Il fuoco di Sant’Antonio, tra paganesimo e taumaturgia

di Francesca Cavallo

Il fuoco di Sant’Antonio è un tipico rito pagano, a Napoli è denominato o’ fucarazzo oppure o’cippo ‘e Sant’Antuono, che si svolge durante i festeggiamenti in onore del Santo. Scopriamo insieme il legame con i culti pagani e con la malattia infettiva omonima.

La festa del fuoco

La festa di Sant’Antonio si festeggia il 17 Gennaio e l’uso del fuoco è legata sia alla figura del Santo, che ad un passato pagano. Infatti in corrispondenza dei giorni che davano il via alle feste carnevalesche si usava bruciare alberi di Natale e oggetti di ogni sorta, come mobili vecchi, per scacciare via l’anno ormai passato e le negatività che con sé porta via.

Si utilizzava porre un fantoccio sulla cima della pira, che simboleggiava con funzione apotropaica il malocchio, che veniva quindi scacciato dal fuoco. Il fuoco ha la funzione di purificare il nuovo anno e tutto ciò che di nuovo porterà con sé.

Il fuoco di Sant'Antonio, tra paganesimo e taumaturgia
Il fuoco di Sant’Antonio

Ovviamente la chiesa cattolica ha inglobato parte delle tradizioni pagane, e i cittadini napoletani, più scaltri, hanno mantenuto in vita queste tradizioni, ma nascondendole o modificandole per continuare a vivere i loro riti e non insospettire la chiesa cattolica.

Chi era Sant’Antonio e cosa c’entra con l’herpes zoster

Sant’Antonio è stato un eremita egiziano ed è considerato come colui che ha fondato il monachesimo cristiano. È identificato come il santo protettore dei macellai e guaritore dell’herpes zoster, o più comunemente conosciuto come il cosiddetto fuoco di Sant’Antonio.

Il fuoco di Sant'Antonio, tra paganesimo e taumaturgia
Sant’Antonio

C’è un legame molto forte tra la figura del santo, il suo rituale pagano e la malattia. Infatti secondo le storie antiche, Sant’ Antonio discese negli inferi e prese la fiamma dell’inferno nascondendola nel proprio bastone con fare scaltro e ingegnoso.

Per questo iconograficamente è sempre descritto con un rogo nelle sue vicinanze, è da questa storia che deriva l’importanza del fuoco di Sant’Antonio.

Il fuoco di Sant'Antonio, tra paganesimo e taumaturgia
Sant’Antonio con le fiamme tra le mani

Questo aspetto oltre ad essere il punto focale del rito pagano, è anche un comune denominatore con l’herpes zoster. L‘herpes zoster è una malattia infettiva simile alla varicella che attualmente viene facilmente curata, ma un tempo era studiata e risolta solo da chi aveva grandi capacità taumaturgiche.

Il Santo è associato a questa malattia come cura della stessa, infatti pare che Sant’Antonio allevasse maiali dai quali prelevava il grasso, usato per lenire il bruciore del fuoco di Sant’Antonio.

Il fuoco di Sant'Antonio, tra paganesimo e taumaturgia
Herpes zoster, fuoco di Sant’Antonio

In più, i guaritori utilizzavano il carbone della legna posata sul fuoco, quindi ancora bollente, si applicava intorno alla zona dell’herpes zoster facendo un movimento circolare e recitando delle formule magiche, così facendo si segnava il fuoco che per questi motivi viene denominato fuoco di Sant’Antonio.

Sant’Antonio spodesta San Gennaro e diventa patrono di Napoli

Il culto di Sant’Antonio è molto sentito in Campania e ci fu un periodo che va dal 1799 al 1814 in cui il Santo spodestò addirittura San Gennaro, diventando così il nuovo patrono.

Questo cambiamento non fu voluto dal popolo, ma dai capi della Repubblica Napoletana che si schieravano contro i giacobini e che non apprezzavano il continuo miracolo del Santo di fronte tutta la popolazione, poiché lo scioglimento del sangue di San Gennaro suggeriva al popolo napoletano di essere al sicuro da eventi catastrofici.

I sostenitori della Repubblica Napoletana accusarono addirittura San Gennaro di essere un simpatizzante giacobino e per questo lo declassarono.

Per questo motivo spesso sono stati disegnati San Gennaro e Sant’ Antonio che si rincorrono e, infatti, nel dialetto napoletano si usa l’espressione fare un Sant’Antonio, ossia dare battaglia, spodestare. 

Bibliografia

S. Athanasius. Vita di Antonio. introduzione di Christine Mohrmann, testo critico e commento a cura di G. J. M. Bartelink, traduzione di Pietro Citati e Salvatore Lillao. Milano, Fondazione Lorenzo Valla/Arnoldo Mondadori editore, 1998

Ferrara Orazio. L’ordine cavalleresco medievale del “Fuoco Sacro” (Cavalieri e ospitalieri nel nome di Sant’Antonio Abate) – in Santini et Similia, Anno X, nº 39, 2005.

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