Francesco I regnò sul Regno delle Due Sicilie per soli cinque anni, dal 1825 al 1830, succedendo al padre Ferdinando I dopo decenni di turbolenze rivoluzionarie e restaurazioni. Salito al trono all’età di quarantasette anni, il nuovo sovrano appariva già segnato da una salute cagionevole e da un temperamento fragile, conseguenza degli anni difficili trascorsi come vicario durante le convulse vicende paterne. Il suo breve regno fu caratterizzato da debolezza politica e dall’abbandono effettivo del governo nelle mani del ministro Luigi de’ Medici, mentre la corruzione dilagava nell’amministrazione pubblica. L’Austria rafforzò la propria ingerenza sul regno dopo la repressione dei moti costituzionali del 1820-21, mantenendo una presenza militare che “commissariava” di fatto le Due Sicilie. Il suo governo fu segnato da nuove ondate repressive contro i carbonari e le società segrete, fino alla sua morte improvvisa l’8 novembre 1830.

Francesco I
Francesco I di Borbone: un regno debole nell’ombra dell’Austria – Fonte: Immagine creata da IA (Gemini)

Il ritorno di Ferdinando I 

Fosti quarto ed eri terzo,
Ferdinando ora sei primiero,
ma se seguita lo scherzo,
via secondo, via primiero…
finirà che resti zero.

Furono questi i celebri versi di un manifesto antiborbonico diffuso nelle strade di Napoli dopo la restaurazione al trono di Ferdinando. Il sovrano volle assumere il titolo di Ferdinando I, e non IV, poiché in Sicilia era stato incoronato come Ferdinando III. Difficilmente egli avrebbe immaginato di poter tornare a regnare sulla capitale partenopea e non gli parve vero riappropriarsi del Palazzo reale, dinanzi al quale Murat aveva progettato un colonnato semicircolare di grande effetto scenografico. Il Borbone riprese in breve tempo quel progetto, arricchendolo con la costruzione della monumentale basilica di San Francesco di Paola, eretta come un vero ex voto per il suo inaspettato ritorno sul trono. 

Basilica di San Francesco di Paola – Fonte: https://storienapoli.it/2020/11/06/basilica-di-san-francesco-di-paola/

Concordato e tensioni interne 

Nel 1815 Ferdinando concluse un concordato con la Santa Sede per la restituzione dei beni confiscati agli ordini religiosi durante l’età napoleonica. Rafforzò l’apparato di polizia e cercò di limitare l’attività delle società segrete, in particolare della Carboneria, che considerava una minaccia concreta di nuove rivoluzioni. Le sue preoccupazioni non erano infondate: nel 1820 si verificarono infatti nuovi moti insurrezionali, alimentati soprattutto dall’esercito, nel quale erano confluiti i superstiti delle truppe murattiane insieme a quelle borboniche. 

La concessione della Costituzione 

A capo della rivolta fu individuato il generale Guglielmo Pepe, sospettato di ambiguità politica. Ferdinando ne soffrì profondamente, ma non ritenne opportuno punirlo; anzi, dovette riconoscere come, diversamente dal passato, le rivendicazioni di libertà provenissero ora da un corpo a lui strettamente legato. Pressato anche da uomini di sua fiducia, il re si risolse dunque a concedere una Costituzione modellata su quella promulgata poco tempo prima a Palermo. Nel mese di ottobre si aprirono i lavori del nuovo parlamento, eletto in agosto e insediato nel monastero di San Sebastiano, dominato dagli ideali borghesi maturati durante il decennio francese. 

La repressione e la fine di Ferdinando 

L’esperimento costituzionale napoletano ebbe vita brevissima: appena otto mesi. Esso fu minato dall’insoddisfazione di coloro che lo avevano promosso e, soprattutto, dalle pressioni dell’Impero austriaco, deciso a non tollerare concessioni liberali e pronto a intervenire militarmente. Nel gennaio 1821 Ferdinando, ormai settantenne, si recò al congresso di Lubiana per rassicurare gli alleati asburgici circa il ritorno all’ordine tradizionale. Così accadde: rientrato a Napoli, revocò la Costituzione e avviò una serie di epurazioni esemplari, che tuttavia gli alienarono le simpatie di quanti avevano confidato nella sua apertura politica. Pochi anni più tardi la sua salute peggiorò irrimediabilmente e la notte del 4 gennaio 1825 Ferdinando, figlio di Carlo di Borbone, morì. L’anno successivo scomparve anche la sua consorte, Lucia Migliaccio. 

Il regno di Francesco I 

Gli succedette il primogenito Francesco, che regnò per un quinquennio, dal 1825 al 1830. All’età di quarantasette anni, egli appariva già segnato da una salute cagionevole e da un temperamento fragile, in parte conseguenza degli anni trascorsi come vicario del regno durante le difficili vicende paterne. Sottomesso sin dall’infanzia all’autorità dei genitori, Francesco I mostrava una personalità debole e incline all’affaticamento. 

Francesco I di Borbone – Fonte: pubblico dominio

Il nuovo sovrano ebbe due mogli: l’arciduchessa Maria Clementina d’Austria e l’infanta Maria Isabella di Borbone-Spagna, dalla quale ebbe ben dodici figli. Malgrado la numerosa discendenza, Francesco viveva in uno stato di profonda inquietudine e lasciò il governo effettivo nelle mani del ministro Luigi de’ Medici, mentre la gestione della corte e del palazzo reale fu affidata al cameriere Viglia. Tale abbandono favorì la diffusione della corruzione nella pubblica amministrazione e rafforzò l’ingerenza austriaca, garantita dalla presenza militare già stabilita dopo il congresso di Lubiana. Gli Asburgo avevano ragioni precise per “commissariare” il regno delle Due Sicilie, minacciato dalla rinascita delle società segrete e dalla persistente azione dei carbonari, decisi a ripristinare la Costituzione del 1820. Ne seguirono nuove condanne capitali, esili e repressioni poliziesche. 

La fine del regno di Francesco I

Il regno di Francesco I si concluse bruscamente l’8 novembre 1830. Afflitto dalla gotta e colpito da convulsioni, ricevette i sacramenti e morì poco dopo, non prima di avere raccomandato al suo erede, Ferdinando II, di essere un sovrano risoluto ma giusto. 

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