
La furia della natura si è abbattuta sulla Campania con una violenza che non si vedeva da oltre settant’anni. Il Vesuvio è esploso come un mostro furioso, sputando cenere, fuoco e morte sopra i paesi ai suoi piedi.
18 marzo
L’eruzione, iniziata il 18 marzo, ha devastato San Sebastiano al Vesuvio, Massa di Somma, Cercola e parte di Torre del Greco, riducendo interi quartieri in un ammasso di macerie fumanti.
La popolazione, già stremata dalla guerra, ha affrontato l’ennesima tragedia. Migliaia di persone sono state costrette a scappare, tra colate di lava, ceneri roventi e pioggia nera.
Scene apocalittiche tra le strade scomparse
Le colate laviche hanno inghiottito case, chiese, vigneti. Il suolo tremava, le finestre esplodevano. In pochi minuti, paesi interi sono stati cancellati. I bambini piangevano, le madri gridavano nomi che non avranno risposta.
A complicare tutto, la presenza delle truppe americane nella zona: la cenere travolse molti campi militari e aeroporti. La cenere distrusse decine di aerei a Terzigno e Poggiomarino.Le autorità alleate hanno iniziato a evacuare, ma la popolazione civile è rimasta in gran parte abbandonata a se stessa.
Una tragedia
La lava non guarda in faccia nessuno: fascisti, partigiani, americani, civili. La morte è uguale per tutti.
Ora che il Vesuvio sembra essersi calmato, i superstiti scavano a mani nude tra le ceneri. Nessuno parla. Solo la montagna ha urlato.
Una tragedia naturale in mezzo a una tragedia umana. Il Vesuvio non ha fatto distinzioni, ha ricordato a tutti che, al di là della guerra, siamo sempre alla mercé della terra che calpestiamo.


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