Adriana Basile cantava, e suo fratello scriveva. Le loro strade si incrociarono nelle corti del Seicento, tra musica, letteratura e protezioni nobiliari. Quando Giambattista morì, nel 1632, il suo nome era già legato a una raccolta destinata a lasciare un segno nella storia della fiaba europea: Lo cunto de li cunti. Ma accanto alla vicenda dello scrittore c’è quella di una donna che aveva conquistato una fama propria, attraversando le corti italiane con la sua voce.
Nel racconto che la scuola ci consegna, Lo cunto de li cunti è un’opera di Giambattista Basile. Eppure, per comprendere il percorso che portò lo scrittore nell’ambiente culturale in cui maturò la sua opera, vale la pena guardare anche alla sorella. Non possiamo attribuirle con certezza un ruolo decisivo nella pubblicazione del Cunto, ma sappiamo che la sua carriera contribuì a mettere Giambattista in contatto con ambienti ai quali, altrimenti, avrebbe potuto non accedere.
Una voce da Napoli alle corti d’Italia
Andreana Basile, conosciuta come la «bella Adriana», nacque a Napoli intorno al 1580. Le notizie sui suoi primi anni sono incerte, ma la sua carriera permette di ricostruire il profilo di una delle più apprezzate interpreti musicali del suo tempo. Cantava e suonava strumenti come l’arpa e la chitarra spagnola, distinguendosi in un ambiente nel quale la musica rappresentava una componente essenziale della vita di corte.
La sua fama raggiunse Mantova, dove il duca Vincenzo Gonzaga cercò di assicurarsi la sua presenza. Nel maggio del 1610 Adriana lasciò Napoli con la famiglia per raggiungere la corte mantovana, uno dei centri musicali più vivaci dell’Italia del primo Seicento. Qui gravitavano compositori come Claudio Monteverdi, al servizio dei Gonzaga, e artisti che contribuivano a definire il prestigio culturale della corte.
Sposata con il gentiluomo Muzio Baroni, Adriana seppe costruire una posizione sociale che andava oltre il successo artistico. Il suo nome circolava negli ambienti aristocratici e la sua carriera testimonia quanto una donna, attraverso il proprio talento e le relazioni che sapeva coltivare, potesse acquisire una certa autonomia nel mondo dello spettacolo dell’epoca.
Non era semplicemente una voce al servizio dei potenti. Era una professionista capace di negoziare la propria presenza, di muoversi fra città e corti e di costruire una reputazione riconoscibile. È da questa posizione, conquistata prima che il fratello diventasse una figura letteraria di rilievo, che occorre partire per comprendere il rapporto fra i due.

Il fratello che seguì le sue orme
La biografia di Giambattista Basile presenta ancora alcuni punti controversi. La documentazione parrocchiale colloca la sua nascita nel 1566, mentre Benedetto Croce ipotizzò il 1575. Originario di Giugliano, prestò servizio militare per Venezia e soggiornò anche a Creta, prima di tornare a Napoli intorno al 1608.
Fu allora che la sua strada si intrecciò più strettamente con quella di Adriana. La sorella, ormai affermata, e il cognato Muzio Baroni gli offrirono protezione e lo introdussero in un ambiente di relazioni che avrebbe avuto un peso nella sua carriera. Nel 1612 Giambattista raggiunse Adriana a Mantova, entrando a sua volta nell’orbita dei Gonzaga.
La corte gli offrì occasioni di impiego e riconoscimento. Basile compose testi destinati all’ambiente musicale nel quale si muoveva la sorella e si legò alla famiglia ducale, dalla quale ricevette il titolo di cavaliere. Negli anni successivi ricoprì incarichi amministrativi nel Regno di Napoli, fra cui quelli di governatore di Montemarano, Avellino e Aversa.
Giambattista sviluppò un percorso letterario e politico proprio, sarebbe, però, altrettanto riduttivo ignorare il ruolo della sorella nel favorirne l’accesso a un ambiente culturale e sociale particolarmente ricco.
La storia editoriale del Cunto
Giambattista morì a Giugliano nel 1632. La sua opera più celebre, Lo cunto de li cunti, apparve postuma sotto lo pseudonimo di Gian Alesio Abbattutis, anagramma del nome dell’autore. La raccolta fu pubblicata a Napoli fra il 1634 e il 1636, articolata in cinque giornate e in altrettanti volumi.
La vicenda editoriale è più complessa di quanto possa suggerire l’immagine di una singola persona che porta il libro alla stampa. Le fonti bibliografiche attribuiscono a Salvatore Scarano l’avvio della pubblicazione della prima giornata, uscita nel 1634 presso lo stampatore Ottavio Beltrano. Le diverse parti della raccolta coinvolsero anche altri stampatori, fra cui Lazzaro Scoriggio.
Non abbiamo, allo stato delle fonti qui considerate, elementi sufficienti per attribuire ad Adriana la responsabilità dell’intera operazione editoriale. Sappiamo però che si occupò della trasmissione di altre opere inedite del fratello: nel 1637 pubblicò il poema Il Teagene.
È un dato che merita attenzione. Dopo la morte di Giambattista, il patrimonio letterario lasciato dallo scrittore richiedeva persone disposte a occuparsene, a renderlo accessibile e a sottrarlo alla dispersione. Adriana partecipò a questo lavoro di trasmissione, anche se il suo ruolo specifico nella prima edizione del Cunto resta da chiarire.
La sua vicenda ci invita così a guardare oltre la sola figura dell’autore. Dietro la sopravvivenza di un’opera possono esserci stampatori, familiari, curatori e intermediari: presenze che non sempre ricevono la stessa attenzione riservata a chi ha scritto le pagine.

Le donne che raccontano
C’è poi un’altra prospettiva dalla quale osservare Lo cunto de li cunti: quella delle donne che abitano la sua cornice narrativa.
La raccolta si apre con la storia di Zoza, principessa incapace di ridere, la cui vicenda si sviluppa fra desiderio, inganno e vendetta. Attorno alla storia principale si organizza una struttura nella quale dieci narratrici raccontano cinquanta fiabe nell’arco di cinque giornate. Sono donne caratterizzate da nomi e tratti fisici grotteschi, figure che Basile trasforma in protagoniste di un raffinato gioco letterario.
Il risultato è un’opera nella quale fame, magia, ambizione e desiderio si intrecciano con un immaginario popolare rielaborato attraverso una lingua ricca e una costruzione narrativa complessa. Il Cunto non è una semplice trascrizione di racconti ascoltati: è il lavoro di uno scrittore che raccoglie motivi della tradizione e li trasforma in letteratura.
Gli studi di Eugenio Imbriani su Zoza e sul tema del non saper ridere offrono, per esempio, una lettura che mette in relazione la protagonista con un patrimonio simbolico più antico, richiamando anche il mito di Demetra. È un percorso interpretativo che illumina alcuni significati dell’opera, senza dimostrare un legame diretto con la biografia di Adriana.
Anche la ricerca sui personaggi femminili del Cunto invita a considerare quanto le figure di donna siano centrali nella costruzione narrativa della raccolta. Non significa che Basile abbia scritto su impulso della sorella o che Adriana gli abbia trasmesso una fiaba particolare: non abbiamo prove che consentano di affermarlo.
Possiamo però riconoscere una coincidenza significativa. Da una parte c’è una donna che ha conquistato una posizione di rilievo attraverso la propria voce; dall’altra, un’opera che affida proprio a un gruppo di donne il compito di raccontare. Il rapporto fra le due dimensioni resta una suggestione critica, non una certezza biografica. Una suggestione che permette di leggere il Cunto anche attraverso una domanda sulla memoria e sulla trasmissione delle storie.
Il titolo completo dell’opera, Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de’ peccerille, richiama del resto il piacere del racconto e dell’intrattenimento. Le fiabe non sono soltanto testi da leggere: sono storie che vivono nel momento in cui qualcuno le racconta e qualcun altro le ascolta.
Cosa resta di lei
La fortuna del Cunto non fu immediata né lineare. La lingua napoletana letteraria in cui Basile scrisse ha reso a lungo difficile la circolazione dell’opera presso lettori lontani dal suo contesto originario. Eppure la raccolta raggiunse anche i fratelli Grimm, che ne conobbero le storie e ne riconobbero il valore nella storia della fiaba europea.
Nel Novecento Benedetto Croce contribuì in modo decisivo alla riscoperta di Basile attraverso la sua traduzione e il suo lavoro critico. L’opera è oggi riconosciuta come una tappa fondamentale nella storia della fiaba d’autore, capace di influenzare la tradizione europea ben prima della sua fortuna contemporanea.

Anche la memoria pubblica dello scrittore è stata rinnovata negli ultimi anni: nel 2024 Poste Italiane gli ha dedicato un francobollo. Adriana, invece, rimane soprattutto una figura da ricostruire attraverso le fonti biografiche, gli studi sulla musica di corte e la documentazione relativa alla sua carriera e il suo contributo alla trasmissione delle opere del fratello merita di essere studiato, distinguendo ciò che sappiamo da ciò che resta da dimostrare.
La sua storia editoriale del Cunto ci ricorda che nessun libro attraversa il tempo soltanto per merito di chi lo scrive. Fra una pagina e l’altra ci sono persone che lo stampano, lo custodiscono, lo trasmettono e lo riportano all’attenzione dei lettori.
Anche la vicenda di Adriana Basile appartiene a questa storia più ampia: quella delle donne la cui presenza, pur non coincidendo con la paternità di un’opera, contribuisce a definire il mondo nel quale essa nasce e continua a vivere.
Fonti
- Liliana Pannella, «Basile, Andreana (Andriana), detta la bella Adriana», Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani.
- Alberto Asor Rosa, «Basile, Giambattista», Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani.
- Giambattista Basile, Lo cunto de li cunti, edizione a cura di Carolina Stromboli, Salerno Editrice.
- Benedetto Croce, introduzione e traduzione del Pentamerone.
- Alessandra Elisa Zanotto, I personaggi femminili ne Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile, tesi magistrale, Università degli Studi di Padova, 2016.
- Eugenio Imbriani, «Zoza e le altre che non sanno ridere», Palaver, 13, 2024.
- Alessandro Ademollo, La bell’Adriana ed altre virtuose del suo tempo alla corte di Mantova.
- Novità per il profilo biografico di Andreana, Giovan Battista Basile e Giulio De Grazia, Archivio Storico per le Province Napoletane, CXL, 2022.
- Poste Italiane, scheda filatelica dedicata a Giovan Battista Basile, 15 febbraio 2024.


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