Le eccellenze dell'artigianato napoletano durante il Viceregno

Le eccellenze dell’artigianato napoletano durante il Viceregno

Napoli vantava eccellenze in tutti i campi dell’artigianato durante l’epoca dei viceré spagnoli, tra il XVI e il XVII secolo.
Di quel periodo storico non si parla spesso in termini positivi eppure, fra le strade della città, c’era un fortissimo fermento nel campo dei lavori manuali.

C’erano anche figure deputate al controllo della qualità e dell'”onorabilità” degli artigiani, ovvero i Consoli. Erano dei veri e propri “tribunali viventi”, capaci addirittura di svolgere processi sommari e incarcerare persone.

Chi controlla gli orefici napoletani?

L’oreficeria, industria tipica delle città ad alta concentrazione di rendite, doveva avere un alto numero di addetti se si pensa che nella peste del 1656 ne morirono ben 1.930, “più d’ogni altro si consonsero, … s’è fatta la somma di ciascuno mille nove cento trenta, inclusivi Gioiellieri, Orefici, Argentieri”.

Arte antichissima aveva avuto dalla regina Giovanna uno statuto che ne regolava l’attività, primo di una lunga serie. A capo vi erano i Consoli nominati per un triennio, scelti tra i maestri dell’arte tenuti in particolare considerazione. Esaminavano gli aspiranti ad entrare nell’Arte, valutavano il metallo usato fissandone il prezzo, “quelli mastri che lavorano argento non lo possano ne debbiano lavorare più bascio di quattro carlini l’onza”, controllavano l’onorabilità dei membri della categoriamastri et lavoranti in dicta arte d’aurefici in la piacza predicta debbiano stare et vivere honoratamente … in le cose licite et honeste per benefitio de l’arte”.

Napoli Viceré mappa
Una mappa di Napoli ai tempi del Viceregno

Il console, tribunale vivente

Esercitavano un potere di vigilanza sul materiale lavorato “ai mastri di poteca e lavoranti esercitantino l’arte d’orefici in questa Fidelissima Città di Napoli che da hoggi avanti et in futurum non ardischino ne presumino comprare ne fare comprare sotto qualsivoglia quesito et colore argenti fusi di qualsivoglia maniera, da qualsiasi persona, di qualsiasi grado e strato se prima non ne darà notitia ai mag. Consoli”.

Scriveva il Summonte.. perciocchè le cose perse o rubate di oro, di argento e simili che si portano a vendere alle botteghe di quest’arte, tosto sono recuperate per il padrone. Cosa veramente di gran meraviglia e tutto per il buon ordine che si tiene”. Il “buon ordine” non doveva però essere “di gran meraviglia” se il viceré cardinale Antonio Zapata y Cisneroso nell’agosto 1621 dispose che nelle botteghe non si potesse lavorarese non di giorno e con bottega aperta” per eventuali ispezioni dei Consoli. D’altronde la sera verso le ore 21 le botteghe si svuotavano perché gli orefici preferivano conservare i materiali preziosi in casa, provvedendo al trasporto “nerboruti facchini”.

Tra i poteri dei Consoli vi era anche quello di “prendere e detinere persone” ricorrendo se del caso ai Capitani, ai Portieri della R. Camera e agli Alguzini “occorrendo imprigionare i trasgressori nelle carceri della Vicaria”.

Orefice Artigianato
“La bottega di oreficeria di Sant’Eligio”, di Petrus Christus, Metropolitan Museum di New York.

Tutti i prodotti lavorati dall’artigianato locale dovevano essere marcati col “pontillo”, sigillo in possesso dei Consoli, i quali percepivano una tassa che doveva essere particolarmente sostanziosa se oltre a coprire le spese di un Monte per “maritaggi, monacazioni, sacerdozii, dottorati”, andava a favore di un ospedale per sacerdoti poveri, una chiesa e opere per famiglie bisognose della categoria, i cosiddetti “poveri vergognosi” in una società nella quale bastava la malattia o la morte del capo famiglia per una profonda caduta sociale. I fondi necessari provenivano anche dalla “scopiglia”, ossia dalla raccolta delle immondizie delle vie della zona che venivano lavate in un apposito locale ricavandone una certa quantità di materiale prezioso costituito da limatura o schegge di metallo residui della lavorazione.

L’autorità dei consoli si estendeva anche ai mercati che avvenivano fuori della zona degli Orefici. Fu nel 1683 che il marchese Del Carpio ordinò agli orefici e argentieri “che stanno in diverse strade e luoghi di questa Fedelissima Città di Napoli … ritirare con le loro Botteghe dentro le strade degli Orefici e Argentieri”.

L’artigianato dell’oro

Oltre la corporazione degli orefici e argentieri, eccellenze notissime dell’artigianato napoletano, vi erano anche gli indoratori, dei tiratori d’oro che riducevano il metallo in sottilissimi fili per i tessitori che li usavano nei drappi detti laminati e dei battitori d’oro che lo trasformavano in fogli. Le grandi case e le chiese facevano a gara nell’esibire oggetti pregiati, rinomate erano le argenterie del marchese di Campolattaro e del principe di Avellino.

Carrozza napoletana
Una carrozza antica napoletana

Le eccellenti carrozze napoletane

Le carrozze erano tra le migliori d’Europa. Quella del duca di Ossuna fu descritta “come un cocchio adorno al di fuori di tessuto nero, all’interno di tela d’oro, guarnita d’argento, con colonnine e altri ornamenti d’argento. Di tale metallo vi erano circa duecento libbre. Era valutata oltre 4.000 scudi e tanto bella da essere addirittura giudicata reale”.

Il conte Nicola Maffei inviato a Napoli dal duca di Gonzaga, capo di una delle famiglie più raffinate d’Italia, così le descriveva “ … carette loro non hanno al mondo pare, di bellezza, de ornamenti, de fornimenti, tutti con chiodarie indorate et quelle nostre per riche che fossero non se degnariano tenere in casa …”.

Nelle arti minori gli artigiani partenopei erano all’avanguardia. La pittura su cristalli nella quale si espresse anche Luca Giordanoperciocchè Iddio aveva creato Luca con abilità universale in tutte le arti della pittura, come si può vedere da vari cristalli dipinti da lui eccellentemente” aveva un seguito di artigiani raffinatissimi, così come l’ebanisteria e la lavorazione dell’avorio.

Fu poi nel 1641 che il viceré duca di Medina proibì la fabbricazione di scrivanie tinte in nero per evitare che si spacciassero per scrivanie in ebano.

-Emilio Bonaiti

Per altre curiosità sugli orefici:
https://www.borgorefici.eu/il-borgo/medioevo/

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