Storia di Sessa Aurunca: la cognata dell’imperatore, il vino e la nascita della satira

di Luca Fortis

Sessa Aurunca è uno scrigno d’arte e storia purtroppo poco conosciuto: qui in epoca romana fu codificato per la prima volta il genere letterario della satira. 

Oggi è una splendida cittadina che non ha ancora sfruttato tutto il suo potenziale. Gli appassionati di archeologia e storia non potranno non innamorarsi di questo luogo che fu la patria degli Aurunci e che sotto l’Impero romano divenne un centro ricchissimo.

Molte delle opere d’arte della città furono finanziate da Vibia Matidia, donna affascinante e di potere, imparentata con l’imperatore Traiano. Sessa Aurunca era anche la patria del vino romano più pregiato, il Falerno.

Vicino a Sessa Aurunca vi è anche un sito di archeologia industriale dalla storia controversa, l’ex centrale atomica del Garigliano. 

La storia di Sessa Aurunca, patria degli Aurunci

La città ha origini antichissime e vi sono tracce di insediamenti preistorici. Sotto gli Aurunci si chiamava Suessa e faceva parte della Pentapoli Aurunca, una federazione di città. 

Gli Aurunci erano una popolazione di origini indoeuropee che si trasferirono qui intorno all’anno 1000 a.C. 

I Romani li consideravano poco sviluppati e quando nel IV secolo gli Aurunci si schierarono contro di essi, alleandosi con i Sanniti, la Pentapoli venne sconfitta.

Sulle ceneri di Suessa, nacque Suessa Aurunca, esattamente dove ora sorge Sessa Aurunca.

L’Appia Antica

Per collegare le nuove colonie, i romani costruirono l’Appia, una delle consolari romane, le autostrade dell’epoca, confermando il detto, tutte le strade portano a Roma. L’Appia portava da Roma a Brindisi, porto romano importantissimo, che collegava la penisola italiana con l’Oriente. 

Chiamata la Regina Viarum, è considerata una delle più importanti opere di ingegneria dell’antichità. La vicinanza di Sessa Aurunca all’Appia e alla via Latina, fece crescere tantissimo la produzione agricola della città, i cui prodotti poterono essere esportati facilmente sia verso Roma che Capua

Cesare distribuì ai suoi veterani le terre di Sessa Aurunca, tanto che la città veniva chiamata da alcuni come Colonia Julia Felix Classica Suessa. 

Il Falerno

In queste terre veniva prodotto il Falerno, uno dei vini più famosi dell’antica Roma. L’Ager Falernus si trovava negli attuali comuni di Falciano Del Massico, Mondragome, Sessa Aurunca, Cellole e Carinola. 

Decantato da Catullo e Cicerone, Tito Livio, Virgilio e tanti altri scrittori romani, per capire quanto questo vino fosse importante, basta leggere come Petronio lo descrive nel suo Satyricon:

“Un attimo dopo arrivano delle anfore di cristallo scrupolosamente sigillate e con delle etichette attaccate al collo con su scritto: «Falerno Opimiano di cent’anni». Mentre eravamo impegnati a leggere, Trimalcione batte le mani urlando: «Ahimè, dunque il vino vive più a lungo di un pover’uomo. Ma allora scoliamocelo d’un fiato! Il vino è vita e questo è Opimiano puro».”

Gli esperti sostengono che l’Ager Falernus possa essere considerato il primo territorio che ha prodotto un vino a Denominazione di Origine Controllata, infatti sulle anfore di Falerno si poteva leggere il luogo e la data di produzione. 

Gaio Lucilio, il codificatore del genere della satira

Lucilio nacque a Sessa Aurunca, a Roma frequentò il circolo di Publio Cornelio Scipione Emiliano. Dal 134 a.C.  incominciò a dedicarsi solamente alla poesia, fu il codificatore del genere della satira. Infatti, i Greci, pur avendo elementi satirici nelle loro opere, non avevano mai codificato un genere della satira autonomo. 

Nella letteratura latina, Ennio aveva elementi satirici nelle sue opere, ma Lucilio si differenzia, in quanto la sua satira era in esametri autonomi tra loro. Parlava di quotidiano, scrivendo in prima persona ed esprimeva opinioni personali in modo piuttosto aggressivo, ma profondamente ironico e umoristico, ispirandosi alla commedia antica del greco Aristofane. Lucilio attaccava e prendeva in giro gli uomini politici, i viziosi e in generale i vizi della società. Amava parlare d’amore e di polemica letteraria, attaccando gli autori delle tragedie che non parlavano nelle loro opere della vita quotidiana. 

Purtroppo i suoi scritti ci sono arrivati in modo estremamente frammentario.

Vibia Matidia, la donna più affascinante di Sessa Aurunca

Vibia Matidia è stata probabilmente la mecenate più importante di Sessa Aurunca, durante l’epoca imperiale. Era imparentata con l’Imperatore Traiano, pur non avendo il titolo di Augusta, sua sorella Vibia Sabina aveva spostato invece l’imperatore Adriano. Nonostante le parentele, la sua bellezza e la ricchezza, non volle mai sposarsi e si tenne sempre lontana dalla politica.

Aveva vasti possedimenti a Suessa Aurunca, dove fece costruire l’acquedotto, la biblioteca e finanziò la ricostruzione del teatro. Fece realizzare una splendida statua, eretta con due marmi di colori diversi, oggi conservata nel museo di Sessa Aurunca, che la rappresentava in veste della dea Aura, circondata dagli altri membri della famiglia imperiale e dall’Imperatore stesso. Fatto piuttosto inusuale, che dimostra che godeva dell’affetto di Adriano. La statua stava al centro della scena del teatro.

Sessa Aurunca nel Medioevo e Rinascimento

Con la caduta dell’Impero romano, Sessa Aurunca ebbe un periodo di decadenza. Fu coinvolta nelle vicende storiche di Capua, Salerno, Benevento e Gaeta. Nel XII secolo riacquista importanza, come testimoniano le splendide architetture medioevali, presenti in città. La cattedrale è sicuramente l’esempio più bello di queste architetture. 

Tra il XIV e il XV secolo, una delle più potenti famiglie del Regno di Napoli, i Marzano, ne fece il centro dei loro feudi. Per intenderci, Marino Marzano fece parte della famosa prima congiura dei Baroni nel 1460, che creò molti sconvolgimenti politici.

Nel 1507 Sessa Aurunca venne concessa in feudo a Gonzalo Fernandez de Cordoba, che aveva portato a termine la definitiva conquista del Regno di Napoli da parte di Ferdinando il Cattolico e ne era diventato Viceré. Sotto il suo dominio, l’architettura di Sessa Aurunca ebbe molte influenze spagnole.

Storia di Sessa Aurunca: la cognata dell'imperatore, il vino e la nascita della satira
Particolare della cattedrale di Sessa Aurunca, foto Luca Fortis

La modernità

Il monumento novecentesco più controverso della città è la centrale nucleare del Garigliano, costruita dall’architetto Riccardo Morandi, oggi dichiarata patrimonio architettonico italiano dal Mibac, il Ministero per i Beni Culturali. Il nucleare è uno di quei temi in cui ancora la società si divide profondamente e che crea un acceso dibattito.

La centrale era già in disuso dopo che il referendum ambientalista, proposto dai Verdi e dal Partito Radicale, aveva fatto chiudere le centrali nucleari italiane, nel 1987.

La centrale fu costruita dal 1959 al 1964 dalla Società Elettronucleare Nazionale, sotto l’egida del Cnrn, iniziò la sua attività. Si trattava di una centrale di prima generazione, con un unico reattore da 160 MW di potenza elettrica netta, a uranio leggermente arricchito, moderato ad acqua leggera e raffreddato secondo lo schema Bwr 1. Dal 1965 divenne di proprietà dell’Enel. Nel 1979 l’impianto venne fermato per manutenzione e, visto il costo eccessivo delle riparazioni, nel 1982 venne dismesso definitivamente. Negli anni non sono mancate le controversie su possibili fughe radioattive. 

 

Indice

AA.VV, Lungo le tracce dell’Appia:Sessa Aurunca e Capua due città di cultura, Caramanica Editore, Marina di Minturno. (Lt),1983.

AA.VV Cronache di Santità e di Ragù: dieci anni di satira a Sessa Aurunca, Editore Cooperatrice la Comune, Sessa Aurunca, 1985.

Brandish Andolfi, Sessa Aurunca. I luoghi della Memoria, Corrado Zano Editori, Sessa Aurunca, 2005.

Zannini Ugo, I vini dell’età romana in Campania settentrionale, in Civiltà Aurunca, 75-76, Minturno, 2010, pp 7-19.

Parco Regionale Rocca Monfina Foce del Garigliano, testi Zelig e fotografie di Rosella Guarracino, 2008.

Sitografia

Https//www.treccani.it

Https://catalogo.beniculturali.it/search/city/sessa-aurunca

www-pub.iaea.org

 

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