Giovanna I d’Angiò rappresenta una delle figure più controverse e affascinanti della storia medievale europea, prima donna a governare con pieni poteri sovrani un grande regno. Salita al trono di Napoli giovanissima, nel 1343, la sua esistenza fu segnata da passioni intense, intrighi di corte e decisioni drammatiche che trasformarono il regno in un teatro di violenze e lotte di potere.
Il suo regno, iniziato sotto i migliori auspici dinastici, precipitò nel caos con l’assassinio del marito Andrea d’Ungheria, evento che scatenò un’invasione ungherese e costrinse la sovrana a fuggire in Provenza. Tra pestilenze, guerre e scismi religiosi, Giovanna cercò di mantenere il controllo del suo regno attraverso matrimoni strategici e alleanze politiche, ma la sua vita si concluse tragicamente nel 1382, quando fu fatta strangolare per ordine del nipote Carlo di Durazzo. La sua storia è quella di una donna che tentò di governare in un’epoca dominata dagli uomini, pagando con la vita le sue scelte politiche e personali.

L’ascesa di Giovanna I d’Angiò
Con l’avvento al trono di Giovanna I d’Angiò si aprì per il Regno di Napoli una stagione profondamente diversa da quella che aveva caratterizzato il lungo governo del “savio” Roberto d’Angiò. Gli anni del suo regno furono infatti segnati da turbolenze, intrighi e violenti stravolgimenti politici, tali da riportare la capitale e i suoi domini in una condizione di grave instabilità.

Un matrimonio infelice e la crisi del potere
Il compito che attendeva la giovane sovrana – definita da Giovanni Boccaccio “gaia e leggiadretta” – era tutt’altro che agevole. Ella fu, infatti, la prima donna in Europa a salire al trono con pieni poteri sovrani, e lo fece a soli sedici anni. Per ragioni dinastiche, Giovanna sposò Andrea d’Ungheria, duca di Calabria, giovane fratello del re d’Ungheria Luigi, in un’alleanza volta a rinsaldare i legami tra la dinastia angioina e quella magiara. Ma l’unione, priva di sincero affetto, si rivelò ben presto travagliata: Andrea, di carattere aspro e facilmente influenzabile da consiglieri ambiziosi, mirava a un riconoscimento paritario nella sovranità; Giovanna, a sua volta, si abbandonava a relazioni extraconiugali, sostenuta e incoraggiata dalla fidata nutrice Filippa la Catanese, figura di grande influenza nella corte.
Instabilità e tragedie tra corte e città
La situazione si aggravò poiché, in un primo momento, la giovane regina non fu incoronata, lasciando che il potere fosse esercitato da un Consiglio di Reggenza. In tale vuoto istituzionale si diffusero corruzione, angherie e disordini sociali, con un acuirsi di fenomeni come banditismo, prostituzione e violenze. Lo stesso Francesco Petrarca, tornato a Napoli per un breve soggiorno, ne rimase talmente disgustato da decidere di abbandonare nuovamente la corte. A queste tensioni interne si aggiunse, nel 1343, una calamità naturale: un violentissimo maremoto devastò la città, provocando ingenti danni e numerose vittime, colpendo in particolare il Castel dell’Ovo, legato alla leggenda dell’uovo magico deposto da Virgilio a protezione della città.

L’assassinio di Andrea e la guerra con gli ungheresi
Soltanto il 28 agosto 1344 Giovanna fu incoronata regina nella basilica di Santa Chiara, con una cerimonia solenne volta a placare le discordie. Ma l’esclusione di Andrea dal titolo regio generò rancori insanabili, tanto in lui quanto nel fratello Luigi d’Ungheria, che intraprese pressioni sul pontefice Clemente VI affinché fosse riconosciuta al giovane la parità di poteri con la consorte. L’indecisione del papa acuì il conflitto e spinse Giovanna, irritata e consigliata da fidati collaboratori, a concepire la soppressione del marito. Dopo un vano tentativo di inscenare un incidente di caccia, la regina e i suoi uomini organizzarono un agguato all’interno del castello normanno di Aversa.
Il 18 settembre 1345 Andrea fu assassinato con violenza, mentre Giovanna era incinta. Il corpo del giovane fu rinvenuto dai monaci di un convento vicino. La notizia scatenò l’ira del re Luigi d’Ungheria, che minacciò guerra immediata. Il papa dispose un’inchiesta, mentre Giovanna si proclamava innocente, scaricando i sospetti su Carlo di Durazzo e su Luigi di Taranto. Nacque allora Carlo Martello, erede maschio, ma la sua nascita non bastò a pacificare gli animi. I processi per l’omicidio condussero all’esecuzione dei fratelli Artois, di Filippa la Catanese e della nipote Sancia.
Luigi d’Ungheria, convinto che i veri responsabili fossero ancora in libertà, marciò contro Napoli nel 1347. La decisione della regina di sposare proprio Luigi di Taranto – già sospettato di complicità nell’assassinio – parve una provocazione e accelerò l’invasione. Il 15 gennaio 1348 Giovanna fu costretta a fuggire con la sua corte in Provenza, mentre Napoli precipitava nel caos. Luigi d’Ungheria esercitò un potere brutale: fece giustiziare Carlo di Durazzo ad Aversa, imprigionò e condannò altri principi angioini, devastò Castel Nuovo e mise a sacco i palazzi nobiliari, ordinando anche l’esecuzione del grande ammiraglio Goffredo Marzano.
La popolazione, esasperata dalle violenze, presto si rivoltò contro il sovrano straniero, mentre le famiglie baronali rimaste fedeli a Giovanna fomentavano la resistenza. Ma la peste nera, diffusasi in Europa e giunta a Napoli nel 1348, mutò gli equilibri. Alle prime avvisaglie dell’epidemia, Luigi d’Ungheria abbandonò precipitosamente la città, lasciandola al suo destino. Nell’agosto dello stesso anno Giovanna e Luigi di Taranto poterono rientrare a Napoli, trovandola devastata dalla pestilenza e dai soprusi ungheresi. Con un’azione politica accorta, la regina ristabilì l’ordine, perdonò molti baroni ribelli e affidò la carica di gran siniscalco al leale Niccolò Acciaiuoli. Si aprì così la fase più stabile e prospera del suo regno, testimoniata ancora oggi dalla chiesa dell’Incoronata.
Declino e tragica fine di Giovanna I d’Angiò
La morte di Luigi di Taranto nel 1362 lasciò Giovanna nuovamente vedova. Ella contrasse nuove nozze con Giacomo di Maiorca, figura instabile e assetata di potere, presto relegata in una dorata prigionia a Castel Nuovo e infine allontanata. Nel 1375, morto Giacomo, la regina sposò Ottone di Brunswick, nobile tedesco che accettò di rinunciare a ogni pretesa regale. Tuttavia, poco dopo, la morte di papa Gregorio XI e lo scoppio dello scisma d’Occidente precipitarono la regina in una crisi irreversibile. Giovanna si schierò a sostegno dell’antipapa Clemente VII, entrando in aperto conflitto con Urbano VI, eletto a Roma e deciso a punirla con la scomunica e la dichiarazione di decadenza.
Urbano VI offrì allora il regno a Carlo di Durazzo, nipote della stessa regina. Nel 1381 Carlo, incoronato a Roma, mosse contro Napoli con il sostegno degli Ungheresi. Gli sforzi di Ottone di Brunswick furono vani; Giovanna, rifugiatasi a Castel Nuovo, fu infine catturata con l’inganno e rinchiusa nel castello di Muro Lucano. Nel luglio 1382 venne strangolata senza esitazione. Il suo corpo fu riportato a Napoli e deposto sul sagrato di Santa Chiara, in segno di monito e testimonianza della fine cruenta di una delle sovrane più controverse del Trecento europeo.
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