
Era il 21 dicembre 1985, a pochi giorni dalla vigilia di Natale, quando un boato assordante svegliò di soprassalto l’intera città di Napoli. Erano le 5.13 quando all’interno del deposito Agip nella zona periferica della città, un incendio fece saltare in aria 25 serbatoi della raffineria di gasolio. Quella che sarebbe dovuta essere una normale operazione di scarico carburante si trasformò in una delle più gravi catastrofi industriali della storia napoletana, un evento che ancora oggi, a quasi quarant’anni di distanza, lascia cicatrici profonde nel territorio di San Giovanni a Teduccio.

Un quartiere tra storia e industria
San Giovanni a Teduccio non era un quartiere qualunque. La sua storia affonda le radici nel IV secolo d.C., quando alcuni pescatori, giunti a pescare davanti alla spiaggia di Vigliena, trovarono improvvisamente impigliata nelle loro reti una statua di marmo raffigurante San Giovanni Battista. Il nome stesso del quartiere deriva da questo leggendario ritrovamento: “Teduccio” è una deformazione di “Theodosia”, figlia dell’imperatore romano Valentiniano I, che possedeva terreni in quella zona.
Ma è nell’Ottocento che San Giovanni a Teduccio inizia la sua trasformazione in polo industriale. Vigliena fu interessata da insediamenti industriali fin dall’800, considerata come un prolungamento naturale del Porto di Napoli, raggiungendo notevoli livelli di sviluppo negli anni cinquanta grazie ai finanziamenti del Piano Marshall e grazie agli investimenti di celebri aziende come la Cirio. Qui sorgevano le famose conserverie di pomodoro che hanno fatto la storia del “made in Italy” alimentare, con Francesco Cirio che trasferì la sua azienda da Torino a San Giovanni a Teduccio, dove il pomodoro si coltivava, vendendo pomodoro pelato inscatolato a mano, in maniera artigianale.
Negli anni ’60, questa era ancora una degli agglomerati industriali più importanti del Sud Italia, famoso sin dai tempi degli Angioini. Un territorio dove convivevano tradizione marinara, industria conserviera e, purtroppo, depositi di carburante che si sarebbero rivelati una bomba ad orologeria.

La notte dell’apocalisse
Napoli, sabato 21 dicembre 1985, notte piena: nella zona est della città, quartiere San Giovanni a Teduccio, la nave Agip Gela, da poco approdata, sta pompando 20mila tonnellate di benzina super nei depositi situati alla Vigliena (in Via Brecce a Sant’Erasmo). Era un’operazione di routine che si svolgeva regolarmente nel porto industriale napoletano.
Ma quella notte qualcosa andò storto. Sono le 4.40 quando una guardia giurata, completando il suo giro di controllo, avverte un forte odore di benzina davanti al deposito centrale di carburante. Durante alcune operazioni di pompaggio del carburante si verificò una fuoriuscita incontrollata di benzina e alla prima scintilla si scatenò l’apocalisse.
L’esplosione fu devastante. Esso fu causato da un’improvvisa esplosione che coinvolse venticinque serbatoi del deposito, a cui fece seguito un imponente incendio che durò una settimana causando la fuoriuscita di una densa nube tossica che avvolse anche le zone attorno al deposito. Chi era sveglio a quell’ora racconta di aver visto il cielo illuminarsi come fosse giorno, con lingue di fuoco che si innalzavano per decine di metri.
Una tragedia che segnò il territorio
Il bilancio fu drammatico: Ad evento concluso il bilancio fu di 5 morti e danni per 100 miliardi di lire. Ma i numeri, seppur impressionanti, non riescono a raccontare l’impatto emotivo e sociale di quella tragedia. Un’esplosione tra i silos di carburante che determinò 5 morti, 165 feriti e 3mila sfollati.
Per una settimana intera, San Giovanni a Teduccio fu avvolto da una nube nera e tossica. I residenti furono costretti ad abbandonare le proprie case, mentre l’incendio continuava a divorare tonnellate di carburante. Le immagini di quei giorni mostrano un paesaggio post-apocalittico: strade deserte, finestre sigillate, persone con fazzoletti sul viso che cercavano di proteggersi dai vapori velenosi.
Un dettaglio che colpisce è il timing dell’evento: proprio a ridosso del Natale 1985, quando le famiglie si preparavano alle festività. Una terribile esplosione nella zona di San Giovanni a Teduccio fece sobbalzare dal letto i napoletani, trasformando quello che doveva essere un periodo di gioia in un incubo collettivo. Molti bambini del quartiere ricordano ancora quel Natale “cancellato”, con gli alberi abbandonati nelle case evacuate e i regali mai scartati.

Le conseguenze a lungo termine
La tragedia del deposito Agip non si concluse con lo spegnimento delle fiamme. Dove i residenti vivono tra disagi e timori per la propria salute. È la storia di un disastro ambientale iniziato il 21 dicembre 1985 con l’esplosione di un deposito di carburante Agip nella quale persero la vita cinque persone e altre 165 rimasero ferite.
Il problema della bonifica è rimasto irrisolto per decenni. Ancora oggi, quasi quarant’anni dopo, è ancora attesa la bonifica dell’area, mentre i residenti continuano a convivere con le conseguenze ambientali di quella notte maledetta. L’incidenza tumori è fortissima nella zona, alimentando preoccupazioni costanti tra chi vive in quel territorio.
La zona industriale di San Giovanni a Teduccio, che un tempo rappresentava il futuro economico del Mezzogiorno, è diventata simbolo di come l’industrializzazione selvaggia possa trasformarsi in tragedia. Oggi, passeggiando tra i ruderi delle vecchie fabbriche e i terreni ancora da bonificare, è impossibile non pensare a quella notte del 1985 e alle vite spezzate da un disastro che poteva essere evitato.
Una lezione non appresa
La tragedia dell’Agip solleva interrogativi che vanno oltre la cronaca di quei giorni. “Il disastro del 1985 non ha insegnato nulla, si vuole ancora penalizzare questo territorio” dichiarava nel 2023 Maria Muscarà, consigliera regionale, commentando i progetti di nuovi impianti industriali nella zona.
San Giovanni a Teduccio rappresenta oggi un paradosso tutto napoletano: un quartiere ricco di storia e tradizioni, che ha pagato un prezzo altissimo al progresso industriale, ma che continua a lottare per un futuro diverso. Oggi stiamo assistendo ad una timida trasformazione in nuovo polo tecnologico, ma le ferite del passato restano aperte.
La storia del disastro Agip non è solo la cronaca di una tragedia industriale, ma il racconto di un territorio che ha subito le conseguenze di scelte politiche ed economiche discutibili. È la storia di una comunità resiliente che, nonostante tutto, continua a credere nella possibilità di un riscatto, di un futuro in cui sviluppo economico e sicurezza ambientale possano finalmente convivere.
Quarant’anni dopo, mentre San Giovanni a Teduccio cerca ancora la sua strada verso la rinascita, quella notte del 21 dicembre 1985 rimane impressa nella memoria collettiva come un monito: il progresso non può mai costare vite umane e la sicurezza non può mai essere considerata un lusso.

Bibliografia e fonti
- Diario Partenopeo – “21 dicembre 1985. Incendio al deposito Agip di San Giovanni, quattro morti e 150 feriti” (2016)
- Il Fatto Quotidiano – “Napoli, esplosione di deposito carburante. M5s: Bonifica ferma da tempo. Ma incidenza tumori fortissima” (2016)
- La notizia in comune – “Dicembre 1985, quasi 40 anni fa la tragedia del deposito Agip a Napoli” (2023)
- La Redazione – “Napoli e l’alba nera, la strage dimenticata” (2024)
- Napoli Today – “L’alba senza sole di San Giovanni: 30 anni fa l’esplosione al deposito Agip” (2015)
- Napoli Today – “Un deposito di gas a Napoli Est: La strage del 1985 non ha insegnato nulla” (2023)
- Radio Radicale – “Napoli: incendio all’Agip” – Intervista audio del 23 dicembre 1985
- Storie di Napoli – “Quando San Giovanni a Teduccio era un grande polo industriale” (2020)
- Voce di Napoli – “L’esplosione del deposito Agip nel 1985 la catastrofe che distrusse il Natale di San Giovanni” (2022)
- Wikipedia – “Disastro del deposito Agip di Napoli” (2023)
- Wikipedia – “San Giovanni a Teduccio” (2025)
- Wikipedia – “Vigliena” (2023)
Fonti immagini e video:
https://www.laredazione.net/napoli-e-lalba-nera-la-strage-dimenticata/
https://archivio.unita.news/assets/derived/1985/12/22/issue_full.pdf
https://archivio.unita.news/assets/main/1985/12/27/page_002.pdf

