Carlo VIII di Valois scese in Italia nel 1495 rivendicando i diritti dinastici sulla corona di Napoli, minaccia che si era fatta sempre più concreta dopo la sua ascesa al trono francese. La sua marcia verso il Mezzogiorno costrinse Alfonso II ad abdicare in favore del giovane figlio Ferrantino, nel disperato tentativo di salvare la dinastia aragonese. L’impopolarità degli ultimi sovrani napoletani, macchiati dalle sanguinose repressioni baronali, spianò la strada all’invasore francese che entrò trionfalmente in città nel febbraio 1495. L’occupazione si rivelò però gravosa e brutale, tra saccheggi, carestie e la diffusione del temuto “mal francese”. La formazione della Lega Santa guidata dal papa costrinse Carlo VIII a una precipitosa ritirata, permettendo una breve restaurazione aragonese destinata però a durare poco più di un anno.

Carlo VIII
Carlo VIII: l’invasione francese e il tramonto degli Aragonesi – Fonte: Immagine creata da IA (Gemini)

L’incoronazione di Alfonso II e l’eredità ingombrante 

L’8 maggio 1494, nella cattedrale di Napoli, il cardinale Juan Borgia incoronò re Alfonso, duca di Calabria, figlio di Ferrante d’Aragona. L’atmosfera che gravava sulla città era tuttavia segnata da sospetto e malcontento. Il nuovo sovrano, benché celebrato in passato come il liberatore di Otranto dall’occupazione ottomana, non godeva di consenso popolare. La sua immagine era inevitabilmente associata alle crudeli repressioni contro i baroni ribelli, così come quella del padre, e ciò ne compromise la legittimazione. Alfonso II si mostrò infatti rigido e inflessibile, ben distante dalla clemenza e dalla capacità conciliatrice del nonno omonimo, il “Magnanimo”. Con l’ascesa al trono, egli si ritrovò quindi isolato, privo di veri alleati. La morte della moglie, Ippolita Sforza, lo aveva ulteriormente indebolito sul piano politico, lasciandogli come unico sostegno il fratello Federico, principe d’Altamura, non coinvolto nella recente repressione nobiliare e dunque ancora in grado di trattare con i feudatari. 

Il regno di Carlo VIII 

Tuttavia, i due fratelli dovettero presto affrontare un pericolo ben maggiore: la rinnovata ambizione francese sul regno di Napoli, una minaccia latente sin dai tempi della regina Giovanna II. Alla morte di Luigi XI, era salito al trono il giovane Carlo VIII di Valois, sotto la tutela della sorella Anna. Raggiunta la maggiore età, Carlo mostrò subito velleità di conquista e, sostenuto dall’appoggio di diversi baroni meridionali ostili agli Aragonesi, rivendicò il diritto dinastico sulla corona partenopea. Nel gennaio 1495 egli varcò le mura di Roma, ma papa Alessandro VI, pur ospitandolo, gli negò ogni riconoscimento ufficiale.

Indifferente all’ammonimento pontificio, il re di Francia marciò su Napoli. Consapevole della propria debolezza militare e dell’impopolarità che lo circondava, Alfonso II decise di abdicare in favore del figlio Ferrante, detto Ferrantino, di ventotto anni, incoronato come Ferrante II. Giovane e inesperto, egli rappresentava però agli occhi del padre la speranza di ricompattare i Napoletani, essendo nato in città e non macchiato dalle violenze che avevano contraddistinto i regni precedenti. Tale aspettativa si rivelò solo parzialmente fondata. 

La caduta di Napoli e il tradimento dei nobili 

Il nuovo sovrano, infatti, non riuscì a contenere l’avanzata francese. Le armate di Carlo VIII ebbero facile vittoria a Gaeta e a Capua, costringendo Ferrante II a rifugiarsi a Ischia. Il 22 febbraio 1495 le truppe francesi entrarono a Napoli, impadronendosi del Castel Nuovo. L’appoggio popolare, già fragile, si sfaldò rapidamente: gran parte della nobiltà abbandonò la causa aragonese per votarsi a quella francese. Persino Giovanni Pontano, umanista di corte e consigliere dei sovrani aragonesi, consegnò personalmente le chiavi della città al re di Valois, presentandolo come un liberatore. 

L’occupazione francese di Carlo VIII e la Lega Santa 

L’occupazione francese, tuttavia, si rivelò presto gravosa. Carlo VIII e il suo esercito imposero vessazioni continue alla popolazione, lasciando dietro di sé carestie, saccheggi e la diffusione di nuove malattie – in particolare la sifilide, che venne presto ribattezzata “mal francese”. Nemmeno i simboli del potere aragonese furono risparmiati: la biblioteca di Alfonso il Magnanimo venne dispersa, mentre il tentativo di trasferire in Francia le celebri porte bronzee di Castel Nuovo fu sventato dai genovesi. Nel frattempo, la formazione della Lega Santa – voluta da papa Alessandro VI e composta dall’imperatore Massimiliano, da Venezia, da Ludovico il Moro e dai re cattolici di Spagna – mutò radicalmente gli equilibri. Le armate coalizzate si mossero contro Carlo VIII, che, privo di solide basi in Italia e minacciato da una sollevazione popolare, fu costretto ad abbandonare Napoli in tutta fretta, tornando in patria non senza difficoltà. 

Carlo VIII – Fonte: pubblico dominio

La restaurazione aragonese e il declino dinastico 

La restaurazione aragonese fu così possibile. Ferrante II rientrò a Napoli, accolto con favore da una cittadinanza ormai disillusa dall’esperienza francese. Per consolidare i legami dinastici e garantirsi l’appoggio della famiglia reale iberica, il sovrano sposò la zia Giovanna d’Aragona. Tale scelta mirava a rafforzare i rapporti con la “casa madre”, ma Ferrante non poteva prevedere l’imminente unificazione della Spagna sotto Ferdinando il Cattolico, evento che avrebbe segnato la fine della sovranità aragonese nel Mezzogiorno. Né poteva immaginare la brevità del proprio regno: colpito da una ricaduta di malaria contratta durante le campagne in Calabria, morì il 7 ottobre 1496, lasciando la corona nuovamente instabile e consegnando alla storia il tramonto imminente della dinastia aragonese a Napoli. 

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