Il decennio francese a Napoli, dal 1806 al 1815, segnò una profonda trasformazione del regno sotto il dominio napoleonico, inizialmente guidato da Giuseppe Bonaparte e poi da Gioacchino Murat. Dopo la fuga di Ferdinando IV in Sicilia nel gennaio 1806, le truppe francesi entrarono in una capitale rassegnata e indifferente, ma i nuovi sovrani seppero conquistare gradualmente il favore popolare attraverso importanti riforme modernizzatrici. Giuseppe Bonaparte abolì il feudalesimo e introdusse innovazioni giudiziarie, mentre Murat si distinse per un ambizioso programma di opere pubbliche, dalla modernizzazione urbana alla creazione di istituzioni culturali come il Conservatorio di San Pietro a Majella e l’Osservatorio Astronomico. Il periodo si concluse tragicamente con la fucilazione di Murat a Pizzo Calabro nel 1815, dopo il crollo dell’impero napoleonico, aprendo la strada alla restaurazione borbonica e al definitivo ritorno di Ferdinando sul trono delle Due Sicilie.

decennio francese
Il Decennio francese a Napoli – Fonte: Immagine creata da IA (Gemini)

Il ritorno dei Borbone e l’ombra di Napoleone 

Ferdinando IV di Borbone si illuse di poter consolidare il proprio dominio dopo la sanguinosa repressione della Repubblica partenopea del 1799 e il conseguente ritiro delle truppe francesi. Ma la vicenda storica lo avrebbe presto posto di fronte a un nuovo e ben più temibile avversario: Napoleone Bonaparte, il più potente condottiero del suo tempo. Pochi anni separarono il rientro del Borbone a Napoli dall’incoronazione di Napoleone a imperatore, avvenuta a Notre Dame il 2 dicembre 1804. Da quel momento le ambizioni espansionistiche del sovrano corso, già trionfatore sul Direttorio repubblicano, si rivolsero inevitabilmente verso l’Italia, e il regno delle Due Sicilie appariva particolarmente vulnerabile. Pesavano infatti sia il precedente legame con la Francia repubblicana, sia le origini asburgiche della regina Maria Carolina, sorella di Maria Antonietta e quindi esponente di una delle dinastie più ostili all’imperatore francese, senza trascurare l’alleanza tradizionale con la Gran Bretagna, storica antagonista di Parigi. 

L’inizio del decennio francese: l’invasione e l’ascesa di Giuseppe Bonaparte 

Lo scontro fu, dunque, ineluttabile. La rottura avvenne nel 1805, quando il governo napoletano violò il trattato di neutralità con la Francia, ratificato a fatica solo pochi mesi prima. L’approdo a Taranto di reparti inglesi, seguiti dall’arrivo di truppe austriache, mentre infuriava il conflitto fra Napoleone e gli Asburgo, fornì il casus belli. Dopo la vittoria di Austerlitz, l’imperatore incaricò il fratello Giuseppe di guidare l’armata diretta alla conquista di Napoli. Così, il 23 gennaio 1806 Ferdinando fuggì nuovamente in Sicilia, lasciando la reggenza al figlio Francesco; Maria Carolina lo seguì poco dopo, mentre le difese borboniche crollavano. Il 1º febbraio le truppe francesi entrarono in una capitale indifferente e rassegnata, e Giuseppe Bonaparte si proclamò sovrano. 

Giuseppe Bonaparte – Fonte: pubblico dominio

Le riforme e i limiti del regno di Giuseppe 

Consapevole della freddezza del popolo, il nuovo re mantenne gran parte delle strutture amministrative e giuridiche preesistenti, evitando di intaccare la sfera religiosa e scegliendo cinque ministri su sette fra i Napoletani. Colto e moderato, Giuseppe introdusse riforme importanti: l’abolizione del feudalesimo, innovazioni giudiziarie, misure di modernizzazione urbana come l’illuminazione pubblica a olio, introdotta il 16 dicembre 1806. Pur sotto occupazione francese, Napoli conobbe allora una fase di relativa prosperità, con la borghesia in rapida ascesa economica e culturale. Tuttavia, i Borbone dalla Sicilia tentarono di riconquistare il regno: nel 1807 Maria Carolina organizzò una spedizione di quattromila uomini, destinata però al fallimento. L’esperienza di Giuseppe si concluse dopo appena due anni, quando Napoleone lo trasferì sul trono di Spagna. 

L’età di Murat e la modernizzazione del regno 

Il regno passò quindi a Gioacchino Murat, nominato da Napoleone nel luglio 1808, anche per compiacere la moglie Carolina Bonaparte. Ufficiale di eccezionale valore militare e dotato di fascino personale, Murat seppe subito guadagnarsi le simpatie dei Napoletani. Governò con spirito ambizioso e in larga misura autonomo dall’imperatore. Confermò il Codice napoleonico, procedette alla soppressione dei conventi, all’incameramento dei beni ecclesiastici, alla riforma della pubblica istruzione e all’introduzione del divorzio. Rilevante fu l’opera di modernizzazione urbana: completamento del corso Napoleone (oggi via Santa Teresa degli Scalzi e corso Amedeo di Savoia), rettificazione di via Foria, istituzione di scuole e istituti culturali, dal Conservatorio di San Pietro a Majella all’Osservatorio Astronomico, fino all’Orto Botanico e al nuovo cimitero di Poggioreale. L’abolizione dei pedaggi e i vantaggi fiscali concessi alla capitale favorirono la crescita demografica, portando Napoli a oltre 326.000 abitanti. 

Volto di Gioacchino Murat all’esterno del Palazzo Reale di Napoli – Fonte: foto personale

La fine del decennio francese: il declino di Murat e la restaurazione borbonica 

Tuttavia, il regno murattiano fu costantemente minacciato. Dopo aver cacciato gli inglesi dall’isola di Capri nel 1808, Murat tentò senza successo di estendere il controllo alla Sicilia, ostacolato dall’intervento britannico. Le sconfitte e, soprattutto, il crollo della potenza napoleonica dopo la campagna di Russia (1812) minarono la sua posizione. Nel 1813, il sovrano cercò di distanziarsi dall’imperatore, ma rimase isolato. Dopo Waterloo (1815), privo di alleati, tentò invano di mobilitare le forze rivoluzionarie italiane. Rifugiatosi in Corsica, organizzò una spedizione per riconquistare il regno, ma una tempesta lo costrinse a sbarcare a Pizzo Calabro, dove venne catturato e fucilato il 13 ottobre 1815. Le sue ultime parole al plotone d’esecuzione – «Risparmiate il mio volto, mirate al cuore!» – suggellarono la tragica fine di un’avventura politica tanto audace quanto effimera. 

Residenza di Gioacchino Murat a Massa Lubrense – Fonte: foto personale

Intanto Ferdinando, rimasto vedovo di Maria Carolina e risposatosi morganaticamente con Lucia Migliaccio, principessa di Floridia, poté tornare a Napoli e riassumere definitivamente il trono delle Due Sicilie, restaurando l’antico ordine dinastico dopo quasi un decennio di dominazione francese. 

Riferimenti bibliografici

AA.VV., Conoscere Napoli. Storia e itinerari, Liguori Editore, Napoli 1990. 

C. ALBANESE, I personaggi che hanno fatto grande Napoli, Mursia, Milano 2010. 

A. CUTOLO, Napoli fedelissima, Aldo Martello Editore, Milano 1957. 

F. DE BOURCARD, Usi e costumi napoletani, Longanesi, Milano 1970. 

A. DE JACO, Napoli monarchica, milionaria e repubblicana, Newton Compton Editori, Roma 1982. 

C. DE SETA, Napoli. Dalle origini all’Ottocento, Arte’m, Napoli 2016. 

A. D’AMBROSIO, Storia di Napoli. Dalle origini ad oggi, Edizione Nuova E.V., Napoli 1993

G. DORIA, Storia di una capitale, Guida, Napoli 1935. 

A. JELARDI, Strade, personaggi e storie di Napoli da Posillipo a Toledo, Guida, Napoli 2007. 

F. FERRAJOLI, Napoli. Bellezze e testimonianze storiche, Adriano Gallina Editore, Napoli 1987. 

A. GHIRELLI, Storia di Napoli, Einaudi, Torino 1992. 

V. GLEIJESES, Napoli nostra e le sue storie, Società Editrice Napoletana, Napoli 1973. 

V. GLEIJESES, Storia di Napoli dalle origini ai nostri giorni, Società Editrice Napoletana, Napoli 1977. 

G. B. GUERRI, Il sangue del Sud, Mondadori, Milano 2010. 

A. LA GALA, Napoli. Storie, personaggi, curiosità dagli antichi Greci al Novecento, Guida, Napoli  2015. 

G. LA POSTA, Neapolis. Storia di Napoli e del meridione d’Italia, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1994. 

M. PERILLO, Breve storia di Napoli, Newton Compton Editori, Roma 2021

Diventa un sostenitore!

Storie di Napoli è il più grande ed autorevole sito web di promozione della regione Campania. È gestito in totale autonomia da giovani professionisti del territorio: contribuisci anche tu alla crescita del progetto. Per te, con un piccolo contributo, ci saranno numerosissimi vantaggi: tessera di Storie Campane, libri e magazine gratis e inviti ad eventi esclusivi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *