Chi è della zona è talmente abituato a soffrire per loro che, quando ci passa accanto, gira lo sguardo. Le colonne di Giugliano sono una testimonianza antichissima della Storia di una delle più ricche e fertili province dell’agro napoletano. Stanno lì da circa due secoli e sembra che non se ne vogliano andare per dispetto: una delle due lapidi è ormai persa, l’altra è talmente massacrata dal tempo che nemmeno si capisce come faccia a non crollare.

Furono costruite come simbolo di accoglienza: si chiamavano infatti “la porta di Giugliano” e separavano la città dal vicino territorio di Melito.

Colonne di Giugliano
Una delle colonne di Giugliano

Una strada figlia degli antichi Romani

Inizialmente quella che oggi è circondata da palazzi, centri commerciali e depositi, fino a cinquant’anni fa era una strada in mezzo ai campi coltivati. Ed è sempre stata così, per millenni. Per scoprire le origini della strada in cui si trovano le colonne di Giugliano dobbiamo tornare indietro fino ai tempi dall’antica Roma.
I primi ad avere l’idea di tracciare questa strada furono i nostri antenati romani: si chiamava Via Antica Consolare Campana e serviva a collegare Puteoli con Capua Antica, passando proprio per i territori di Quarto, Giugliano, Qualiano, Aversa e Teverola.

Le infrastrutture antiche erano pensate per durare secoli, ma probabilmente nessuno avrebbe mai potuto immaginare che l’antica Via Campana rimase pressoché intatta per millenni: utilizzata dai contadini, viandanti e mercanti della zona in tempi inimmaginabili.

La ricostruzione borbonica

Per trovare la ristrutturazione di questa strada dovremo infatti arrivare alle opere di riassetto viario di Ferdinando II di Borbone, quando durante il suo regno cercò di dotare la Campania di infrastrutture moderne per rilanciare l’economia e modernizzare i territori più vicini alla Capitale.
Buona parte delle province rurali del Regno si muoveva ancora su tracciati antichissimi, risalenti ai tempi di Pedro di Toledo o addirittura al Medioevo.
Gli investimenti furono enormi soprattutto nel nord della Campania (per intenderci, Carlo Filangieri riporta che nel solo periodo 1852-1855, furono spesi 14.692.182 ducati d’oro, equivalenti a circa 734 milioni di euro).

I benefici di questa politica li riceviamo ancora oggi: se infatti da un lato fu completamente rifatta Via Santa Maria a Cubito, l’altro grande intervento fu quello di ricostruire completamente l’antica Via Campana: era il 1842 e i lavori si conclusero nel 1850 con una strada larga, moderna, lastricata con il solido e affidabile basolato vesuviano.
Per intenderci, riuscirà a resistere alla perfezione anche al peso di una colonna di carrarmati inglesi che sfilò proprio sulla strada.

Si decise che “la porta di Giugliano” sarebbe stata inaugurata simbolicamente con due colonne caratterizzate da lapidi che avrebbero dovuto raccontare la storia della strada, celebrando la nuova opera.

Un filmato inglese che mostra il passaggio in mezzo alle colonne di Giugliano

Le colonne di Giugliano e le pigne: un buon auspicio

Ed ecco che compaiono finalmente le nostre colonne di Giugliano. Notiamo la presenza delle pigne, che ricorre spesso all’interno delle opere borboniche. Hanno un simbolismo fortemente positivo perché non solo servono ad indicare la prosperità dei territori e la bontà dell’ambiente, ma anche simbolicamente indicano “la sapienza” e l’elevazione morale.

Quel che è certo è che i monumenti furono progettati dall’architetto Antonio Nicolini, diventato famosissimo per le Scale di Capodimonte e per aver progettato la ristrutturazione dello stesso San Carlo. Non è un caso, in effetti, se troviamo pigne di pietra anche davanti al teatro di Napoli.

colonne di Giugliano
La targa ormai distrutta della colonna sinistra

Un monumento sofferente

Stranamente le colonne di Giugliano non si trovano nemmeno nel territorio cittadino, ma ricadono in quello della vicina Melito.
Di fronte c’è un centro commerciale, sulle loro basi, tagliate nel 1990, si vede solo spazzatura e tracce di urina di qualche senzatetto. Sulle colonne, nonostante la pulizia del 2019, c’è sempre traccia di qualche graffito o di qualche manifesto pubblicitario.
E poi le due lapidi: una è sparita intorno agli anni ’60, mentre l’altra è lì, talmente massacrata da essere illeggibile, ma non ne vuole sapere di venir giù perché sembra quasi che voglia dire con le ultime forze: “guardate che cosa mi avete fatto!“. Anche se pochi si degnano di ascoltarla ancora.
Oggi le colonne di Giugliano sono il reperto storico più antico dell’immediato circondario e questa è una notizia strana, se pensiamo che lungo l’intera Via Campana c’erano mausolei romani, templi, colonnati e altre opere antichissime raccontate dagli autori dei secoli passati. Oggi è rimasto ben poco e, per lo più, in cattive condizioni.

Ed il cuore di chi ama la cultura si spezza assieme a tutte quelle tracce antiche distrutte dalle ruspe, che da settant’anni non smettono di divorare la Storia del territorio.

-Federico Quagliuolo

Riferimenti:
Esterino Mallardo, Mi racconto: Dalla masseria a Palazzo Reale, Abbiabbè, Giugliano, 2013
Carlo Filangieri di Satriano, Cenno storico delle opere pubbliche eseguite nel Regno di Napoli sotto l’augusta dinastia dei Borboni, Stamperia del Valentino, Napoli, 2014 (ristampa del testo originale del 1858)

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