Il 1° novembre 1943 il sangue degli innocenti bagnò la terra di Cave. Una collina silenziosa, una cava di tufo dimenticata, e un gruppo di contadini, anziani, donne e bambini strappati dalle loro case per essere uccisi senza pietà.
La divisione Hermann Göring

I soldati tedeschi, appartenenti alla divisione Hermann Göring, in risposta a sospetti episodi di collaborazione tra partigiani e popolazione civile, rastrellarono diversi abitanti delle contrade di Cave e Catailli, frazioni rurali del comune di Conca della Campania, piccolo centro dell’alto casertano.
Terra bruciata
Diciannove persone, tra cui un bambino di pochi mesi, furono costrette a scavarsi la fossa, poi fucilate e lasciate insepolte, mentre le loro case venivano date alle fiamme. Nessuna prova, nessuna sentenza, nessuna possibilità di difesa: colpevoli solo di vivere in una terra che i tedeschi stavano lasciando devastata dietro di sé, applicando la logica criminale della “terra bruciata”.
Una ferita ancora aperta
Per decenni l’eccidio rimase confinato nella memoria orale dei contadini e nelle lapidi scolorite dei cimiteri locali. Solo nel secondo dopoguerra cominciò un lento processo di riconoscimento istituzionale. Oggi, un monumento commemorativo sorge nel luogo della strage, e ogni anno il Comune organizza una cerimonia per ricordare i caduti.
Nel 2004, Conca della Campania ha ricevuto la Medaglia d’Oro al Merito Civile “per il sacrificio della popolazione e per il valore dimostrato durante l’occupazione tedesca”.


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