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Fino al 2001, il ciclismo italiano poteva vantare una delle competizioni più belle e difficili del campionato nazionale: il Giro di Campania.

Era un percorso a tappe di circa 250 chilometri, che partiva da Piazza del Plebiscito e passava dal Vomero a Benevento, andando sul Vesuvio, poi per il valico di Chiunzi, Costiera Amalfitana, Salerno e finendo a Napoli nel quartiere Arenaccia: salite e discese ripidissime, percorsi disagevoli e strade panoramiche.

Una competizione dal fascino incredibile che passò nel segno delle leggende Gino Bartali e Fausto Coppi.

Lapide Fausto Coppi giro di Campania
Ad Amalfi c’è la “cima Coppi” che ricorda il leggendario ciclista, vincitore del Giro di Campania nel 1954 e 1955

Una storia iniziata malissimo

Furono i giornalisti del Mattino a organizzare per la prima volta questa competizione nel 1911. Dobbiamo infatti immaginare che, prima dell’esplosione del calcio a livello popolare, il ciclismo era uno degli sport più seguiti in Italia ed è frequente trovare, fino agli anni ’50, le prime pagine dei maggiori quotidiani nazionali dedicate alle gesta dei campionissimi dell’epoca.

Il problema è che le strade dell’Italia dei primi anni del XX secolo erano disastrose. Pochissimo asfalto, per lo più sentieri pericolosi, scoscesi e sterrati. In particolare gli incidenti furono molteplici sulle mulattiere ripidissime che caratterizzavano le montagne della Costiera sorrentina e amalfitana. Il giro di Campania, quindi, fu sospeso e poi ripreso più volte, almeno fino al 1931, quando fu trasformato in una competizione ciclistica a tappe e con un’organizzazione fissa e annuale.

Giro di Campania Fausto Coppi
La vittoria di Coppi nel Giro di Campania

Il giro di Campania, una delle prime prove del campionato italiano

Se la Campania è finita per quasi cinquant’anni nell’olimpo del ciclismo nazionale, dobbiamo ringraziare il giornalista cavese Gino Palumbo, uno dei più famosi cronisti sportivi d’Italia. Era un grande appassionato di ciclismo e, grazie ai suoi sforzi e ad una costante battaglia sui giornali, riuscì a risollevare in modo insperato le sorti del Giro di Campania, raccontandolo con passione nei suoi articoli le difficoltà e le sfide di un percorso difficilissimo.

Fu così che questa competizione visse il suo periodo d’oro: negli anni ’50 e ’60, con strade nuove e asfaltate e soprattutto con i più famosi ciclisti della storia dello sport italiano, i tifosi della Campania ebbero modo di ammirare le gesta di Gino Bartali e Fausto Coppi, capaci di realizzare record straordinari. Uno degli episodi più famosi fu la cavalcata di ben 53km di Coppi sulle montagne Agerolesi: nel 1953 il supercampione riuscì a tagliare il traguardo addirittura con 5 minuti di distacco dal secondo.

Di Bartali invece si ricorda un’impresa che oggi sarebbe impossibile da realizzare: nel 1940 cominciò ai Cangiani una volata di 25km che lo portò al traguardo con 4 minuti di vantaggio. Oggi in quel luogo sorge il fittissimo e intricato complesso di stradine del Rione Alto.

Dalle stelle alla tragica fine

Il successo del Giro di Campania continuò a portare interesse e passione verso il ciclismo, anche se non mancarono episodi negativi: l’edizione del 1973 fu ad esempio annullata a causa di uno sciopero di metalmeccanici che bloccarono una strada.

Allo stesso tempo, la crescita sempre maggiore dell’impiego delle automobili, l’edilizia selvaggia che cominciò ad ostruire le lunghe arterie di campagna nella provincia di Napoli e la progressiva saturazione delle autostrade con il boom delle auto private, rese sempre più difficile la realizzazione delle tappe classiche nel giro di Campania come quella del Vomero o dei Cangiani. La competizione così si spostò prevalentemente fra l’Irpinia e le due costiere. In particolare, la tappa di Agerola era un vero e proprio cult fra i ciclisti per difficoltà alleviata solo dalla bellezza dei panorami.

Nel 1977 il Giro di Campania cominciò essere addirittura selezionato per il campionato italiano di ciclismo, portandolo al massimo della sua popolarità: era infatti un evento di grandissimo richiamo in tutte le città della Campania e si sprecano gli aneddoti in ogni paese legati ai ciclisti: dalle fughe d’amore di Coppi con la sua Dama Bianca all’insolita avventura di uno sportivo olandese che finì la sua avventura sportiva accolto nella casa di un contadino di Scala.

Il nuovo millennio, però, risulterà fatale per questa competizione sportiva: da un lato infatti lo strasuccesso del calcio portò sempre meno tifosi (e meno sponsor) alle giornate. Dall’altro, una cattiva gestione sul piano amministrativo ed economico della competizione furono fatali. Nel 1993 il Giro fu sospeso. Fu ripreso nel 2000 e nel 2001, ma furono solo un canto del cigno. Stavolta nessun Gino Palumbo era lì per risollevare un destino segnato.

-Federico Quagliuolo

Riferimenti:
http://www.memoire-du-cyclisme.eu/disparues/anc_campania.php
https://patrimonio.archivioluce.com/luce-web/detail/IL5000091517/2/ciclismo-giro-della-campania.html?startPage=0
https://www.ludovicomosca.com/filmati/giro-della-campania-1977/
http://www.museociclismo.it/content/articoli/5015-Giro-di-Campania/index.html

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