Il 20 gennaio 1799 la duchessa Giulia Carafa fece murare il portone del suo palazzo, quello che guardava dritto verso la reggia dove il re aveva appena fatto decapitare suo figlio Gennaro. Per centonovantacinque anni quel portone restò chiuso. Poi, nel 1994, un avvocato napoletano innamorato della filosofia lo fece riaprire, trasformando il lutto di una famiglia in un luogo di studio aperto al mondo intero.
un avvocato con la passione della filosofia
L’uomo che riportò la luce a Palazzo Serra di Cassano si chiamava Gerardo Marotta, nato a Napoli il 26 aprile 1927. Avvocato di professione, si era laureato in giurisprudenza discutendo una tesi di filosofia del diritto sulla concezione dello Stato nella sinistra hegeliana, ma il suo vero amore restava la filosofia in senso pieno. Fin dal dopoguerra si era legato all’ambiente che ruotava attorno all’Istituto Italiano per gli Studi Storici fondato da Benedetto Croce, fondando nel 1946 l’associazione “Cultura Nuova”, un cenacolo di conferenze e incontri che per sette anni richiamò a Napoli le personalità più in vista della cultura italiana.
Fu proprio dal desiderio di dare un seguito più solido a quell’esperienza che nacque, il 17 maggio 1975, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. La costituzione avvenne non a Napoli ma a Roma, nella prestigiosa sede di palazzo Corsini che ospita l’Accademia Nazionale dei Lincei, per iniziativa di un gruppo che sembra uscito da un romanzo sull’intellighenzia italiana del Novecento: il presidente dei Lincei Enrico Cerulli, Elena Croce (figlia del filosofo Benedetto), il filosofo Pietro Piovani, lo storico Giovanni Pugliese Carratelli e, naturalmente, lo stesso Marotta, che ne divenne presidente a vita.
dai libri di casa al palazzo dei serra
Nei primissimi anni l’Istituto non aveva una sede propria: le lezioni, i seminari e gli incontri si tenevano in viale Calascione, semplicemente nella casa di Marotta, tra gli scaffali della sua biblioteca personale. Fu un’esperienza fondativa ma presto insufficiente: l’afflusso di studiosi e borsisti da tutta Italia e da tutta Europa rese quegli spazi troppo angusti per contenere l’attività che l’Istituto stava generando. La svolta arrivò nel 1983, quando il Ministero per i Beni Culturali acquisì Palazzo Serra di Cassano, il capolavoro settecentesco alle pendici di Pizzofalcone attribuito all’architetto Ferdinando Sanfelice, destinandolo in via permanente alla nuova istituzione.
La scelta non fu casuale: il palazzo, appartenuto alla famiglia del duca Luigi Serra di Cassano, portava impresso nella pietra il segno di uno dei momenti più drammatici e più nobili della storia napoletana, quello della breve e sfortunata Repubblica Napoletana del 1799. Fondare in quelle sale un istituto dedicato al libero pensiero significava, per Marotta, riallacciarsi consapevolmente a quella temperie di idee, rivendicando un’eredità intellettuale prima ancora che architettonica.
il portone che si riapre
Il gesto più simbolico arriva però soltanto nel 1994. Quell’anno l’Istituto riapre il portone principale del palazzo, quello che si affaccia su via Egiziaca a Forcella guardando dritto verso il Palazzo Reale: lo stesso portone che la duchessa Giulia Carafa aveva fatto murare nel gennaio 1799, dopo l’esecuzione del figlio Gennaro, in segno di eterno disprezzo per la corona borbonica. Per quasi due secoli quella porta era rimasta sigillata, come una ferita di famiglia mai rimarginata; riaprirla significava restituire alla città, e non più a una sola casata, l’accesso a un luogo di cultura.
Da allora Palazzo Serra di Cassano è diventato uno dei crocevia più internazionali del pensiero contemporaneo: tra le sue sale sono passati filosofi come Hans-Georg Gadamer, Karl Popper e Paul Ricœur, scienziati come Ilya Prigogine, Carlo Rubbia e Rita Levi-Montalcini, oltre a intellettuali italiani come Norberto Bobbio, Massimo Cacciari e Gianni Vattimo. L’Istituto ha promosso nel tempo decine di scuole di alta formazione, in oltre duecento comuni del Mezzogiorno, e una biblioteca che, nelle intenzioni di Marotta, avrebbe dovuto raggiungere le trecentomila unità, in gran parte donate di tasca propria dall’avvocato stesso, insieme a un patrimonio personale interamente speso per sostenere l’iniziativa.
un’eredità ancora aperta
Marotta si è spento a Napoli il 25 gennaio 2017, a pochi giorni dai novant’anni. I funerali si tennero, in forma laica, proprio nella sede dell’Istituto, a Palazzo Serra di Cassano, con lutto cittadino proclamato dal Comune di Napoli. Negli ultimi anni della sua vita aveva dovuto affrontare tagli progressivi ai finanziamenti pubblici, che misero a rischio la sopravvivenza stessa della biblioteca da lui costruita; nonostante ciò, l’Istituto ha continuato a operare, confermandosi punto di riferimento per gli studi umanistici e scientifici del Mezzogiorno e insignito nel tempo del diploma d’onore del Parlamento europeo.
📍 Da visitare: Palazzo Serra di Cassano, in via Monte di Dio a Pizzofalcone, sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, con lo scalone monumentale di Ferdinando Sanfelice e il celebre portone su via Egiziaca, riaperto nel 1994 dopo quasi due secoli. L’Istituto organizza regolarmente visite guidate e conferenze aperte al pubblico.
fonti e approfondimenti
- Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, su Wikipedia
- Cenni storici, su Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
- Gerardo Marotta, su Istituto Italiano per gli Studi Filosofici
- Un ricordo di Gerardo Marotta, su MATEpristem – Università Bocconi
- Addio a Gerardo Marotta, fondò Istituto studi filosofici, su Il Sole 24 Ore
- Percorso Filosofico, su Museo Digitale Palazzo Serra di Cassano

