Salvo D'Acquisto, il giovane eroe che si sacrificò per gli innocenti

Salvo D’Acquisto, il giovane eroe che si sacrificò per gli innocenti

A vent’anni non si può morire“, si esclama dinanzi alle tragedie che, nella cronaca quotidiana, coinvolgono ragazzi.

In tempi non troppo passati, in piena guerra, i giovani sacrificati alla patria erano centinaia. Ed è proprio questa la storia dell’eroe Salvo D’Acquisto, che a soli 23 anni decise di sacrificarsi per salvare le vite di 22 innocenti.

Proprio vicino al suo monumento a Piazza Carità, in una via più piccola, c’è anche una lapide che ricorda la morte di Emanuele De Deo, un ragazzo di ventidue anni che, nel 1794, fu il primo napoletano a morire dinanzi ai fucili, provando a salvare altri suoi concittadini dalle punizioni dei cospiratori repubblicani: in pochi metri di strade di Napoli due lapidi diverse sono un vero inno alle emozioni estreme dei vent’anni.

monumento Salvo D'Acquisto
il monumento a Salvo D’Acquisto a Piazza Carità

Chi era Salvo D’Acquisto?

Nel 1920, in una casetta dell’antico villaggio di Antignano, nel cuore del Vomero nacque un ragazzo, Salvo D’Acquisto, da una modesta famiglia di origini siciliane che si era da pochi anni trasferita

Erano passati solo due anni dalla fine della Grande Guerra e, mentre le camicie nere marciavano a Roma, Salvo giocava nei campi incolti di quella che un giorno sarebbe diventata Via Caldieri e frequentava la scuola elementare Vanvitelli, camminando con una cartella di cuoio sdrucita in una Via Luca Giordano ancora costellata da villette dei signorotti dell’alta borghesia. Proprio alle sue spalle, nella giovane Via Cimarosa, era da poco nata la Lombardo Film, che sarebbe diventata in futuro la Titanus.

Mentre la lontana Germania divorava tutti i suoi vicini di casa annettendo territori su territori e il mondo si preparava all’apocalisse, Salvo D’Acquisto frequentava il liceo classico Giambattista Vico nella frizzante atmosfera del Vomero della belle epoque e, per un breve periodo, assecondò anche la sua passione per la musica frequentando il Conservatorio.

Poi a diciannove anni, nel 1939, trovò la strada del destino fra i militari, come molti meridionali. L’Italia non era ancora entrata in guerra ufficialmente, ma Mussolini non riusciva più a temporeggiare e l’aria del conflitto era ormai inevitabile.  

Salvo D'Acquisto Carabinieri
Salvo D’Acquisto appena arruolato nell’Arma

Un giovane al fronte

Salvo D’Acquisto celse la vita del carabiniere e, dalla campagna tranquilla del Vomero, in pochi mesi fu sbattuto da volontario nella sabbia della Tripolitania, a combattere una guerra che a Roma, inizialmente, fu abbozzata come “da qualche migliaio di morti per sedersi al tavolo dei vincitori”. La storia ci dirà che le cose non andarono proprio come da previsioni fasciste.


La guerra, per un animo di fuoco come quello dei giovani come lui, era il modo per risolvere tutte le ingiustizie del mondo. Salvo D’Acquisto si lanciò come volontario in azioni pericolosissime e ardite, finché non si ammalò di malaria e fu rimpatriato in Italia.

Rimase bloccato su un letto d’ospedale per pochi mesi, mentre il mondo fuori esplodeva e il ragazzo di appena 21 anni non riusciva proprio a tollerare la sua lontananza dal fronte: approfittò del tempo libero per studiare e diventare vicebrigadiere. Poi, dopo essersi rimesso, volle subito tornare al fronte. Ma il comando scelse per lui una lontana frazione della provincia romana, Torrimpietra, per un incarico ben più semplice delle battaglie disastrose sul fronte africano che, nel frattempo, stava diventando un bagno di sangue per gli italiani.

Salvo D'Acquisto in libia
Salvo D’Acquisto al fronte, in Libia, nel 1940

I tedeschi diventarono improvvisamente nemici

Come ogni ragazzo, Salvo D’Acquisto sognava di cambiare il mondo e vagheggiava di poter vincere le ingiustizie della vita: lo scrisse con entusiasmo in una lettera inviata ai genitori: “Voglio che in futuro le relazioni fra paesi siano guidate da uno spirito di pace e giustizia sociale“, probabilmente nemmeno immaginava la portata immensa delle sue parole, ma sicuramente ci credeva profondamente.

Era il settembre del 1943: il Governo Mussolini era stato da poco destituito grazie a un’abile mossa di Vittorio Emanuele III, che affidò al vecchio Pietro Badoglio per tradire i tedeschi e allearsi con gli americani. Così l’Italia piombò nel caos, sbriciolandosi fra i fascisti di Salò a Nord e gli Americani a Sud, che con i bombardieri rasero al suolo Napoli e che, a Salerno, avevano stabilito la nuova capitale d’Italia.

Lapide Torrimpietra Salvo D'Acquisto
Lapide che ricorda a Torrimpietra il sacrificio di Salvo D’Acquisto

Un destino ingiusto e violento

Nei dintorni di Fiumicino, improvvisamente, esplose un deposito della Guardia di Finanza uccidendo due tedeschi che stavano ispezionando .

Le leggi naziste erano chiare: per ogni tedesco morto, sarebbero stati rastrellati 10 italiani innocenti. Fu così che un comandante tedesco irruppe nell’edificio in cui si trovava di guardia Salvo e chiese la collaborazione dei Carabinieri per scoprire gli attentatori, altriemnti avrebbe ucciso 22 persone a caso entro l’alba del giorno dopo, come punizione esemplare.

Il giovane provò in ogni modo a convincere l’ufficiale che non c’era bisogno di punire degli innocenti, che si trattava chiaramente di un incidente.

Il tedesco fu però irremovibile: il giorno dopo fece imprigionare alcuni paesani, dai 13 ai 50 anni, e diede l’ordine di fucilarli dopo un sommario interrogatorio in cui -ovviamente- non emerse il colpevole. 

Era presente anche Salvo D’Acquisto. Con l’imprudenza di un ragazzo, forse non pensò neanche alla conseguenza della sua reazione: preferì sacrificarsi personalmente, piuttosto che immaginarsi sopravvissuto alla guerra, ma silenzioso complice della morte di innocenti. 

Le SS lo ammanettarono, lo bastonarono, lo picchiarono e gli sputarono addosso ridendo davanti a un giovane ormai ridotto ad una larva sotto gli stivali di prepotenti. I testimoni affermarono che lui rimase in totale silenzio durante l’intero pestaggio.

Salvo D'Acquisto sparato dai nazisti
Salvo D’Acquisto sparato dai tedeschi

La morte

Salvo D’Acquisto scambiava spesso lettere affettuose con i genitori, ma non riuscì a dir loro neanche addio, perché fu condotto di fretta verso il luogo della fucilazione, fermò l’ufficiale tedesco e gli parlò: nessun prigioniero riuscì a sentire cosa fu detto in quel breve scambio di battute.

Nel frattempo i condannati scavavano con le mani e con poche vanghe una fossa nel fango, con due tedeschi pronti a sparare alla fine dell’opera. Era tutto pronto quando l’ufficiale ordinò di rilasciare tutti i prigionieri tranne Salvo D’Acquisto e il diciottenne Angelo Amadio, creduto carabiniere come D’Acquisto.

Con un calcio fu spinto il giovane carabiniere vomerese di fronte ai boia.

Ritto, immobile, quasi come se non provasse emozioni, puntava l’occhio sul mitragliatore dei tedeschi per osservare il proiettile che gli avrebbe squarciato il cuore: voleva affrontare la morte come logica conseguenza delle sue scelte, con un cinismo ed una tranquillità quasi inquietanti.

D’Acquisto, stando alla storiografia canonica, disse ai tedeschi:Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte: Dio è con me ed io non ho paura!”.

Angelo Amadio fu rilasciato perché riuscì a dimostrare con un documento che non era un militare. Rimase l’unico testimone della vicenda, e in una intervista nel 1957 affermò di aver ascoltato un urlo immediatamente prima dello sparo:

Viva l’Italia!

Salvo D’acquisto prima della fucilazione

La guerra finì il 23 settembre 1943, almeno per lui.

Una medaglia d’oro al valore non restituì il futuro cancellato di un ragazzo che, con il suo sacrificio, diede la vita ad altre mille persone: la morte di Salvo D’Acquisto fu infatti un regalo da consegnare ai futuri figli dei prigionieri superstiti affinché, in tempi nuovi e liberi, potessero avere la gioia di amare, studiare, vivere la vita e gli affanni di un giovane che D’Acquisto non fu mai in grado di conoscere.

Il giovane carabiniere fu sepolto nel 1947 in ciò che rimaneva della chiesa di Santa Chiara. Ancora oggi, come un vero eroe, riposa accanto alle tombe dei Re di Napoli, da Roberto D’Angiò a tutta la famiglia Borbone.

-Federico Quagliuolo

Medaglia d’oro a Salvo D’Acquisto, 1947

Riferimenti:
https://www.anpi.it/donne-e-uomini/2322/salvo-dacquisto
http://www.carabinieri.it/arma/curiosita/non-tutti-sanno-che/d/d’acquisto-salvo

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