Antiche favole napoletane: Biancaneve e i dodici briganti

Antiche favole napoletane: Biancaneve e i dodici briganti

Biancaneve e i sette nani

Biancaneve e i sette nani.

Le fiabe sono un qualcosa di magico: non si sa chi le ha inventate, nessuno ricorda chi le raccontò per la prima volta, ma un po’ tutti le conoscono, quasi come se fossero delle amiche d’infanzia; un po’ come un fanciullino che rimane sempre nell’anima di chi ama sognare.

Proveremo allora a raccontarvi una favoletta antichissima della tradizione napoletana, che, nelle sue varie versioni, è diventata la Biancaneve che Walt Disney ha raccontato al mondo.

I dodici briganti

C’era una volta un uomo che ebbe una figlia e, dopo la morte della moglie, si sposò con una donna che odiava la ragazzina perché era più bella di lei.
Approfittando di un viaggio del padre, la megera decise di sbarazzarsi dell’odiata figliastra: la portò in un bosco e la abbandonò.
Dopo ore passate a cercare una uscita, la ragazzina, in lacrime, si addormentò in un cantuccio sperando di essere salvata l’indomani.
Nel sonno apparì San Giuseppe, che disse alla Biancaneve napoletana: “sta’ tranquilla: domani mattina troverai una casa abitata da dodici briganti. Loro escono a mezzogiorno e tornano la sera. Quando non sono in casa, tu entra e fai le faccende domestiche, mangia e scappa via“.
Il giorno dopo trovò la casa, entrò, la pulì e mangiò, ma decise imprudentemente di addormentarsi in un letto.

Mentre dormiva irruppe in casa il capo dei briganti che subito la catturò, mentre lei provava disperatamente a fuggire.
La nostra Biancaneve scoppiò in lacrime, pronta ormai alla morte.
Non ti voglio uccidere: se sei stata tu a pulire questa casa, per ringraziarti, ti ospiterò. In cambio, non dovrai mai uscire da qui senza il nostro permesso
Lei accettò e nei giorni seguenti fu trattata come una regina, con i briganti che le portavano ogni giorno in dono vestiti e gioielli.
La zia, nel frattempo, venne a sapere che la figlia era ancora viva presso la casa dei briganti e, furiosa, decise di ucciderla con una magia nera.
Si travestì da vecchietta ed andò a bussare alla casa della figlia.
Signorina, le volete queste mele?
No, grazie! Qui mangio sempre a sazietà!
Ma guardate che ve le regalo! Sono le mele migliori di Napoli!
La ragazza, ingolosita, provò una mela che la vecchietta aveva avvelenato e svenne.
Si fece notte ed i briganti, al ritorno, trovarono la ragazza senza vita.
Uno di loro notò che lei aveva in bocca un pezzo di mela: glielo tolse e riprese conoscenza.
Noi ti diamo da mangiare e tu, ingorda, accetti cose dagli sconosciuti?
Non lo farò mai più, lo giuro!
La vecchia urlò e bestemmiò furiosamente, quando seppe che il suo piano era stato sventato.
Tornò allora di nuovo sotto casa con altri travestimenti, provando ad ucciderla regalandole un anello ed un pettine avvelenato, ma i briganti salvarono sempre la ragazzina ingenua, che si trovava sempre ad un passo dalla morte.
La vecchia allora fece un ultimo tentativo: si intrufolò in casa e mise delle mutande avvelenate nella biancheria della nostra Biancaneve.
La ragazza, vedendo questo capo nuovo di biancheria, lo provò e fu colpita da una magia.
I briganti la trovarono di nuovo morta e, stavolta, non c’erano mele, diamanti, pettini o altri oggetti magici da rimuovere. Disperati, decisero di metterla in una bara di cristallo e lasciarla nel mare.


E qui, la magia della fiaba.


Il padre della ragazza, di ritorno dal suo viaggio, vide galleggiare il corpo della figlia nel golfo di Napoli e, sorpreso, lo fece portare a bordo per vestirla adeguatamente e darle una sepoltura dignitosa.
Appena iniziò a spogliarla, però, la figlia riprese conoscenza e raccontò al padre tutto ciò che le era successo.
Il padre capì subito che l’assassina era quella strega di sua moglie e, tornato a Napoli, la uccise. Poi diede la figlia in moglie al capo dei briganti.


…e vissero felici e cuntenti, loro llà e nnuje ccà


-Federico Quagliuolo

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