitiva. Solo un’assenza che si è fatta presenza, un vuoto incolmabile per la famiglia e l’intera comunità sannita .


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