Vico Basilio Puoti, la strada degli unici sopravvissuti alla peste

Vico Basilio Puoti, la strada degli unici sopravvissuti alla peste

Vico Basilio Puoti oggi è una delle tante traverse della Pignasecca, una di quelle strade che si percorrono scivolando fra Via Toledo e il mercato rionale.
Proviamo allora a fermarci al centro di questo vicolo e concentriamoci un attimo per scoprire la sua vita precedente. Nel XVII secolo fu infatti il teatro di una vera e propria strage durante la più drammatica epidemia della Storia di Napoli: la peste del 1656 portò infatti via l’anima di un numero che va dai 240.000 ai 400.000 napoletani. In questa zona ci furono solo sei sopravvissuti.

Scopriremo che, prima dell’Unità d’Italia, la strada si chiamava “Vico Sei”.

Peste del 1656 Napoli
La peste del 1656

Vico Sei e la peste a Napoli

I tempi del Viceregno furono davvero drammatici per la storia napoletana. Fra rivolte, repressioni violentissime, eruzioni del Vesuvio, invasioni straniere ed epidemie di peste, il popolo napoletano non ebbe pace.

La peste del 1656 giunse a Napoli per colpa di navi provenienti dalla Sardegna e rapidamente si diffuse in tutta la città, mietendo un numero di morti che andò dal 50 al 60% dei cittadini.

Nella Pignasecca fu una strage (anche se i quartieri più flagellati furono quelli del porto) e proprio questa.

Lo racconta il marchese Francesco Costa nel sul libro “Napoli Ribattezzata“, che scrisse nel 1884 sull’onda dell’indignazione per l’entusiasmo delle nuove classi politiche napoletane.
Negli anni ’70 dell’800, infatti, pur di ingraziarsi i favori del Re gli amministratori cittadini cancellarono i nomi di numerose strade storiche in onore di personaggi spesso meritevoli, ma senza alcun criterio regolatore.

Vale la pena allora scoprire chi fu l’attuale titolare della strada, che senz’altro merita ogni sorta di onore.

Basilio Puoti Vico Sei
Basilio Puoti

Basilio Puoti, il linguista straordinario

Il marchese Basilio Puoti fu uno dei più uno dei più famosi linguisti della sua epoca. Visse a cavallo fra il XVIII secolo e il XIX e dedicò la sua intera vita alla scuola e allo studio della letteratura.

Era amante della lingua italiana e degli scritti trecenteschi, ma soprattutto amava insegnare l’Italiano. Ovunque lo troveremo indicato come “purista“, nel senso più profondo del termine: odiava l’utilizzo dei termini stranieri nella lingua italiana ed era convinto quasi religiosamente che il sentimento di unità nazionale dovesse venire dall’unità linguistica.

Il suo progetto era quello di insegnare l’italiano perfetto a tutte le province del Regno delle Due Sicilie e poi d’Italia.

Basilio Puoti era infatti convinto che uno Stato con un futuro florido è uno Stato che investe sull’educazione dei giovani. E per questa ragione nel 1825 fondò nella sua casa una scuola privata nel Palazzo Bagnara, nel Largo Mercatello. Un luogo che, ironicamente, sessant’anni dopo verrà intitolato a Dante, il padre della lingua Italiana per eccellenza.

La scuola di Puoti era gratuita per tutti i giovani e questo fatto straordinario attirò alcune delle migliori menti del futuro, fra cui Francesco De Sanctis, che all’epoca era giusto un ventenne giunto a Napoli dalla remota provincia irpina. Proprio De Sanctis ricorda nelle sue memorie il carattere bizzarro di Puoti, che alternava un carattere che andava dal bonaccione all’irascibile in un istante: mentre raccontava e spiegava i corretti utilizzi dei termini italiani, faceva battute e scherzi. Poi si infuriava battendo i pugni sul tavolo, quando qualcosa non andava bene o quando si soffermava sui gallicismi nell’Italiano. Lo studio proposto da Puoti era inoltre difficilissimo, da svolgere con una disciplina estremamente severa.

Morì sessantenne nel 1847, lasciando allievi affezionatissimi che raccolsero la difficilissima missione di “sprovincializzare” l’Italia attraverso la cultura: questo concetto fu però strumentalizzato durante la narrazione postunitaria, trasformandolo in un “eroe patriottico”, con anche un busto nell’Università.

Ironicamente proprio un suo allievo, Paolo Emilio Imbriani, fu l’autore dello storico sfregio del nome della strada più famosa di Napoli: da Via Toledo a Via Roma. Probabilmente il buon Basilio, con il suo rispetto religioso verso la Storia, non l’avrebbe presa molto bene, sperando anche lui di essere destinato a strade diverse, senza sacrificare memorie altrui.

-Federico Quagliuolo

Riferimenti:
Francesco Costa, Napoli Ribattezzata, Stamperia del Valentino, Napoli, 2013 (edizione originale del 1888)
Salvatore De Renzi, Napoli nell’anno 1656, ovvero documenti della pestilenza che desolò Napoli nel 1656
Gino Doria, Le strade di Napoli, Ricciardi Editore, Milano, 1982

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