Neapolis nasce come città nuova nel V secolo a.C., fondata su modelli urbani avanzati e circondata da confini naturali come il fiume Sebeto. Il primo nucleo urbano fu progettato con criteri geometrici ispirati agli astri, segnando un nuovo inizio di pace e prosperità. Influenzata dalla cultura ateniese, Neapolis divenne un centro commerciale e politico di rilievo nella Magna Grecia, mantenendo un equilibrio con altre polis. Il suo reticolo urbano e i templi riflettono ancora oggi le radici greche, rappresentando così una sintesi unica tra tradizione e innovazione.

La nascita di una nuova città: Neapolis
Una città nuova, più sicura, ordinata e al passo con i modelli urbani del tempo, si impose come il luogo da cui ripartire. Una fondazione concepita per segnare un nuovo inizio, sotto l’egida della pace e della prosperità. Nei primi decenni del V secolo a.C. si maturò l’idea di edificare la Neapolis in un’area delimitata dalle alture corrispondenti agli odierni Vomero e Capodimonte, solcate da piccoli corsi d’acqua che avrebbero lasciato traccia nella futura viabilità (tra essi gli avvallamenti poi trasformati in strade quali il Cavone e via Costantinopoli). A occidente il confine naturale era segnato dal leggendario fiume Sebeto, oggi scomparso, presso la cui foce – laddove in età borbonica sarebbe sorto il Teatro di San Carlo – si collocava, secondo la tradizione, il sepolcro della sirena Partenope, ben visibile dal mare. A oriente, invece, l’insediamento era chiuso dalle zone paludose corrispondenti alle odierne Poggioreale e al Centro Direzionale.
Il primo nucleo di Neapolis
Secondo alcuni studiosi, fu lo stesso Ierone di Siracusa, potente dominatore del Mediterraneo e acerrimo nemico di Partenope, a incoraggiare la nascita del nuovo centro, che avrebbe raccolto l’eredità di Palepoli. La città antica, ormai in rovina, non offriva più prospettive; così i suoi abitanti, spinti dalla necessità, accettarono di ricostruire. In pochi anni, orientando il nuovo tessuto urbano secondo l’asse del solstizio estivo e il tracciato degli astri, prese forma il primo nucleo di Neapolis, ispirato a criteri geometrici e urbanistici ritenuti all’epoca ideali. La fondazione si colloca intorno al 470 a.C.

Influenza ateniese e traffici commerciali
Le fonti non permettono di stabilire con certezza se, come riferisce Strabone, al fianco dei Cumani e dei Pitecusani avessero partecipato anche gli Ateniesi, i quali in ogni caso esercitarono presto una forte influenza politica e culturale. I coloni, originariamente dediti all’agricoltura, si orientarono rapidamente verso le attività marinare, sfruttando l’ampio bacino portuale costruito tra le attuali piazza Municipio e piazza del Plebiscito, o forse più prossimo a Porta di Massa. Da quel porto i traffici commerciali, in particolare verso l’oriente, si intensificarono in modo continuo.
Quando la città raggiunse circa trentamila abitanti, fu governata da un’aristocrazia mercantile che avviò relazioni fitte con le altre poleis della Magna Grecia e con la stessa Atene. Non stupisce, quindi, che il generale ateniese Diotimo, ricordato da Tzetze, abbia istituito a Neapolis corse con le fiaccole in onore della sirena Partenope, iniziando una tradizione cultuale destinata ai giovani cittadini. Con questo gesto prendeva avvio la stagione dell’influenza ateniese, alimentata da quell’impulso democratico che, sotto Pericle, stava irradiandosi nel Mediterraneo. A testimonianza di tali rapporti restano la monetazione di stile attico e la diffusione della ceramica ateniese, fino alla pace di Gela del 420 a.C., che segnò l’arretramento della politica ateniese in Occidente.
Parallelamente, Neapolis seppe mantenere rapporti di equilibrio con le altre città magnogreche, come Velia, Taranto e la stessa Siracusa, con l’obiettivo di salvaguardare commerci e alleanze. Tale equilibrio fu messo in crisi dalla pressione dei Sanniti, che nella seconda metà del V secolo a.C. discesero dalle montagne interne e conquistarono gran parte delle città campane – Capua, Nola, Dicearchia, Cuma, Nocera, Pompei ed Ercolano – fino a sottomettere Neapolis. La polis dovette piegarsi, ma non rinunciò ai propri caratteri greci. Anzi, proprio in questa fase ebbe luogo la prima grande osmosi culturale della sua storia, quella sintesi di elementi eterogenei che divenne cifra costante della città.
La struttura della nuova città
Le origini greche di Neapolis non andarono mai perdute. Esse sono ancora visibili nel tracciato urbano del centro storico, fondato su cardini e decumani (gli antichi stenopoi e plateiai) che riproducono il modello pseudo-ippodameo ispirato a Ippodamo da Mileto. Tre assi principali in direzione est-ovest si intersecavano con numerose stradine ortogonali, creando un reticolo regolare.
Le vie maggiori ospitavano le porte urbiche – tra cui la Cumana, la Romana e l’Herculanensis (poi Nolana) – mentre agli incroci si trovavano pozzi pubblici alimentati da un acquedotto sotterraneo, il celebre “della Bolla”. Il perimetro urbano era protetto da alte mura in tufo, che correvano da Sant’Aniello a Caponapoli lungo via del Sole, fino a San Domenico Maggiore, al Sedile di Porto, a Forcella e al Castel Capuano, dove si trovava la necropoli.
Sulla collina di Sant’Aniello sorgeva l’acropoli, caratterizzata da imponenti templi in marmo che valsero all’area il nome di regio marmorata fino all’età romana.

L’agorà, corrispondente all’attuale piazza San Gaetano, costituiva il centro politico ed economico, con mercati e botteghe artigiane. Tra le divinità più venerate vi erano Apollo, il cui tempio sorgeva dove oggi si innalza il duomo, Cerere a San Gregorio Armeno, i Dioscuri – di cui restano colonne inglobate in San Paolo Maggiore – e Diana, venerata nel santuario dove si trova la chiesa della Pietrasanta. I culti di Dioniso, Hebone, Afrodite Leucothea, Zeus, Asclepio, Marte e Orione attestano un pantheon ricco e stratificato, che continuò a permeare la spiritualità della città anche nei secoli successivi.

Struttura politica e società di Neapolis
L’assetto politico di Neapolis seguiva il modello oligarchico cumano: il potere era nelle mani di famiglie aristocratiche, riunite in fratrie (circa una dozzina) guidate da un fretarco e da funzionari minori (charogi, frontisti, dioceti). Le più note erano gli Aristei, gli Ermei devoti a Hermes, gli Eumelidi, i Kumei e gli Eunostidi, quest’ultimi stanziati nella zona detta ancora oggi Vergini, sede in antico della necropoli. Accanto a queste magistrature esistevano i demarchi, cui si affiancarono in seguito gli arconti, assistiti da un consiglio a base censitaria. Solo tra V e IV secolo a.C., con l’arricchimento della popolazione e l’emergere dei militari di professione, si registrò una maggiore partecipazione politica. Tuttavia, la breve stagione dell’influenza ateniese e delle sue istanze democratiche lasciò spazio ben presto al dominio dei Sanniti e, successivamente, dei Romani.
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