Laurino
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Le prime notizie scritte riguardanti Laurino risalgono al 932, quando nell’atto di vendita di una fabbricato si ritrova la dicitura “castellum de lauri”. L’etimologia di Laurino riporta sia alla pianta di alloro, qui molto diffusa, ma anche alla “laura” (dal greco bizantino “labhra”), il gruppo di celle formato da piccole capanne o grotte scavate nella roccia da parte dei primi monaci che abitarono quest’area.
Il paese è arroccato tra il Monte Cavallo e il fiume Calore, protetto dalle catene degli Alburni e del Cervati e gode di scenari di incomparabile e selvaggia bellezza, tra verdi boschi e gole profonde.

Una storia antichissima e nobilissima

La storia di Laurino narra di una città importantissima, che godeva di una particolare autonomia civile e amministrativa, come si evince dall’iscrizione impressa su alcuni portali “Senatus Populusque Laurinensis” e per questo raggiunse un elevato grado di prosperità e civiltà. Sulla piazza principale si affacciava “’u sieggiu”, il Seggio o anche il Foro, dove gli eletti esercitavano le loro funzioni di governo.
Laurino, infatti, come si legge in un testo del Cinquecento, era “Univeristas antiquissima e nobilissima” e, pertanto, svolgeva tutte le attività assistenziali della società tardo-medievale. Con il termine Universitates (dal latino universitas, -tis) si identificavano i Comuni dell’Italia meridionale che, rispetto ai Comuni sorti nell’Italia centro-settentrionale in epoca medievale, ebbero un’evoluzione storica differente, in quanto sorti dapprima con la dominazione longobarda e poi infeudati dai Normanni.

Laurino: l'antica "Universitas" del Cilento

Un centro che godeva di ampia autonomia

Fu Carlo I d’Angiò a mutare il nome “Comune” in “Universitas” (da “universi cives”, “unione di tutti i cittadini”) e quella di Laurino possedeva una lunga serie di privilegi: la giurisdizione di causeche altrove spettavano unicamente al Re, un proprio tribunale, un proprio esercito ed eleggeva un “Syndicus” e degli “Eletti” di specchiata moralità e competenza. Due di essi erano eletti tra i nobili e due tra il popolo ed erano chiamati ad applicare leggi antichissime, tramandate prima oralmente e poi codificate in appositi Statuti.
Nel XII secolo la popolazione di Laurino superava di gran lunga i tremila abitanti, distribuiti nei cinque casali circostanti: Laurino Piaggine Soprane (l’attuale Piaggine) Laurino Piaggine Sottane (oggi Valle dell’Angelo), Fogna o Fonga (ancora oggi frazione di Laurino e conosciuta con il nome di Villa Littorio) e altri due casali oggi scomparsi: Zedalampe, nei pressi del vallone Ripeti e Vito (grangia della tuscolana Badia di Grottaferrata, ma dipendente dalla Badia di Santa Maria di Grottaferrata di Rofrano).

La frazione di Villa Littorio

Laurino: l'antica "Universitas" del Cilento

Villa Littorio conserva ancora il nome che gli fu assegnato durante il ventennio fascista. La scelta faceva riferimento al simbolo del fascio littorio e fu adottata per modificare il nome di quel luogo conosciuto fino ad allora come Fogna. In realtà, l’etimologia non dovrebbe andarsi a ricercare nell’accezione denigratoria di tale termine, bensì alcune fonti fanno derivare il termine “Fogna” al dialetto “Fonga”, che non rappresenta il sistema sotterraneo, peraltro utilissimo, destinato alla raccolta e all’eliminazione delle acque putride, ma fa riferimento ad una sorta di gravina. Siamo in un territorio ricco di calcare e di argilla e una gravina non è altro che un inghiottitoio naturale, un vallone a forma di crepaccio, scavato nei calcari, con pareti scoscese distanti fra loro e profonde anche centinaia di metri. Nel dopoguerra, furono nuovamente cambiati tutti i nomi dei paesi che contenevano parole che alludevano al fascismo, tranne, appunto, Villa Littorio e questo fa di tale luogo un unicum nella toponomastica italiana.

La frazione di Pruno

L’area di Pruno è stata abitata, nei secoli, da alcuni nuclei familiari contadini. Sorge a una ventina di minuti di auto dal comune di Laurino, lungo la strada provinciale Piaggine-Rofrano, immediatamente dopo la discesa verso la Croce di Pruno e conserva un fascino bucolico e selvaggio. Ci troviamo nella zona sotto il monte della Raia del Pedale, vicino al Monte Cervati, la vetta più alta ricadente interamente in Campania (la Gallinola lo supera di 24 metri, ma la sua estensione si divide tra Campania e Molise, con la vetta ricadente nella seconda). Durante gli avvenimenti del 1860, il territorio di Pruno fu quartier generale di alcune organizzazioni di briganti e fino a pochi anni fa era abitata da un piccolo gruppo di contadini dediti al baratto e a uno stile di vita “isolato” dal resto del mondo e che oggi è portato avanti da pochissimi abitanti.

Bibliografia

“Il mio Cilento. Viaggio in un territorio dell’anima” – Mariantonietta Sorrentino – Edizioni: La Piccirella Rossella

“Economia e società nel Cilento medievale” – Pietro Ebner – Edizioni di Storia e Letteratura

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