L'Ospedale Cardarelli: storia del più grande ospedale del Sud Italia

L’Ospedale Cardarelli: storia del più grande ospedale del Sud Italia

Quando fu costruito l’Ospedale Cardarelli di Napoli, la collina dei Cangiani era poco più che un’altura boscosa e ricca di pascoli. Oggi è diventato il più grande ospedale del Sud Italia, attorno al quale è stata costruita l’intera Zona Ospedaliera della città.

La ragione è una: l’aria di Napoli era considerata miracolosa.

La struttura è ancora oggi uno dei poli di eccellenza del Sud Italia e, ogni giorno, riceve degenti da ogni parte delle regioni meridionali. Nel campo degli ustionati gravi è invece addirittura il miglior polo in Italia.

Ospedale Cardarelli Mussolini
Benito Mussolini che osserva il plastico del futuro ospedale Cardarelli

Un architetto fra Palermo e Milano

Tutto cominciò nel 1927, anno della morte del leggendario medico Antonio Cardarelli. Il Nuovo Ospedale Modernofu una delle prime opere dell’amministrazione fascista a Napoli, che ingaggiò l’architetto siciliano Alessandro Rimini, che in realtà con la sua terra d’origine ebbe pochi legami: diventerà infatti uno dei più importanti progettisti della Milano del XX secolo.
L’ospedale, una colossale struttura di 75.000 metri quadri, nacque per risolvere un problema enorme della Napoli vecchia: la frammentazione dei servizi ospedalieri, tutti nascosti fra vicoli e stradine difficilmente raggiungibili dai soccorsi.

Esistevano infatti nel centro storico numerosissimi ospedali (su tutti l’Ospedale degli Incurabili, considerato ancora il migliore della città) che si reggevano ancora su strutture seicentesche, datate non solo nell’architettura, ma anche e soprattutto nelle tecnologie e negli spazi. Il più moderno, di recentissima inaugurazione, era quello che oggi è noto come “Secondo Policlinico” a Piazza Miraglia, costruito sul finire dell’800 a spese di reperti romani e greci presenti nella zona.

In termini architettonici, l’ospedale fu una vera rivoluzione: riprese infatti il concetto delle “cittadelle ospedaliere” che si stava cominciando a diffondere in Europa e che solo negli anni ’60 sarebbe stato sperimentato in Italia.

Ospedale Cardarelli in costruzione
L’Ospedale Cardarelli in costruzione

Una posizione strategica per l’Ospedale Cardarelli

Era quindi necessario costruire una struttura grande, moderna e soprattutto facilmente raggiungibile dalle automobili, che ormai stavano cominciando a diffondersi fra i servizi pubblici. Si individuò la parte alta della Collina dei Cangiani, alle spalle dell’omonimo villaggio: era infatti ideale perché poteva essere raggiunta da qualsiasi luogo, in una zona quasi disabitata e caratterizzata da un’aria talmente pura e pulita da essere considerata essa stessa miracolosa. Non è un caso che l'”aria di Napoli” era consigliata come vero e proprio medicinale sin dal XIX secolo.
Dopotutto bisogna notare che tutte le grandi arterie di Rione Alto e Colli Aminei furono realizzate proprio per servire il nuovo ospedale: fu costruita da zero l’attuale Via Pietro Castellino, intitolata ad uno dei migliori scienziati dell’epoca, così come fu asfaltata l’attuale Via Bernardo Cavallino e Via dello Scudillo, che oggi si chiama Viale Colli Aminei. Tutte le strade erano lunghe, larghe e libere da case private, per garantire il passaggio rapido delle autoambulanze.
Nessuno avrebbe mai potuto immaginare il traffico di Viale Colli Aminei nel III Millennio!

Nei progetti del piano regolatore del 1939, il quartiere dei Cangiani doveva diventare una vera e propria cittadella universitaria e medica.
Nella parte inferiore, l’attuale Viale Colli Aminei, sarebbe dovuta sorgere la nuova facoltà di Ingegneria (un progetto che sarà fatto poi a Fuorigrotta), mentre in alto, sul lato dei Camaldoli, cominciarono ad essere costruite tutte le cliniche specialistiche moderne, dal Monaldi al Pascale. Il Policlinico arriverà invece molto tempo dopo.

Bernardo Cavallino
Via Bernardo Cavallino

Lunghissimi lavori

I lavori andarono abbastanza a rilento: il cantiere fu aperto nel 1930 e nel 1934 fu completato l’edificio centrale. 10 anni dopo furono conclusi i lavori per i padiglioni centrali e nel 1942, in piena II Guerra Mondiale, la struttura fu inaugurata con il nome di “Ospedale 23 Marzo”, in onore della fondazione dei fasci di combattimento. Questa data, priva di riferimenti diretti al fascismo e quindi risparmiata per errore dalle ristrutturazioni postbelliche, è rimasta fino a tempi recenti in una piccola targa all’interno dell’androne della sede centrale.

Questo nome durerà pochissimo: il 19 agosto 1943, prima dell’armistizio, si decise di cambiare il nome intitolandolo ad Antonio Cardarelli.
Per vedere la struttura come la conosciamo oggi, però, dovremo aspettare ancora 50 anni: l’ultimo padiglione, quello delle emergenze, è stato inaugurato nel 1990 in presenza addirittura di Papa Giovanni Paolo II.

-Chiara Sarracino

Riferimenti:
Italo Ferraro, Napoli. Atlante della città storica (Vomero e zona collinare), Oikos Edizioni, Napoli, 2014
Corrado Beguinot, Ospedali e cliniche universitarie, Fausto Fiorentino Editore, Napoli, 1961
Azienda ospedaliera di rilievo nazionale | Cardarelli (ospedalecardarelli.it)

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