Il significato degli archi dell'Edenlandia, dal mare a Mussolini

Il significato degli archi dell’Edenlandia, dal mare a Mussolini

La sola vista di quegli archi gialli e blu era la garanzia della felicità, la meta più desiderata, il premio dopo tanti giorni di scuola: posata la cartella, ogni bambino voleva andare all’Edenlandia.

L’anno era il 1939 ed il regime fascista in tutte le grandi metropoli italiane creò opere colossali, degli immensi altari che avrebbero un giorno ricordato le italiche imprese ai posteri: Napoli non fu da meno e, mentre sorgeva l’Ufficio delle Poste, in periferia fu costruito un luogo dal sapore futuristico: La Mostra d’Oltremare.

All’interno sorsero immensi spazi in cui esporre i trofei delle conquiste italiane, contornati da un immenso parco con fontane, giochi d’acqua, ristoranti nel verde ed ogni tipo di lusso ed attrazione moderna: gli architetti avevano progettato una nuova agorà cittadina, con tanto di parco giochi alla fine dell’immensa struttura.
Proprio all’ingresso del parco giochi, infatti, fu costruita una struttura stranissima: una serie di archi sinuosi che avrebbero dovuto chiudere la Mostra e segnare l’ingresso del Parco Divertimenti.

La firma di Mussolini
La firma di Mussolini e le curve degli archi dell’Edenlandia: una suggestione.

Firma di Mussolini? Fake news!

C’è chi dice che si tratti della firma del Duce in versione monumentale, quasi come se Mussolini avesse voluto far cadere l’ombra del suo cognome sulle future generazioni che, felici ed ignare di quel passato, hanno trascorso l’infanzia sotto quegli archi. Un monito, una profezia che voleva suonare come “il vostro futuro sarà nel mio nome” posto proprio nel luogo più amato da ogni bambino: il parco giochi.

In realtà, stando proprio alle dichiarazioni originali dell’architetto che progettò gli archi nel 1938, le grandi linee sinuose dovevano replicare il “movimento delle onde del mare“, legandosi strettamente al tema della Mostra delle Terre d’Oltremare e all’elemento marino storicamente legato alla città di Napoli. (Così indicato nel libro Luigi Piccinnato, di Cesare De Sessa, edizioni Dedalo)

Arrivano gli Americani

La guerra, in ogni caso, distrusse ogni progetto fascista: gli Alleati rasero al suolo l’intera Mostra appena tre anni dopo l’inaugurazione e la trasformarono in un accampamento militare.

Passati i Tedeschi e devastata una intera generazione con la paura delle bombe, l’Italia si abbandonò fra le mani dei maestri Americani, che incantarono il mondo intero con i colori scintillanti delle fiabe in Tecnhnicolor: il cinema e Topolino conquistarono tutti i bambini degli anni ’60, persi fra mondi di fiaba e cartoni animati.

Edenlandia

Nacque l’Edenlandia

Un imprenditore di origini piemontesi, Oreste Rossotto, provò quindi a realizzare nella sua città i sogni che nel Nuovo Continente avevano già preso forma: dove sorse un tempo il parco giochi fascista, infatti, volle creare nel 1965 il primo parco divertimenti tematico in Europa che prendeva diretta ispirazione dal primo parco giochi americano inaugurato in California.

Walt Disney, all’inaugurazione di Disneyland appena dieci anni prima, disse: “sognavo di poter accompagnare i miei figli in un parco giochi in cui mi sarei divertito anche io“: fu questa la stessa filosofia di Edenlandia, che copiò il logo proprio dal Castello della Bella Addormentata che, ancora oggi, è il vanto di mamma Disney.

Furono quindi installati i giochi più moderni e le attrazioni più belle per l’epoca, alcune riciclate da vecchie giostre della Villa Comunale; fu addirittura realizzato un finto villaggio del Far West popolato da attori e cavalli veri. Edenlandia doveva essere il mondo delle fiabe da esplorare nella vita reale, un luogo fuori dal tempo, il sogno del doposcuola. 

Ben presto l’Edenlandia diventò un punto d’incontro per i bambini di tutto il Sud Italia, poi d’Europa: fu così che il ragazzo di Bari si trovò con quello di Roma sullo stesso seggiolino, entrambi lì per volare sugli elefanti e per entrare nel castello della paura. Numerosissimi erano infatti i turisti che giungevano a Napoli da ogni parte d’Italia per cercare l’America nel futuristico parco giochi di Fuorigrotta.

Il significato degli archi dell'Edenlandia, dal mare a Mussolini
Le cascate in una foto del 1965, rimaste identiche per cinquant’anni

Ma solo le fiabe hanno un lieto fine: quell’angolo di felicità fu lentamente oscurato dalle nuove installazioni nel Nord Italia e dal loro marketing aggressivo soprattutto nei primi anni ’90. Le giostre rimasero pressoché uguali per cinquant’anni ma, sottolinea il direttore, furono sempre ben manutenute meccanicamente, anche se mostravano irrimediabilmente i segni del tempo passato. Gli stessi tronchi sull’acqua che fecero bagnare la gonna della mamma nel ’65 inzupparono anche il pantaloncino della figlia nel ’95; gli attori del Far West furono licenziati e furono messe al loro posto figure di cartone da osservare seduti su un trenino.

I bambini, però, continuarono a ridere sulle stesse giostre che divertirono i loro genitori tanti anni prima, in barba al progresso tecnologico che prometteva emozioni estreme ed immensi mondi da favola nella lontana Parigi e nel più vicino Lago di Garda.

Gli antichi e curiosi archi gialli ancora oggi trasformano in affiatati compagni d’infanzia nonni, padri e figli: all’Edenlandia tutti hanno di nuovo dieci anni, quasi come se in quel luogo il tempo si possa fermare per tutti ad una certa età.
La magia ha allora avuto effetto: il tempo si ferma per chiunque entri nel parco giochi, ma non proprio nel modo desiderato da Mussolini quando vide sorgere la Mostra.

-Federico Quagliuolo

Il disegno è della bravissima Eleonora Bossa

2 comments
  1. Il parco a cui non solo Edenlandia fece riferimento ma anche tutti quelli che seguirono in ogni angolo del mondo era Disneyland, e non Disneyworld. La prima inaugurata nel 1955 fu davvero la trasformazione del concetto di Parco di Divertimenti. Ho sempre saputo che gli archi dell’ingresso al Parco simboleggiavano la “M” della firma di Mussolini (basta guardarne diverse foto per esserne convinti). L’interpretazione delle onde del mare è una versione più poetica, che forse vuole allontanarsi dalla prostrazione che all’epoca gli architetti avevano o subivano per e dal regime. L’area di Edenlandia venne scelta nel progetto originale della Mostra proprio come area destinata al divertimento popolare, e come nelle migliori tradizioni di ogni dittatore, non è difficile immaginare che il popolo per andare a divertirsi dovesse in qualche modo rendere omaggio al Duce, passando sotto la sua iniziale. L’idea della costruzione di un Parco con caratteristiche diverse dal tradizionale Luna Park era già nella testa di Oreste Rossotto, fratello di mia nonna, e di suo nipote Luigi Falchero, mio padre. Il primo era approdato nel mondo delle giostre tramite mio nonno Cesare, che all’epoca gestiva l’Italia del Sud per l’organizzazione dei Parchi, lavoro continuato alla sua morte da mio padre. Mio zio Oreste Rossotto era colui che rimase per circa 10 anni con le sue giostre all’interno della Villa Comunale di Napoli. Nel 1964 venne sfrattato e parlando del loro nuovo progetto ricevette l’invito ad occupare l’area destinata ai giochi della Mostra, area che conosceva bene in quanto ci aveva messo un Parco nel 1952, quando la Mostra venne riaperta dopo la guerra. Così nacque Edenlandia, una serie di eventi che hanno trasformato la crisi di uno sfratto nella nascita del primo Parco “americano” in Europa. Per quanto riguarda la critica del non rinnovamento delle giostre, non sono d’accordo. La caratteristica di Edenlandia fu la tematicità di alcune sue aree, le più grandi (Trenino, Vecchia America, Castello con Vascello, Parco Scuola del Traffico (sostituito nel 1972 dai Tronchi) occupavano buona parte dell’area, poi i servizi di ristoro e quelli degli spettacoli. Nel resto dell’area le giostre più o meno tradizionali hanno avuto un buon turn over. Anche i grandi Parchi come quelli della Disney mantengono la stessa impostazione da decenni, inserendo sporadicamente nuove attrazioni. Sulla critica alla manutenzione non sono affatto d’accordo: nei quasi 50 anni di nostra gestione, non è mai successo un incidente dovuto a cattiva manutenzione, che era invece sempre curata, sicuramente una mano di vernice poteva avere dei ritardi, ma non la manutenzione meccanica, questa mai. Si pensi anche che dal 1965, inaugurazione di Edenlandia, al 1980 in Italia è esploso il business dei Parchi, ed alla fine il nostro Parco che era considerato il più grande alla sua nascita, è diventato ben presto una area medio piccola, rispetto alle estensioni delle nuove realtà. Costantemente in rapporti complicati con la dirigenza della Mostra d’Oltremare, siamo andati avanti con contratti di 6 anni di fitto, come un negozio, che hanno certamente impedito i doverosi investimenti necessari ad un Parco. Mai da parte della Mostra è stata accettata l’ipotesi di concedere sviluppo al Parco, neanche in termini di parcheggi, estremamente necessari per tale attività. Nei primi anni del 2000, Edenlandia venne sfrattata dalla Mostra. Così come lo Zoo e il Bowling. La Mostra voleva trasformare queste aree costruendo alberghi e altro. E il conflitto costante si concluse nel 2011 con il fallimento della società che aveva fatto nascere il Parco e che per 46 anni lo aveva gestito.
    Cesare Falchero (Direttore e Presidente del Parco dal 1972 al 2011)

    1. Grazie mille per questo commento, mi ha arricchito profondamente e sarà di grande utilizzo anche per i lettori, anche per la critica sulla questione della manutenzione. La mia fonte, un ex impiegato dell’Edenlandia, mi sottolineò questa problematica, ma la replica del direttore è importantissima e aggiunge ancora maggiore completezza all’articolo, che aggiornerò con quest’intervento.

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