Ne “La Tempesta” di Shakespeare, nessuno muore davvero, il mare pur scatenato è uno strumento, non un assassino. Ma se la natura volesse, non chiederebbe il permesso. Spesso, nei casi di cronaca nera, cerchiamo un volto, un movente, un colpevole. Ma la verità è che alcuni ‘assassini’ non hanno volto: possono essere un’onda, una frana, un fuoco. La natura, quando colpisce, può essere più spietata di qualsiasi mente criminale.

“La tempesta” di Shakespeare
“La tempesta” è una delle opere più enigmatiche e affascinanti di William Shakespeare. Scritta nei primi anni del Seicento, racconta la storia di Prospero, un duca spodestato che vive su un’isola misteriosa insieme alla figlia Miranda, a uno spirito dell’aria di nome Ariel e alla creatura selvaggia Calibano. Ma dietro questo scenario fantastico, si nasconde forse un riferimento reale: Napoli.
Napoli e il naufragio che innesca la storia
Fin dalle prime battute dell’opera, Shakespeare ci trasporta su una nave che sta affrontando una violenta tempesta. A bordo c’è Alonso, re di Napoli, diretto verso l’Italia dopo aver assistito alle nozze della figlia in Africa. Il naufragio non è solo l’evento che apre la vicenda: è anche la chiave simbolica di tutta l’opera, che parla di perdita, vendetta, riconciliazione.
Una scelta non casuale
La scelta di Napoli come regno di uno dei protagonisti non è casuale. Nel teatro di Shakespeare, l’Italia è spesso lo sfondo ideale per drammi di passione e politica. Ma Napoli, in particolare, occupa un posto speciale: città portuale, crocevia di culture, sede di un regno autonomo, affascinava l’immaginazione degli autori inglesi del tempo.
Un’isola tra mito e realtà
L’isola in cui si svolge la storia non ha un nome preciso. È un luogo sospeso tra magia e natura selvaggia, popolato da spiriti e dominato dalla volontà di Prospero. Ma alcuni studiosi hanno ipotizzato che Shakespeare possa essersi ispirato alle isole del Mediterraneo forse Capri, Ischia o le Eolie, località ben note ai viaggiatori inglesi dell’epoca, anche se lo stesso drammaturgo non vi mise mai piede.
Inoltre, l’opera riflette atmosfere e temi cari alla cultura meridionale: la tensione tra civiltà e barbarie, tra magia e razionalità, tra potere e giustizia. Temi che risuonavano fortemente nella Napoli del Seicento, una città ricca di contrasti, di storia antica e di suggestioni leggendarie.
Una Napoli immaginaria ma centrale
Anche se La tempesta è ambientata in un luogo immaginario, Napoli resta uno snodo fondamentale della storia. Non solo come riferimento geografico, ma come simbolo di un mondo reale da cui i personaggi si sono allontanati e a cui sperano di tornare trasformati.
In fondo, La tempesta non è solo un racconto di magia: è una riflessione sul potere, sulla memoria e sul perdono. E Napoli, con la sua storia tormentata e il suo fascino senza tempo, sembra essere il luogo perfetto da cui far partire e a cui far tornare questo viaggio teatrale e umano.


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