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Le macchine anatomiche della Cappella Sansevero: macabre torture o abilità tecnica?

Le macchine anatomiche sono una delle principali attrazioni custodite all’interno della “Cappella Sansevero“, nel centro storico di Napoli. Come l’intero sito, esse sono avvolte da un alone di oscuro mistero, protagoniste di macabri leggende. Si tratta di automi o ci troviamo realmente di fronte a resti umani?

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L’interno della Cappella Sansevero Al centro si può ammirare la scultura in marmo del “Cristo Velato”, opera di Giuseppe Sammartino.

Raimondo Di Sangro: il principe alchimista

I Di Sangro erano un’antica e nobile famiglia di origine francese con svariati possedimenti all’interno del regno di Napoli. E Raimondo, principe di Sansevero, è senza dubbio la figura più affascinante ma al tempo stesso misteriosa di questa nobile e veneranda casata. Vissuto in pieno ‘700 il principe progettò tantissime invenzioni. Inoltre si interessò di filosofia, letteratura ma soprattutto di alchimia.

Ed è proprio questa sua passione per l’occulto ad aver dato adito a una serie di miti, spesso macabri, che vedono Raimondo come protagonista principale. E le macchine anatomiche sono solo una parte di questi miti. Affascinante è ad esempio la leggenda della sua morte, fatto a pezzi per sua stessa volontà da un suo schiavo moro (ma questa è un’altra storia!).

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Macchina anatomica, corpo maschile. Foto di museosansevero.it

Le macchine anatomiche di Giuseppe Salerno

Le due macchine anatomiche conservate all’interno della Cappella Sansevero a Napoli sono opera del medico palermitano Giuseppe Salerno. Sono scheletri di un uomo e di una donna in posizione eretta che presentano per di più un sistema arterovenoso perfettamente integro. Pare che il principe Raimondo di Sangro avesse ammirato lo studio maschile nel 1756 in occasione di un’esposizione pubblica che lo scienziato siciliano tenne in città.

Il principe decise quindi di acquistare la prima delle macchine anatomiche assumendo lo stesso Giuseppe Salerno, con l’incarico di costruirne una seconda. I due singolari oggetti vennero in un primo momento conservati in una stanza del palazzo del principe Di Sangro, denominata “Appartamento della Fenice” (chiara allusione al tema dell’immortalità!). Successivamente furono poi spostati nella Cappella Sansevero.

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Macchina anatomica, corpo femminile. Foto di museosansevero.it

Abilità tecnica o macabre torture?

La particolarità e la verosimiglianza delle macchine anatomiche, unite all’alone di mistero che ha sempre circondato la figura di Raimondo Di Sangro, hanno spinto la mente di curiosi e appassionati dell’occulto verso una serie di teorie piuttosto singolari. La Breve nota di quel che si vede in casa del principe di Sansevero, anonima guida settecentesca, contribuì ad alimentare la “leggenda nera“.

Secondo questo breve testo Giuseppe Salerno, sotto la direzione del principe alchimista, iniettò nei vasi sanguigni dei due corpi una sostanza di loro invenzione che avrebbe procurato la “metallizzazione” dell’apparato circolatorio. Ma l’operazione avrebbe avuto successo solo se il sangue fosse stato ancora in circolo, e dunque con i corpi delle macchine anatomiche ancora in vita. Insomma, non proprio una pia pratica!

Per fortuna la leggenda della terribile imbalsamazione rimane tale. Sebbene gli scheletri delle macchine anatomiche siano veri, le vene, le arterie e i capillari in essi conservati sono il frutto di una sapiente ricostruzione utilizzando fili di ferro, coloranti e cera d’api. Ma ciò non inficia sulla preziosità degli oggetti. La ricostruzione degli organi è talmente accurata da mostrare un’approfondita conoscenza dell’anatomia, decisamente avanzata per l’epoca.

Insomma, sebbene le macchine anatomiche possano suscitare un certo turbamento d’animo, non sono il frutto di qualche animo perverso e di indicibili torture. Sono piuttosto il risultato di una mente arguta e dell’insaziabile sete di conoscenza dell’uomo, mista a un po’ di sana follia!

Foto di copertina da museosanvero.it

Fonti

  • Anonimo, Breve nota di quel che si vede in casa di Raimondo di Sangro principe di Sansevero, Colonnese, 2016.
  • https://www.museosansevero.it/
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