Giordano Bruno: il filosofo di Nola ucciso dall'Inquisizione

Giordano Bruno: il filosofo di Nola ucciso dall’Inquisizione

Giordano Bruno è stato uno dei personaggi che più ha gettato in crisi la Chiesa cattolica durante i difficili anni dell’Inquisizione. Originario di Nola, Giordano Bruno era cittadino del mondo, visitò le più celebri corti europee esibendosi con la sua straordinaria arte lulliana della memoria, ossia la complessa mnemotecnica.

Filosofo di grande spessore, fu giudicato eretico per la sua vicinanza all’arte magica e per la sua posizione avversa rispetto alla religione cattolica. Torturato dall’inquisizione morì nel modo più atroce possibile e la sua genialità fu taciuta per moltissimi anni. Riscopriamo insieme le idee e l’eterno amore per la vita di uno dei più grandi intellettuali della nostra terra.

Giordano Bruno, un bambino prodigio

Originario di Nola, lì dove è interamente cresciuto, il suo vero nome era in realtà Filippo Bruno, in onore del successore del re di Spagna, Filippo II. All’età di quattordici anni entra nel convento di San Domenico Maggiore e seguendo la regola domenicana rinuncia al suo vero nome per attribuirsi il nome Giordano, in onore del beato Giordano di Sassonia.

Come lui stesso confessò durante il suo processo, la scelta di indossare gli abiti domenicani non era data dall’interesse nello studio della teologia, interesse che appunto non ebbe mai, ma scelse tale vita per potersi dedicare totalmente agli studi filosofici, con la garanzia che la sua posizione gli forniva.

giordano bruno
Ritratto di Giordano Bruno

Nel convento domenicano Giordano Bruno ebbe l’opportunità di avvicinarsi agli studi teologici  studiando i testi di personaggi come Nicola Cusano, Tommaso d’Aquino, e anche i libri proibiti di Erasmo da Rotterdam. Tutto queste opere però lo spinsero , all’incirca verso i diciotto anni, a dubitare di tutti i dogmi cristiani.

Iniziò a rinnegare la dottrina trinitaria, ossia quella dottrina per la quale il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo sono un’unica entità. Per Bruno il Padre è l’anima del mondo, il Figlio l’amore e lo Spirito l’intelletto. In seguito ammette di essere un conoscitore dell’arianesimo e che le posizioni di Ario non sono poi così complesse, come invece voleva far credere la chiesa cattolica.

Tutto questo gli costerà una condanna per eresia, e quindi costretto a fuggire da Napoli si rifugiò a Roma. Furono però ritrovati nel convento domenicano dei suoi libri e appunti riguardo le dottrine di Erasmo da Rotterdam, quindi dovette di nuovo scappare e rifugiarsi in Liguria.

In seguito Bruno si avvicina all’averroismo, filosofia del tutto rinnegata dalla chiesa cattolica, e soprattutto inizia a professarsi ermetico, facendo quindi riferimento ad Ermete Trimegisto, presente fin dall’antichità nella tradizione egizia, ritenuto l’autore del Corpus Hermeticum, opera alla base della massoneria.

Quindi pur costretto a scappare da Napoli, il legame intrinseco con la sua mole filosofica è ben chiaro. Un viaggio infinito che parte dall’antica tradizione egizia e arriva proprio qui, nella nostra cultura partenopea.

Giordano Bruno: il filosofo di Nola ucciso dall'Inquisizione
Averroè
Giordano Bruno: il filosofo di Nola ucciso dall'Inquisizione
Ermete Trimegisto

Ermete Trimegisto, l’antenato della massoneria

Le radici culturali partenopee affondano anche nell’antica cultura egizia. Questo è ormai testimoniato sia dai monumenti che dai simboli, che dalla storia della nostra città. E’ quindi ancor più affascinante pensare come già negli anni in cui viveva Giordano Bruno, questo stretto legame tra magia e tradizione occulta fosse più forte che mai.

Ma cosa c’entra Ermete Trimegisto con la tradizione culturale partenopea e la massoneria nostrana? Sicuramente il discorso che ci stiamo accingendo ad affrontare è ricco di fascinazione, poiché esalta ancora di più le viscere incomprensibili e misteriose di Napoli.

Ermete Trimegisto è un personaggio a tutti gli effetti leggendario, venerato totalmente come uomo saggio e sapiente, a lui è attribuito il Corpus Hermeticum ed è ritenuto l’iniziatore della corrente ermetica.

Giordano Bruno: il filosofo di Nola ucciso dall'Inquisizione
Corpus Hermeticum tradotto in latino

Ermete Trimegisto significa letteralmente ‘’Ermete il tre volte grandissimo’’, numero tre che nella massoneria indica la perfezione poiché è la sintesi dei principi fondamentali: Uguaglianza, Libertà e Fratellanza.

Inoltre il Corpus Hermeticum è in realtà un insieme di papiri contenenti incantesimi e procedure di iniziazione come l’arte del telestikè, ossia la capacità di intrappolare angeli o demoni, o di creare manufatti e animarli. Come sappiamo la massoneria era ricca di pratiche e rituali di iniziazione, esistevano infatti vari gradi iniziatici.

Quindi Giordano Bruno aveva in se intrinseca questa forza che lo spingeva oltre il sapere stesso, nei meandri più misterici dell’uomo, proprio come la ricerca massonica si propone di fare, mettendo l’uomo al centro e non più Dio.

Giordano Bruno: il filosofo di Nola ucciso dall'Inquisizione
Immagine che allude ai vari gradi iniziatici della massoneria

Inoltre Giordano Bruno non concordava con il precetto cristiano ”Bevete e sarete sazi”, poichè non si saziava mai della conoscenza, in accordo con quello che lui definiva ”eroico furore”. Bruno vedeva nel Cristianesimo un potere limitante per l’ essere umano, ma in realtà per lui il grado massimo della speculazione filosofica non era l’estasi mistica, ma la visione magica della natura.

Quindi per Bruno il filosofo deve essere ”furioso”, assetato dell’infinito, e andando oltre ogni limite con uno sforzo appunto ”eroico” raggiunge una sorta di immedesimazione con la natura e con l’universo.

Quindi la massima di riferimento che meglio descrive lo slancio eroico di Giordano Bruno in risposta al ”Bevete e sarete sazi” è:

”Più bevo più ho sete”

Giordano Bruno

Ma tutto questo però creò dei forti dissidi con la Chiesa Cattolica che non accettava una visione infinita dell’universo, che per le dottrine d’allora era invece finito e chiuso. Molti infatti furono gli intellettuali vittime dell’inquisizione, ma tutti capirono che il loro sacrifico sarebbe servito al mondo futuro che si apprestava a nascere.

In questo senso Giordano Bruno fu profetico poichè capì che molti intellettuali come lui, perseguitati, avrebbero in realtà cambiato gli assiomi della ricerca del sapere.

”Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di aver vinto”

Giordano Bruno

Lo scontro con la Chiesa Cattolica e la condanna al Campo de’ Fiori

Per scappare dall’Inquisizione, Giordano Bruno viaggiò in tutta Europa esibendosi nelle varie corti, gli fu dato l’appellativo di ‘‘Inglese Italianato, diavolo incarnato’‘ poichè fu cacciato anche dai paesi del cattolicesimo riformato.

Bruno scelse di tornare in Italia nonostante il pericolo che correva, forse perchè non avverso nei confronti della religione cattolica, ne voleva essere solo un riformatore. Arrivò a Venezia con la protezione di un patrizio  Giovanni Francesco Mocenigo, il quale lo volle con lui per apprendere l’arte magica.

Mocenigo però tradì Giordano Bruno, denunciandolo all’Inquisizione con una lettera scritta nella quale lo descrisse come blasfemo, non credente della Verginità di Maria, delle punizioni divine, non credente nella trinità e di esser sicuro dell’esistenza invece di infiniti mondi ed infiniti universi.

La sera del 23 maggio del 1592 Giordano Bruno fu arrestato ed iniziò il suo lungo calvario durato tre anni fino alla sua morte.

Giordano Bruno: il filosofo di Nola ucciso dall'Inquisizione
Statua di Giordano Bruno in Campo de’ Fiori

Nel corso dei suoi tre anni di prigionia, Giordano Bruno fu torturato e invitato ad abiurare, ma con fermezza non ritrattò mai le sue teorie. Fu processato dallo stesso inquisitore di Galileo Galieli, ossia il cardinale Romolo Bellarmino.

La genialità di Giordano Bruno fu decisiva anche nei momenti più drastici del suo processo, poichè oltre ad essere un abile intenditore di ogni campo del sapere, anche di politica in cui la Chiesa era fortemente immischiata, usò per molte delle domande che gli venivano sottoposte la tecnica della dissimulazione.

Con tale tecnica era difficile ritenerlo colpevole di qualche peccato, poichè lui riusciva a capovolgere la domanda inquisitoria e renderla a lui favorevole, non lasciando mai trasparire nulla che lo potesse rendere colpevole.

Nonostante ciò però bastarono tutte le sue opere scritte per condannarlo e il 17 febbraio del 1600 venne condotto nudo, con la lingua chiusa in una mordacchia di ferro, legato ad un palo e arso vivo in Campo de’ Fiori, le ceneri gettate nel Tevere.

Si dice che prima della condanna abbia pronunciato le celebri parole:

”Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam”

”Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell’ascoltarla”

Giorrdano Bruno

In punto di morte mentre il fuoco lo divorava, secondo le cronache del tempo gli fu posto dinanzi agli occhi il crocifisso, ma lui distolse lo sguardo.

La genialità di Bruno viene riconosciuta

Dopo quasi un secolo Giordano Bruno viene riportato alla memoria degli intellettuali i quali scrivono e raccolgono le sue opere considerandolo una specie di martire.

Friedrich Heinrich Jacobi, massone, facente parte degli Illuminati di Baviera, nel 1789 traduce in tedesco ampie parti dell’opera di Bruno ”De la Causa, Principio et Uno”; Shelling, idealista estetico tedesco, trae spunto per il suo dialogo su Bruno affermando come il filosofo avesse compreso e anticipato l’unità del tutto.

Ancora il celebre Hegel, parla della filosofia di Bruno come attività caotica dello Spirito che si dispiega nell’infinito; Altro si trova in ”The Tragical History of Doctor Faustus” , del drammaturgo inglese Christopher Marlowe in cui il personaggio Bruno, l’antipapa, riassume molte caratteristiche della vicenda del filosofo; Per Giovanni Gentile, idealista italiano, Bruno è un martire della libertà di pensiero.

Nel 1973 il regista italiano Giuliano Montaldo volle raccontare la personalità e la vita di Giordano Bruno tramite uno dei più grandi attori che abbiamo avuto nel nostro paese, Gian Maria Volontè, con le musiche di Ennio Morricone e la fotografia di Vittorio Storaro. Di seguito una scena esplicativa del nostro genio nolano.

Scena ripresa dal film Giordano Bruno di Giuliano Montaldo

Nonostante il finale tragico, la vita di Giordano Bruno è stata sicuramente ricca di avventure, di ricerca, di sapere. La sua speculazione filosofica era troppo rivoluzionaria per un periodo storico ancora dominato dalla religione cattolica.

Nei secoli successivi tutto quello in cui Giordano Bruno aveva creduto, tutto quello che aveva scritto, divennero il centro della ricerca filosofica del tempo e riportare alla luce il carattere e la genialità del nostro ”eroe furioso” ci fornisce sicuramente altre fascinazioni riguardo la magia della nostra città.

“La libertà di pensiero è più forte 

della tracotanza del potere.”

Giordano Bruno

Bibliografia

Umberto Eco, La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea, Edizione Laterza, Roma-Bari, 1993

Francesco Adorno, La filosofia antica IV. Cultura, filosofia, politica e religiosità. II-VI sec. d.C., Milano, Feltrinelli, 1992

Giordano Bruno, Il Sigillo dei Sigilli. I diagrammi ermetici, Milano, Mimesis Edizioni, 1995

Frances A. Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Bari, Laterza, 1969

La cena de le ceneri ,Giordano Bruno, Mondadori, 1994

Spaccio della bestia trionfante, Giordano Bruno, Londra 1584

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