Mozart e la Cappella Reale di Portici: quando nel 1770 estasiò il pubblico

Mozart e la Cappella Reale di Portici: quando nel 1770 estasiò il pubblico

Pochi conoscono la Cappella Reale di Portici, eppure quanta storia e bellezza è scritta negli spazi eleganti della piccola chiesa settecentesca! Sorge, defilata e un po’ buia, sotto ad uno degli archi laterali di ingresso al cortile monumentale della Reggia, uno di quei luoghi che lascia a bocca aperta per la luce e l’eleganza con cui abbraccia via Università, l’antica Strada Regia delle Calabrie, il cui basolato disconnesso trasuda storia ad ogni angolo.

Forse non sufficientemente valorizzata, né conosciuta, la Cappella Reale si nasconde agli sguardi dei passanti meno attenti ma ha una storia e una rilevanza artistica e architettonica che meritano di certo maggiore attenzione.

Mozart, giovanissimo, si esibisce all’organo della Cappella Reale

Al di là di ogni cosa, c’è qualcosa di veramente prezioso che è custodito all’interno della Chiesa: l’elegante organo di legno di Tommaso De Martino del 1750. Vi chiederete perché. Ebbene, questo strumento, ancora oggi usato per celebrare la messa, è stato suonato nella primavera del 1770 da uno dei più importanti compositori di tutti i tempi: Wolfgang Amadeus Mozart. 

Mozart e la Cappella Reale di Portici: quando nel 1770 estasiò il pubblico
Interno della Cappella Reale. L’organo su cui suonò Mozart

Mozart allora aveva solo quattordici anni eppure aveva già dato prova del suo eccezionale genio musicale in tutta Europa.

Questa chiesa in principio fu un teatro, ebbene sì. Una sala per le rappresentazioni teatrali, realizzata su disegno del Canevari, che allietasse le serate della corte Borbonica. Ma ebbe vita breve in quanto Re Carlo, uomo di provata fede cristiana, volle che al suo posto vi fosse edificato un luogo di culto che ancora mancava al suo maestoso palazzo. 

In principio fu il teatrino di corte

Il teatrino fu convertito in una cappella, ad opera dell’archistar del momento Fernando Fuga e venne consacrata nel 1749. L’edificio fu dedicato all’Immacolata Concezione, protettrice della Spagna e a San Gennaro, entrambi chiamati a difendere la corte dalla furia del Vesuvio.

Il Re borbonico non si risparmiò, e fedele al suo intento di promuovere una rinascita urbanistica e architettonica dell’area,  chiamò presso di sé i più bravi artisti del momento. 

La Cappella Reale è indubbiamente un tesoro dell’arte settecentesca. Il portale di marmo che introduce alla chiesa è la prima cosa su cui ci si sofferma e seppure in uno spazio un po’ angusto, questo non nasconde la propria bellezza.

La Cappella Reale, esempio mirabile di arte settecentesca

Opera dello scultore Agostino Corsini, raffigura due angeli che danno fiato alle trombe e reggono lo stemma della casa reale. Varcato l’ingresso, l’interno della cappella tradisce la sua originaria funzione di teatrino di corte.

Si vede chiaramente come essa risulti dalla fusione dello spazio originariamente destinato al palcoscenico e di quello dedicato al pubblico.

Mozart e la Cappella Reale di Portici: quando nel 1770 estasiò il pubblico

Ci accolgono tante pregevoli opere d’arte: la statua dell’Immacolata è opera di Giacomo Ceci, i candelabri vennero realizzati su disegno di Luigi Vanvitelli, le sculture sono ad opera degli artisti Manuel Pacheco e Andrea Violani, i quadri a olio alle pareti sono di Scuola Napoletana e della bottega di Solimena, infine gli affreschi sono opera di Giuseppe Bonito.

Di rilievo anche la struttura architettonica che anima l’altare maggiore realizzata con pilastri e colonne di marmo africano provenienti dal teatro antico di Ercolano

Principesse, regine e papi

E poi lui, l’organo, il magnifico piccolo organo sui cui tasti poggiarono le dita del giovane musicista austriaco, in viaggio a Napoli in compagnia del padre. Ma prima di raccontare di Mozart, ricordiamo che anche altri visitatori illustri calpestarono questi antichi pavimenti: regine, principesse e papi.

La regina Maria Isabella infanta di Spagna, moglie di Francesco I, re del Regno delle Due Sicilie, che proprio a Portici esalò il suo ultimo respiro nel 1848; Maria Amalia delle Due Sicilie; Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone, e infine Papa Pio IX.

Quest’ultimo in fuga da Roma nel 1849, fu ospite per sette mesi di Ferdinando II, che lo accolse al Granatello insieme ad una folla acclamante.

Ed ora raccontiamo del giovane Mozart. È la primavera del 1770, l’enfant prodige è già aduso ai viaggi in Europa. Il padre, Leopold, lo porta con sé in giro per le corti europee. Mostra al pubblico della nobiltà quanto il figlio sia già un eccelso musicista. Mozart sin da molto giovane si esibisce in concerti che lasciano tutti ammaliati. 

Mozart visita Napoli, la capitale della musica europea

A Napoli, allora capitale indiscussa della musica europea, Amadeus suona nei salotti dell’aristocrazia più in vista della città. Serate mondane, all’insegna del lusso e dello sfarzo tipico dello stile di vita delle classi nobili settecentesche, Mozart al piano suscita stupore e compiaciuto divertimento: così giovane e già così bravo.

Non poteva mancare in questo suo tour per ville e palazzi, la Reggia di Portici, presso la corte di Re Carlo. Siamo nel maggio del 1770, Amadeus in visita alla Corte e a cospetto di quest’ultima, viene invitato a suonare il piccolo organo nella Cappella di Palazzo.

Esegue componimenti le cui note risuonano dense e sublimi nel piccolo spazio della Chiesa, spandendosi anche all’esterno, per la via percorsa dalle carrozze e infilandosi sotto i portici, per poi liberarsi in tutta la loro potenza nell’ampio cortile.

“Con un’opera a Napoli ci si fa più onore che non con cento concerti in Germania”

I Mozart torneranno a Napoli e a Portici anche l’anno successivo, il 1771 e questa volta Amadeus si esibisce alla presenza della regina Maria Carolina d’Asburgo, mentre non riesce a suonare a cospetto del Re, che incontra solo velocemente a Palazzo.

La spiegazione potrebbe essere che, essendo ancora molto giovane, Mozart non avesse ancora quella fama tale che gli consentisse di suonare dinanzi al sovrano.

Il soggiorno napoletano fu per il Nostro una pietra miliare della sua formazione artistica, un ricordo dolcissimo che anni più tardi gli farà scrivere di quanta nostalgia provasse per la città e per i momenti qui vissuti.

E a testimonianza dell’ammirazione provata per la cultura della capitale del Regno delle Due Sicilie, scrisse anche: “Quando avrò composto un’opera per Napoli mi si ricercherà ovunque: con un’opera a Napoli ci si fa più onore e credito che non dando cento concerti in Germania”. 

Bibliografia

Carlo Celano, “Notizie del bello, dell’antico, e del curioso della città di Napoli”, 1692

Diego Rapolla, Memorie storiche di Portici , Atesa, 1891

Vladimiro Bottone, Mozart in viaggio per Napoli, Avagliano Editore, 2003

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