Giulio Iasolino, il medico calabrese che rese famosa Ischia

Giulio Iasolino, il medico calabrese che rese famosa Ischia

Ogni anno Ischia attira visitatori da tutto il mondo alla ricerca di quelle acque caldissime delle piscine del Poseidon, dei tantissimi alberghi e addirittura delle sorgenti subacquee: le acque termali di Ischia sono un brand famoso in tutto il mondo. E il merito va a Giulio Iasolino, medico calabrese che, sul finire del ‘500, studiò per la prima volta le proprietà curative delle acque ischitane: ancora oggi le sorgenti sono classificate con le metodologie create dal medico calabrese più di 400 anni fa.

Era un medico tuttofare, pieno di interessi e passioni: amava la letteratura, la giurisprudenza e lo studio della botanica. Pubblicò numerosissimi testi scientifici e fu uno dei docenti più amati dell’Università di Medicina di Napoli: tutti lo ricordano come un personaggio geniale, stralunato e generoso.
Per inquadrarlo meglio, basta immaginare che nessuno ha mai capito la sua vera età: ogni volta che gli veniva chiesto quanti anni avesse, sin da quando era giovanissimo, mentiva (o sbagliava?).

D’altro canto, per scoprire la devozione che hanno gli ischitani verso Giulio Iasolino, basta scendere dall’aliscafo ad Ischia Porto: il corso principale dove attraccano le navi, in corrispondenza del Tondo di Marco Aurelio, è intitolato proprio a lui.

Giulio Iasolino ritratto
Giulio Iasolino

Un animo nobile, dalla Calabria a Napoli

In una data imprecisata, fra il 1533 e il 1540, una famiglia molto ricca di Monteleone di Calabria (oggi Vibo Valentia) festeggiò la nascita dell’ultimo arrivato, il piccolo Giulio. Non si sa esattamente nemmeno quanti fratelli abbia avuto, l’unico di cui abbiamo notizia è Vespasiano Iasolino, che lavorò a Napoli come giureconsulto e che fu amatissimo dal fratello maggiore, tant’è vero che, quando morì nel 1620, Giulio finì in depressione. C’è anche notizia di un altro fratello, ma sappiamo solo che ebbe tre figli.

Quel che è certo è che, come molti figli di calabresi facoltosi dell’epoca, i fratelli Iasolino furono mandati a Napoli per specializzarsi nelle discipline tradizionali (tant’è vero che nelle maschere del carnevale napoletano ci sono diversi stereotipi dei calabresi fuorisede!) e siamo certi che tutti si fecero valere: proprio Giulio, dopo aver inizialmente cominciato a studiare lettere e filosofia, cambiò improvvisamente idea, abbandonò gli studi classici e decise di cominciare a studiare la medicina.
L’idea fu ottima: diventò professore a circa 30 anni, un’età sorprendente anche per 500 anni fa. Poi diventò chirurgo dell’Ospedale degli Incurabili e fino al 1620 non smise mai di operare e insegnare medicina ai suoi allievi: considerava una vera e propria missione di vita il suo lavoro, tant’è vero che cominciò a scrivere tre libri di anatomia. Il problema è che non li pubblicava e non sappiamo perché.

Abbiamo infatti lettere di cardinali, nobili e colleghi dell’epoca inviate al giovane professor Giulio Iasolino per sollecitargli le pubblicazioni: cominciava infatti a scrivere, sull’onda dell’entusiasmo, e poi non dava alla stampa i suoi libri. Addirittura ci sta una lettera di Marc’Antonio Colonna, uno degli uomini più influenti del suo tempo, che gli chiedeva di pubblicare i suoi testi scientifici “per il bene dell’Umanità. Mica poco!

Alla fine li pubblicò e, come spiega Buchner, furono studiati e commentati dai maggiori luminari del suo tempo.

Per giunta abbiamo anche notizia del fatto che Iasolino non volle mai percepire guadagni su ciò che scriveva: era convinto che il dovere dello scienziato era quello di aiutare l’umanità. E tutte le conoscenze mediche e scientifiche andavano condivise senza privative e segreti.

Giulio Iasolino libro de rimedi naturali pithecusa
Il libro più famoso di Giulio Iasolino

De’ rimedi naturali che sono nell’isola di Pithecusa oggi detta Ischia

Giulio Iasolino, insomma, era un irrequieto. Se la sua vita privata quasi non esisteva, dato che dedicò la sua esistenza al lavoro e alle passioni, non possiamo dire che le sue attività professionali siano state infruttuose. Dopo una decina di anni passati dietro la cattedra di Medicina, cominciò a disinteressarsi delle pubblicazioni di anatomia e si gettò a capofitto nello studio delle acque termali e della Storia di Ischia, già all’epoca famosissima per le sue proprietà curative. Il problema è che nessuno prima di allora aveva studiato in modo scientifico gli effetti benefici delle acque ischitane.

Iasolino individuò addirittura 59 fonti termali a Ischia, una cifra da record. Per giunta le sue ricerche impiegarono diversi mesi di studi: dobbiamo immaginare che l’Isola Verde, ai tempi del medico calabrese, non aveva quasi nessuna strada lastricata, se non nei piccoli centri abitati. Era quindi difficilissimo muoversi e gli spostamenti erano spesso anche pericolosi, a causa del terreno ripido del Monte Epomeo. Iasolino si assentava quindi per mesi, vivendo all’avventura, con carte, appunti e tanta pazienza.
Alla fine non si limitò solamente a studiare le acque e le loro proprietà curative: la sua conoscenza delle coste e delle rocce ischitane diventò così profonda nel tempo che grazie a lui si tracciò la più fedele cartina geografica dell’Isola, che chiaramente uscì sul libro.

Studiò anche il movimento delle stelle e l’influenza della Luna sull’umore umano e sulle cure, spiegando che Ischia aveva un tocco speciale anche in quest’aspetto nell’ambito curativo. In determinate notti stellate, infatti, fare il bagno nelle acque termali giuste risolveva una serie di malattie croniche.

pagina di appunti manoscritto Iasolino
Una pagina di appunti scritti da Iasolino

Le fonti termali di Ischia e le proprietà miracolose

Per ogni fonte individuava le proprietà curative. Addirittura quella dell’Olmitello, dalle parti dei Maronti, aveva il potere a dir poco magico di riuscire a restituire l’udito ai sordi. E ancora: Nitrodi, Cartaromana, Buonopane erano tutte speciali per vari effetti benefici. Senza dimenticare le “stufe di Castiglione”, dove consigliava di effettuare la sauna. Paul Buchner, il suo biografo, dice che si dimentica incredibilmente di studiare solo i bagni di Cava Scura, che oggi sono famosissimi ed erano già conosciuti ai tempi degli Angioini.

La sua fonte preferita, però, era quella del Gurgitello. Si trova ancora oggi a Casamicciola Terme ed effettivamente ha proprietà eccellenti: è un’acqua depurativa, aiuta le vie respiratorie ed ha addirittura un’azione antinfiammatoria e di aiuto al metabolismo. Addirittura, ci racconta il medico calabrese, che le acque miracolose del Gurgitello fecero uscire dal corpo di un paziente un pezzo di ferro di un pugnale che lo aveva trafitto un anno prima.

Al netto delle esagerazioni, l’idea di Iasolino fu quella di attrarre i suoi pazienti più facoltosi sull’Isola: raccomandò le fonti termali come terapia a tutta la nobiltà napoletana, spagnola e romana, che conosceva molto bene grazie alla sua fama di chirurgo. E fu proprio grazie ai fondi dei nobili che fece ricostruire e ammodernare Casamicciola e i bagni del Gurgitello, che addirittura erano rimasti ai tempi degli antichi romani ed erano indegni per ospitare i nobili. Per giunta non dimentichiamo che Ischia non aveva nemmeno un porto moderno, dato che fu costruito solamente nel 1854 da Ferdinando II di Borbone: ben 300 anni dopo la nostra storia!

inarime ischia litografia
Una visione antica di Ischia, l’isola che schiaccia Tifeo

Un libro da rifare

Anche qui, però, troviamo tutta la personalità bizzarra di Iasolino: cominciò a scrivere il libro in Latino, che era la lingua della cultura: fu approvato nel 1582 dal censore ecclesiastico e doveva solamente essere mandato dal tipografo. Ma non fu stampato.
Il medico infatti ci ripensò probabilmente sollecitato da Geronima Colonna, una delle sue più affezionate pazienti e amiche, e decise di mandare tutto all’aria e ricominciare traducendo tutto il suo testo in Italiano. Chiaramente quest’opera gli impiegò altri 6 anni di lavoro e, nel 1588, finalmente fu mandato alla stampa il “De’ rimedi naturali che sono nell’isola di Pithecusa oggi detta Ischia“. Per giunta lo stesso libro ha numerosissime versioni, molte aggiornate dagli stessi discepoli del medico.

Ci basta vedere solo l’introduzione dell’opera per capire la sua singolarità: la prefazione è infatti una collezione di poesie dedicate a Giulio Iasolino, a Tifeo e a Ischia da parte di medici, discepoli e notabili dell’epoca.

Qui il libro di Iasolino

Giulio Iasolino giovane
Giulio Iasolino da giovane

La fine di un filosofo cristiano

Dopo mezza vita passata ad Ischia, alla fine Giulio Iasolino tornò a Napoli da anziano per continuare a insegnare medicina. Non aveva figli, dato che aveva dedicato la sua vita intera al lavoro, ma fu accolto come un padre da tutti i suoi discepoli che nel tempo lo avevano seguito.

Il tempo fu poco clemente con la memoria del medico calabrese. Morì infatti nel 1622, appena due anni dopo la morte del fratello, e fu portato in gloria dai suoi studenti che finanziarono un sepolcro monumentale nella chiesa di Santa Chiara, che già all’epoca era considerata una delle più importanti di Napoli.
Di questo sepolcro e dei suoi resti mortali, però, non è rimasto più nulla, dato che abbiamo perso tutto in quel dannato agosto del 1943, sotto le bombe americane. La memoria di Iasolino, invece, è rimasta ed è stata recuperata e raccontata da un altro scienziato, il professor Paul Buchner, solamente nel 1968.

D’altronde, da medico, letterato e filosofo religiosissimo com’era lui, scrisse in uno dei suoi testi di medicina che “il senso della nostra vita è quello di capire che il corpo è solo una prigione dell’anima“. A suo avviso, una volta dedicata la vita al bene degli altri, l’anima si ricongiunge con Dio.

Ovunque si trovi, siamo certi che Giulio Iasolino sarà felice, anche senza i suoi resti mortali che lo ricordano a noi viventi, che viviamo di memorie.

-Federico Quagliuolo

Riferimenti:
Paul Buchner, Giulio Iasolino, Imagaenaria, Ischia, 2000

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