Manfredi, figlio naturale di Federico II e Bianca Lancia, fu una figura cruciale nella travagliata transizione del Regno di Sicilia dalla dinastia sveva al dominio angioino. Dopo la morte improvvisa dell’imperatore nel 1250, egli assunse le funzioni di governo in attesa dell’arrivo di Corrado IV, dimostrando prontezza e determinazione nel reprimere le rivolte che infiammavano il Mezzogiorno.

La sua ascesa al trono nel 1258, pur fondata su una pretesa discutibile e sulla diffusione della falsa notizia della morte del giovane Corradino, rifletteva la necessità di garantire stabilità a un regno minacciato dalle mire del papato. Il conflitto con la Chiesa romana e l’alleanza tra il pontefice e Carlo d’Angiò si rivelarono fatali per gli Svevi. La battaglia di Benevento del 1266 segnò la fine di Manfredi e della presenza sveva nel Mezzogiorno, aprendo un nuovo capitolo nella storia del Regno di Sicilia sotto la dinastia angioina. Questo periodo turbolento testimonia la fragilità delle successioni medievali e il peso determinante dell’intervento pontificio negli equilibri politici dell’Italia meridionale.

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Manfredi e la fine della dinastia sveva – Fonte: Immagine creata da IA (Gemini)

La morte di Federico II e la successione 

La morte di Federico II, sopraggiunta il 13 dicembre 1250 a Fiorentino di Capitanata all’età di cinquantasei anni, colse di sorpresa l’intera compagine politica europea. L’imperatore, secondo la tradizione, soccombette a una grave affezione addominale, forse conseguenza di patologie croniche trascurate; non mancarono tuttavia interpretazioni alternative, come quella dell’astrologo Guido Bonatti, che attribuiva il decesso ad avvelenamento.

La notizia, giunta inattesa e incredibile, scosse profondamente il Regno di Sicilia, al punto che molti vi prestarono fede solo dopo la sepoltura solenne dell’imperatore nella cattedrale di Palermo. Pare che lo stesso Federico, avvertito dal suo fidato consigliere Michele Scoto, avesse presagito la fine imminente, predisponendo per tempo il testamento. In esso designava come successore l’erede legittimo Corrado IV, che tuttavia incontrò notevoli resistenze tra i feudatari tedeschi e non poté recarsi subito in Italia. In sua assenza le funzioni di governo furono assunte da Manfredi, figlio naturale nato dall’unione con Bianca Lancia. 

Manfredi incoronato re di Sicilia a Palermo – Fonte: dominio pubblico

Le rivolte nel Mezzogiorno e la repressione di Manfredi 

La scomparsa dello Stupor Mundi favorì l’esplodere di disordini nel Mezzogiorno, spesso alimentati dalla politica di papa Innocenzo IV. Manfredi seppe reagire con prontezza e decisione, riportando la calma in Sicilia e in Puglia e reprimendo con energia la ribellione napoletana. A Napoli, già da tempo incline all’opposizione, l’arcivescovo di Bari, Marino Filangieri, aveva diffuso la prospettiva di una protezione pontificia che avrebbe potuto restituire alla città gli antichi fasti. Convinti dalla propaganda guelfa, i Napoletani insorsero insieme a Capua e Acerra, ma Manfredi, conducendo un’azione combinata dal versante vesuviano e dai Campi Flegrei, li costrinse infine alla resa. Dopo un lungo assedio, la città capitolò per fame il 10 ottobre 1253, mentre gli attesi rinforzi papali non giungevano. 

Lo scrittore Johensis (a sinistra) consegna a Manfredi la Bibbia che questi gli aveva commissionata – Fonte: Pubblico dominio

Corrado IV tra clemenza e contrasti 

Seguì un periodo di umiliazioni: le mura cittadine furono abbattute e le difese smantellate. Tuttavia Corrado, pur governando da lontano, volle mostrare clemenza: rinnovò lo Studium, recentemente trasferito a Salerno, introdusse agevolazioni fiscali e concesse privilegi al clero. L’intento era chiaro: conciliare l’aristocrazia urbana e assicurarsi la lealtà dei sudditi. Ma i contrasti tra Corrado e Manfredi si accentuarono, alimentando le speranze del papato. Innocenzo IV, irritato per gli sviluppi, si orientò verso la Francia e individuò in Carlo d’Angiò, fratello del re Luigi IX, il possibile campione della causa pontificia nel Meridione. 

L’ascesa di Manfredi al trono 

La morte di Corrado nel 1254, che lasciava erede il piccolo Corradino di soli due anni, aprì la via alla reggenza di Manfredi. Questi, nonostante la scomunica papale, consolidò il suo potere e riportò una vittoria significativa contro le forze pontificie a Foggia. Poco dopo, nel dicembre 1254, Innocenzo IV moriva, lasciando il trono di Pietro ad Alessandro IV, meno incisivo ma ugualmente ostile agli Svevi. Napoli insorse nuovamente, sostenuta dal pontefice, ma fu nuovamente domata da Manfredi. Forte di tali successi, il principe svevo si fece incoronare re l’11 agosto 1258, diffondendo l’artificiosa notizia della morte di Corradino. Egli giustificò l’usurpazione sostenendo la necessità di garantire la stabilità dello Stato, pur dichiarandosi pronto a restituire la corona al nipote al raggiungimento della maggiore età: promessa che si sarebbe rivelata illusoria. 

Lo scontro con Carlo d’Angiò e la caduta degli Svevi 

L’elezione di Urbano IV nel 1261 segnò una svolta decisiva. Il nuovo Pontefice, francese e ostile agli Hohenstaufen, riprese con energia il progetto di affidare a Carlo d’Angiò la conquista del Regno di Sicilia. Nonostante l’iniziale riluttanza di Luigi IX, Urbano incitò direttamente il duca ad assumere l’impresa. Nel frattempo Napoli, fedele all’alleanza guelfa, offrì la propria collaborazione al Papato per favorire lo sbarco delle truppe francesi. Il tentativo di Manfredi di occupare Roma non ebbe successo e la morte improvvisa di Urbano, nell’ottobre 1264, sospese momentaneamente i piani. Il conclave successivo elesse Clemente IV, che si rivelò un convinto sostenitore dell’angioino, al quale conferì solennemente il titolo di re di Sicilia. 


Di fronte a questa minaccia, Manfredi esitò ad attaccare Roma, permettendo così ai Francesi di organizzarsi. Carlo d’Angiò attraversò le Alpi con un esercito di trentamila uomini e ricevette il sostegno del pontefice. Manfredi oppose una forza composta da cinquemila cavalieri e diecimila arcieri, comprendente i fidati Saraceni di Lucera, truppe tedesche e pochi baroni ancora leali. Lo scontro decisivo avvenne presso Benevento il 26 febbraio 1266: inizialmente fiducioso nella resistenza dei suoi contingenti musulmani, Manfredi li vide travolti dall’avanzata nemica. Piuttosto che abbandonare il campo, egli scelse di combattere fino all’ultimo, trovando la morte insieme a molti dei suoi. La disfatta segnò la caduta definitiva della dinastia sveva nel Mezzogiorno e aprì la strada al trionfo di Carlo d’Angiò, che si insediò a Napoli e prese possesso del Regno di Sicilia. 

Battaglia di Benevento – Fonte: Pubblico dominio

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