Villa Doria d’Angri, il gioiello di Posillipo

di Umberto Rusciano

Villa Doria d’Angri è una monumentale villa neoclassica, una struttura magnifica e fastosa, un vero gioiello incastonato nel tufo di Posillipo. Appartenuta alla famiglia Doria d’Angri ospitò nelle sue stanze personaggi illustri, tra i quali Richard Wagner, prima di divenire un istituto scolastico ed infine sede universitaria. Scopriamone insieme la storia.

Napoli e Genova, un legame secolare

La villa fu completata nel 1832 da Marcantonio Doria d’Angri, rampollo dell’importantissima famiglia di origine genovese dei Doria. I Doria erano all’epoca già ben inseriti nel tessuto sociale della città di Napoli, dove erano giunti già nel 1600, in virtù degli ottimi rapporti tra le città di Genova e Napoli. Dopo aver fatto costruire in Via Toledo il celebre Palazzo Doria d’Angri, Marcantonio spostò la sua attenzione sulla collina di Posillipo, all’epoca ben diversa da oggi, un luogo ameno, boschivo ed incontaminato. Al contempo però era vicino ai luoghi del potere del centro di Napoli. Individuò così una casina di caccia preesistente in un possedimento che gli era giunto in dote dalla famiglia Carafa.

Da casina di caccia a capolavoro neoclassico

Marcantonio incaricò l’architetto Bartolomeo Grasso di trasformare quella diroccata casina nella sua “Villa delle Delizie”, un luogo spettacolare in cui passeggiare ed ospitare amici e nobili. Marcantonio non badò a spese e ne conseguì una villa imponente, simmetrica, grandiosa. Villa Doria d’Angri è infatti tutt’oggi un monumentale esempio di architettura neoclassica neopalladiana, circondata da ordini di colonne ioniche su ogni lato delle sue facciate esterne, contornate da fregi che richiamano ai miti greci: sul versante nord, vi è un bassorilievo che raffigura l’apollineo, con il mito di Apollo e Marsia; sulla facciata sud vi è invece il dionisiaco, con una celebrazione del Dio Dioniso. Questo secondo versante si apre su di una terrazza spettacolare, su di cui un tempo vi erano giardini pensili e giochi d’acqua con fontane, il tutto a picco sul mare e con una vista completa sul Golfo di Napoli e Capri.

Richard Wagner fu ospite e vi compose il Parsifal

Nonostante il grandioso progetto, Marcantonio ebbe solo pochi anni a disposizione per godere della sua costruzione. Nel 1937 infatti morì. Lo stesso architetto, Bartolomeo Grasso, fu incaricato dagli eredi Doria di mettere in vendita l’edificio che fu venduto, nel 1857, alla nobildonna inglese Lady Ellinor Giovanna Susanna Maitland. La Lady aveva importanti contatti con i più illustri personaggi dell’epoca ed ospitò, nel 1880, il celebre compositore Richard Wagner. Ispirato dalla magnificenza delle stanze e del panorama, Wagner ultimò, proprio a Villa Doria d’Angri, una delle sue opere più importanti, il Parsifal; inoltre sempre in quelle stanze, scrisse parte della sua autobiografia “La mia vita“.

Villa Doria d'Angri
La eclettica Sala Wagner, un’esplosione di colori e stili

Commistione di stili e Sala Wagner

La Villa ha nella sala ellittica il suo nucleo: una stanza candida, austera, realizzata con polvere di marmo e stucco, che ricordava, anche grazie alla presenza sul soffitto di un compluvium, le domus pompeiane; il tutto contornato da un ordine di colonne architravate e statue che ricordano le stagioni ed i segni zodiacali. La vera attrazione è però la Sala Wagner, un’esplosione di colori, dove il dinamismo, il teatro e la bellezza fanno da padroni. Qui vi sono inoltre degli specchi posti frontalmente, in modo da proiettare la propria immagine all’infinito, aggiungendo tridimensionalità alla sala. Negli esterni invece, colpisce la lunga passeggiata nobile, la strada un tempo percorsa dalle carrozze che porta nei giardini sottostanti dove vi è una peculiarità: la pagoda cinese. Marcantonio infatti, secondo la moda introdotta dai Borbone delle Chinoiserie, fece erigere in giardino una pagoda che fungesse da sala da tè.

Villa Doria d'Angri
La Pagoda Cinese utilizzata come Sala da tè da Marcantonio

Istituto Santa Dorotea e Sede Universitaria

Tornando alla storia della struttura, dopo la parentesi inglese, la proprietà passò all’istituto Santa Dorotea, un ordine religioso che rese la Villa un Istituto scolastico. Sono tutt’oggi presenti riferimenti cattolici di quell’epoca, così come la Chiesa costruita di fianco la Villa. Nel 1998, infine, Villa Dori d’Angri diviene proprietà dell’Università Parthenope che l’ha aperta al pubblico e vi ha esposto, nei piani superiori, il Museo Navale. La Villa è tutt’oggi visitabile gratuitamente in tutti i giorni della settimana previa prenotazione a info.villadoria@uniparthenope.it

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