La Torre dell'Orologio di Arzano: storia di un campanile solitario

La Torre dell’Orologio di Arzano: storia di un campanile solitario

La torre dell’orologio di Arzano è davvero insolita a vedersi. Si tratta infatti di un enorme campanile che si trova al centro di una piazza vuota, scollegata da qualsiasi chiesa. Quando fu costruito, quasi due secoli fa, era un oggetto importantissimo per la vita del paese: l’orologio pubblico era infatti l’unico modo ufficiale per scandire il tempo, dividendo le ore di lavoro da quelle di riposo e di preghiera.

Moltissime torri campanarie furono abbattute nel corso dell’ultimo secolo, mentre questa fu addirittura restaurata a spese dei cittadini.

Torre dell'orologio di Arzano
La torre dell’orologio di Arzano nella piazza del Crocifisso

Una torre troppo bassa

La storia della torre dell’orologio di Arzano comincia nel 1847, quando il paese contava circa mille abitanti. Rientrò nei progetti borbonici di modernizzazione delle campagne napoletane. Se oggi sembra scontato poter avere un orologio preciso a portata di mano, duecento anni fa ci si affidava alla natura o agli edifici pubblici con meridiane e campanili, che erano anche i punti di ritrovo delle comunità, oltre ad essere fondamentali per regolare gli impegni e le giornate dei cittadini, essendo l’unico metro affidabile per misurare il tempo.

Prima dell’Unità d’Italia, per giunta, l’ora si contava “all’Italiana” o, ai tempi di Ferdinando IV, “all’ora di Spagna”. Il giorno era scandito in quattro parti da 6 ore, partendo dall’Ave Maria della sera. Il campanile, infatti, faceva 24 rintocchi in occasione del tramonto. Dopo Napoleone si passò al sistema attuale di misurazione del tempo in tutta Europa. A Napoli la giornata divisa in 12 ore era conosciuta e anche utilizzata, ma fu adottata ufficialmente solo dopo il 1861.

Fu così che Ferdinando II ordinò la realizzazione di torri dell’orologio a Caivano, Pomigliano, Secondigliano ed Arzano. E proprio quest’ultima fu, a detta dell’intendente della provincia di Napoli, una delle opere più belle di tutte. Il problema fu che il campanile era in origine troppo basso e non si riusciva a sentire bene il suo suono al di fuori della piazza principale.
Inizialmente si pensò addirittura di abbatterlo. Dopo l’Unità d’Italia, infatti, si voleva costruire un municipio più grande per Arzano, con tanto di campanile integrato. Il progetto non si fece e, nel frattempo, il campanile fu rialzato per renderlo un elemento riconoscibile in tutte le campagne limitrofe.

Poi, nel 1889, fu chiamato il maestro orologiaio napoletano Alfonso Curci per costruire un nuovo orologio: il conteggio delle “ore italiane” creava infatti un sacco di confusione fra i cittadini di Arzano e quelli dei comuni limitrofi che avevano già modernizzato i propri orologi.

Torre dell'orologio di Arzano targa
La targa che ricorda l’episodio della distruzione del campanile. Fotografia di Federico Quagliuolo

La ricostruzione della torre dell’orologio di Arzano

La storia del nostro campanile in tempi moderni non fu affatto semplice: festeggiò i 100 anni nel pieno della II Guerra Mondiale, scampando per miracolo ai bombardamenti, ma donando le sue campane alla patria: su ordine del podestà, infatti, furono sacrificate le campane borboniche per realizzare materiale bellico. E la torre campanaria diventò muta, come lo scenario delle province napoletane dopo le battaglie fra americani e nazisti.

Quando tutto sembrava perduto, però, ci fu il colpo di scena: nel 1944 il sindaco di Arzano, Michele Capasso, organizzò una colletta popolare per far fondere di nuovo le campane rubate due anni prima. Ci riuscì grazie ai fondi raccolti fra i cittadini, oltre ad aver investito anche molti soldi personali.

Sono quindi passati quasi 200 anni dalla costruzione della torre dell’orologio di Arzano e il tempo ormai è alla portata di tutti, fra orologi da polso e smartphone. Eppure quell’edificio è ancora lì, al centro della città, a raccontare con la sua targa tempi

-Federico Quagliuolo

Riferimenti:
Giacinto Libertini, Testimonianze per la memoria storica di Caivano volume decimo. Il testo dell’orologio è opera di Mario Manzo.

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