Il sigaro napoletano: storia di un’eccellenza meridionale dimenticata

di Federico Quagliuolo

Era conosciuto come “Il sigaro del re”, tant’è vero che Ferdinando II di Borbone lo tiene fra le mani anche nella sua fotografia ufficiale più famosa. Si tratta del sigaro napoletano, un’eccellenza locale di altissima qualità, che fu prodotta fra Napoli e Salerno fino alla II Guerra Mondiale.

Tutto cominciò intorno alla metà del XIX secolo, quando si diffuse l’abitudine del fumo nelle classi più agiate della popolazione, dopo che nel 1817 la Spagna decise di far cadere il monopolio sul commercio dei sigari. I primi a produrre sigari in Italia furono i toscani, con Ferdinando III d’Asburgo che, nel 1818, ordinò a Firenze l’apertura della prima fabbrica di tabacchi italiana: siamo alle origini del famosissimo sigaro toscano, che ancora oggi è rinomato in tutto il mondo.

sigaro toscano sigaro napoletano
Il sigaro toscano, più famoso del sigaro napoletano

Il tabacco di Gioacchino Murat

Secondo la tradizione, il primo a far giungere a Napoli la manifattura di tabacco fu il re Filippo IV di Spagna, intorno alla metà del ‘600: le prime piantine importate dal Nuovo mondo furono infatti coltivate dalle parti del Monastero di Santa Chiara e a Lecce. Era però utilizzato per essere fumato con la pipa oppure masticato.

La produzione industriale del tabacco napoletano nasce con Gioacchino Murat che, grazie ai favorevoli accordi della Francia con gli Stati Uniti, importò in Italia la varietà “Kentucky” delle piante di tabacco, nota per il gusto molto intenso che restituiva ai masticatori e ai fumatori.

sigaro napoletano Ferdinando II
Ferdinando II di Borbone e il suo immancabile sigaro napoletano

Nasce il sigaro napoletano

L’eredità tabagista del regno di Murat fu raccolta Ferdinando I, che stabilì il monopolio di Stato sulle coltivazioni di tabacco, ma la passione del fumo fu un piacere del nipote, Ferdinando II.
Amava fumare il sigaro e, non a caso, fu promotore della prima fabbrica di manifattura sigari nel chiostro di San Pietro Martire a Porta di Massa, l’attuale facoltà di lettere e filosofia. Poco dopo fu inaugurata la succursale nel 1845, in un ex orfanotrofio di Cava de’Tirreni, dove già si coltivavano con successo le piante da tabacco.

Ferdinando Russo ci racconta anche un episodio interessante legato proprio al re: a Santa Lucia nei primi anni del ‘900 c’era un ex marinaio borbonico, ormai anzianissimo, che amava raccontare agli avventori di essere il “marinaio preferito da Ferdinando”.

Durante una rassegna del Re alle navi nel porto, infatti, Ferdinando notò che il marinaio guardava con insistenza il sigaro che il sovrano teneva in mano. Al che, il sovrano interruppe la rassegna per chiedere: “Volessi fumarne uno pure tu?”.
Il marinaio, imbarazzato da una simile proposta, rispose: “non ci sarebbe onore più grande“.
Ferdinando allora allungò un sigaro napoletano al marinaio che ruppe le righe per prenderlo, inchinandosi decine di volte per l’onore ricevuto. Peccato che, subito dopo, fu arrestato per insubordinazione e sbattuto in cella: aveva infatti rotto una formazione militare e, cosa ancor più proibita, aveva toccato il sovrano.

Il sigaro del re era però ancora fra le sue mani e, una volta uscito dal periodo di detenzione, l’ex marinaio raccontò di averlo fumato per onorare Ferdinando: “e che addore ‘e rose teneva quel sigaro!“.

Garibaldi sigaro
Garibaldi con un sigaro in foto, era un famosissimo fumatore

Il marketing, motore del mondo

Il successo del sigaro napoletano, in realtà, finì assieme al Regno delle Due Sicilie. Potremmo dire che in questo caso la colpa è da addebitare al poco marketing legato al prodotto, che non fu pubblicizzato come il toscano (diventò famoso anche grazie a Garibaldi e Cavour, che ne erano assidui consumatori!) e non solo: il collasso economico che subì il Regno delle Due Sicilie dopo l’Unità, infatti, portò alla chiusura di numerosissime aziende manifatturiere.
Altre, invece, furono convertite per rispettare i nuovi bisogni di mercato che, chiaramente, premiavano il sigaro toscano, molto più famoso nel resto d’Italia.
Sappiamo che il sigaro napoletano fu prodotto localmente fino alla prima metà del ‘900. Poi, complice la guerra e la ricostruzione industriale, sparì anche questa tradizione ed oggi, a Cava de’Tirreni, la produzione è tutta dedicata al sigaro originario di Firenze.

-Federico Quagliuolo

Riferimenti:
Giuseppe Bozzini, Il signor sigaro, Mursia, Milano, 1987
Filatelia Tematica – La manifattura tabacchi di Cava dei Tirreni (francobollitematici.it)
Burbas – Parliamo di Kentucky, Una lavorazione più che una Varietà Blog News per sigarette elettroniche
Storia della Manifattura di Cava de’ Tirreni e della coltivazione del tabacco – Gusto Tabacco

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