Il mio Diego Armando Maradona: ricordi di quando divenne Campione del Mondo 1986

Il mio Diego Armando Maradona: ricordi di quando divenne Campione del Mondo 1986

Era il 29 giugno 1986.
Avevo sette anni, ora quarantuno.
Il tempo si porta con sé i ricordi, ma di quella sera non ho mai dimenticato l’emozione che provai. Ero in vacanza con i miei genitori. L’Argentina giocava contro la Germania per la finale di Coppa del Mondo. Davanti agli occhi ho delle diapositive di quella serata indimenticabile. Mio padre mi portò in un bar del lungomare che trasmetteva la partita e prendemmo il primo tavolino all’esterno a due passi dallo schermo.

Maradona ai mondiali
Maradona ai mondiali

La vittoria dell’Argentina di Diego Armando Maradona

L’Argentina, in vantaggio di due gol, si fece recuperare ed io ero triste. Doveva vincere Maradona, non l’Argentina, ma Diego. Ed ecco un’altra diapositiva: i tavolini erano quelli piccoli, bianchi, di ferro, rotondi, con i ripiani formati da tanti cerchi bucherellati.

Mancava poco alla fine ed io abbassai lo sguardo sul tavolino. Qui il ricordo diventa nitido: le mie gambe tremavano, in un movimento continuo che io vedevo dai buchi del tavolino illuminati dalla luce bianca del bar.
L’Argentina, a sette minuti dal novantesimo, segnò il terzo gol, Maradona alzò la coppa e io piansi, come se avesse vinto la persona più cara al mondo, dopo mio padre, con il quale vissi quell’emozione unica. Del tavolino, invece, non so cosa rimase, ma so che ancora oggi, a distanza di tanti anni, ricordo quella partita, più di ogni altra. Vuoi perché all’epoca il campionato non si poteva seguire in diretta televisiva, vuoi perché quella partita la guardai tutta, vuoi tutte queste cose, ma quella sera non la dimentico più: aveva vinto il mio Diego!

È evidente che non vi racconti degli scudetti e delle coppe, perché quelle vittorie sono troppo famose, ma se vi ho raccontato di questa partita è perché lì non aveva vinto il Napoli, ma il mio Diego, quel ragazzino – passato dalla fame alla gloria – aveva vinto il Mondiale, così come aveva profetizzato in un’intervista quand’era ancora una “cebollita”.

Il mio Diego è tutto racchiuso nei ricordi d’infanzia, nella “fortuna” di aver potuto esultare ai suoi gol e nel riscatto che ha regalato a un popolo. Chi non ha vissuto queste emozioni non può capire la tristezza che in questi giorni sta provando la sua gente.

Il mio Diego Armando Maradona: ricordi di quando divenne Campione del Mondo 1986

Le figurine

Per me Diego valeva almeno cento figurine. Sì, i ritrattielli napoletani (che, a volte, per lambdacismo diventavano litrattrielli). E anche su questi riaffiora la memoria: ricordo che ogni bustina di figurine costava duecento lire, perché con la mille lire dei miei nonni ne compravo cinque. E ricordo ancora che, quando finita la scuola tornavo a casa, andavo subito a controllare sotto al cuscino, sotto al piatto pronto in tavola o in altri posti dove mio padre era solito nasconderle per farmi delle sorprese e far sì che le trovassi dopo una specie di caccia al tesoro, che in realtà era la caccia a Diego.
Sì, perché trovarlo equivaleva a conservarne alcune per ricordo, altre a scambiarle con decine e decine di altre figurine.

Maradona figurina
Le figurine di Maradona

Il calciatore e l’uomo

Il mio Diego lo conservo così, nei miei ricordi più belli e preziosi di una fanciullezza azzurra, che da martedì scorso si è chiusa per sempre. Lo spiega bene Alberto Angela: «Napoli è una città di origine greca, anche il modo di vivere è greco. Napoli ha accolto Maradona come se fosse una divinità greca; ha messo un posto in più nel Pantheon e ritengo che in ogni gol che lui ha fatto quando era a Napoli ci sono tutti i napoletani».

Io non lo so se nei suoi gol ci stavano proprio tutti i napoletani, ma di sicuro ci stavano quelli che oggi piangono la morte di un uomo tanto grande ma, allo stesso tempo, tanto fragile; un uomo, però, che al pari di molti miti discutibili” non si è mai vantato delle sue debolezze, anzi… «Emir, sai che giocatore sarei stato se non avessi tirato cocaina? Che giocatore ci siamo persi!  Mi resta l’amaro in bocca, sarei potuto essere molto di più di quello che sono. Te lo posso assicurare. Ci sono un sacco di cose di cui oggi mi sento in colpa. Io sono la mia colpa e non posso rimediare».

È questo il mio Diego!

Yuri Buono
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