'A morte 'e Carnevale, i tre atti dell'avaro di Raffaele Viviani

‘A morte ‘e Carnevale, i tre atti dell’avaro di Raffaele Viviani

” ‘A morte ‘e Carnevale’‘ è una commedia teatrale scritta da Raffaele Viviani nel 1928 divisa in tre atti. Il nome ci riporta inevitabilmente alla festa partenopea celebrata con una forte valenza simbolica, un vero e proprio rituale per scacciare via tutto ciò che di negativo ha portato con se l’inverno ed iniziare quindi la stagione primaverile con buoni propositi e con un rituale che porta via tutti i mali. Ma cosa lega l’opera del grande Raffaele Viviani con questa festa così pagana tramandata per secoli?

Carnevale un uomo avaro, grasso e morente

La festa pagana prevedeva la processione e l’uccisione di un fantoccio brutto, grasso e deforme che appunto simboleggiava le avversità passate della stagione invernale.

Da queste caratteristiche Raffaele Viviani crea il suo personaggio principale. Pasquale Capuozzi è un vecchio usuraio che proprio per le sue caratteristiche fisiche viene denominato Carnevale.

Vive in una sudicia casa assisto da ‘Ntunietta, governante della dimora che però con il passare degli anni è diventata come una moglie per il vecchio usuraio .La dimora estremamente umile dimostra l’avarizia di Carnevale che non soddisfa nemmeno se stesso pur di far quadrare perfettamente i conti.

'A morte 'e Carnevale, i tre atti dell'avaro di Raffaele Viviani
Raffaele Viviani

La commedia si apre con Carnevale seduto che conta una ad una le sue monete, ricordando chi non gli ha ridato i ridato i soldi con l’interesse applicato da lui del 300%. Il suo peggior nemico in termini pecuniari è proprio il suo unico erede, il nipote Rafele. Gli screzi tra i due si scatenano sempre per lo stesso motivo, il denaro.

Rafele non ha intenzione di impegnarsi in un lavoro stabile, e quando parzialmente ci riesce, vari eventi e la sua non curanza lo riportano nella condizione di nullatenente . L’unica persona che potrebbe aiutarlo è proprio lo zio Carnevale, il quale però si comporta da usuraio anche con il nipote, sangue del suo sangue.

La morte di Carnevale

Paradossalmente la morte di Carnevale arriva prima della sua vera morte, ed anche qui Raffaele Viviani riprende dalla tradizione popolare molti spunti. Pasquale è ormai troppo anziano e non lascia che ‘Ntunietta gli dia il giusto aiuto poichè non vuole assolutamente che la gente sappia del suo indebolimento.

In uno dei tanti litigi con il nipote, Pasquale inizia a lamentare un dolore al petto e i suoi lamenti iniziano a diventare un ritmo sul quale le donne accorse a dare aiuto intonano una litania.

La processione e il rogo del fantoccio di Carnevale durante la festa era proprio accompagnato da queste liturgie pagane, con lamenti e urla, un vero e proprio rito apotropaico per allontanare il malocchio.

'A morte 'e Carnevale, i tre atti dell'avaro di Raffaele Viviani
La morte di Carnevale

Nonostante il malore Carnevale sembra stare ancora bene, è lucido, nonostante quando deve rispondere a tono la paziente ‘Ndunietta, la quale vorrebbe dargli una zuppa di latte, una coperta, ma lui niente, non cede a nessun aiuto.

Il nipote però ha orami allertato tutto il quartiere e del malore di Pasquale ne sanno tutti. Infatti si presenta a casa il notaio, un becchino, proprio per le sue ultime parole. Ancora si ricorre alle analogie con la festa in cui era presente un notaio fittizio che legge il testamento.

Alla fine del primo atto, prima di lasciare le sue ultime veci al notaio, Carnevale muore.

Parenti serpenti

Nel secondo atto, che si svolge in un vicolo, ‘Ntunietta e Rafele decidono di sposarsi convinti che Pasquale abbia lasciato loro tutta la loro eredità. Infatti convinto di ciò il nipote sprovveduto avevo fatto spese folli e si era anche indebitato.

Alla fine però i due scoprono che il testamento non era minimamente indirizzato a loro, ma Pasquale aveva voluto lasciare questo mondo con una buona azione

“Trenta lire al mese a ‘Ntunetta. E tutto il resto alle opere pie”

Testamento di Carnevale

‘Ntunietta rivela di aver sempre messo da parte dei soldi per poter vivere serenamente in vecchiaia e quindi nonostante la brutta notizia del testamento, riconoscono in Pasquale un animo rinnovato e lei e Rafele decidono lo stesso di sposarsi.

47 Morto che parla

Il terzo e ultimo atto parla di morti, spiriti e storie paurose, tipico della tradizione napoletana. Infatti il custode del camposanto spaventato da suoni strani che provenivano dalla bara di Carnevale. Per sincerarsi dell’effettivo decesso, il custode apre la bara e trova Pasquale vivo.

Ciò comporta un totale stravolgimento dei piani di Rafele e ‘Ntunietta che non potranno sposarsi e Rafele non potrà avere quella sicurezza economica che la futura moglie stava per dargli.

Uno spaccato di vita

Raffaele Viviani nel corso della sua vita è sempre stato molto attento alla situazione nella quale versava la gente dei vicoli e dei quartieri e la commedia ” ‘A morte ‘e Carnevale” rappresenta proprio questo.

Case umide e spoglie, gente che chiede prestiti di soldi per andare avanti, e gente che spende poco per andare avanti. Ma quella di Carnevale è una morte ed una rinascita in vista di un rinnovamento, una nuova vita in cui la miseria può sicuramente farla da padrone nelle tasche ma non nelle vite e negli animi dei napoletani.

Rappresentazione della commedia con Nino e Carlo Taranto e Luisa Conte

Bibliografia

‘A morte ‘e Carnevale” di Raffaele Viviani

Mario Colangeli, Anna Fraschetti, Carnevale: i luoghi, le maschere, i riti e i protagonisti di una pazza, inquietante festa popolare, Lato side, 1982.

Mircea Eliade, Trattato di Storia delle Religioni, Universale Bollati Boringhieri, 2008.

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