Napoli degli anni 70-’80 visse uno dei periodi più tragici e complessi della sua storia contemporanea. Il decennio si aprì con il devastante terremoto del 23 novembre 1980, che causò migliaia di vittime e lasciò la città in ginocchio. Mentre procedeva la lenta e controversa ricostruzione, infiltrata dalla criminalità organizzata, le strade partenopee divennero teatro di una feroce guerra di camorra tra la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo e la Nuova Famiglia. Ottocento morti, attentati quotidiani e il controllo del traffico di stupefacenti trasformarono Napoli in una città assediata. L’assassinio del giornalista Giancarlo Siani nel 1985 rappresentò il simbolo più drammatico di quegli anni di piombo e sangue. Un decennio che lasciò ferite profonde nel tessuto sociale ed economico della metropoli partenopea.

Napoli degli anni 80
Napoli degli anni 80: cronaca di un decennio drammatico – Fonte: Immagine creata da IA (Gemini)

L’epidemia di colera del 1973

Nel 1973 la città di Napoli si trovò a fronteggiare una nuova e inattesa emergenza sanitaria. Il colera, che da quasi un secolo si riteneva ormai debellato, ricomparve improvvisamente colpendo la popolazione con effetti dirompenti. L’origine del contagio fu attribuita, con grande probabilità, al consumo di mitili e altri frutti di mare infetti dal vibrione. Il bilancio dell’epidemia fu significativo: una ventina di vittime e quasi un migliaio di ricoveri presso l’ospedale Cotugno, struttura specializzata nelle malattie infettive. Per contrastare il diffondersi del morbo venne organizzata, in tempi rapidissimi, la più vasta campagna di profilassi realizzata in Italia nel secondo dopoguerra: circa un milione di cittadini furono vaccinati nell’arco di una sola settimana, grazie anche all’impiego delle siringhe a iniezione multipla messe a disposizione dalla Sesta Flotta statunitense.

Disinfestazione delle strade di Napoli durante l’epidemia di colera del 1973 – Fonte: pubblico dominio

Le polemiche e l’immagine della città

La rapida conclusione dell’emergenza non impedì tuttavia l’insorgere di dure polemiche. Napoli venne accusata di arretratezza e di cronica incuria igienica; la diffusione dell’epidemia fu collegata al degrado delle infrastrutture cittadine, a un mare particolarmente inquinato e a un sistema fognario antiquato, non adeguato all’espansione incontrollata dell’area urbana. Nell’immaginario nazionale, soprattutto negli stadi di calcio, l’episodio consolidò l’immagine di una città associata all’inciviltà, al sottosviluppo e alla decadenza. Si trattò di una mortificazione collettiva, destinata a perdurare nel tempo e soltanto in parte mitigata dall’elezione, nel 1975, del sindaco di sinistra Maurizio Valenzi, figura di grande prestigio e animato da un forte spirito riformatore.

Napoli degli anni 80: terrorismo, camorra e guerra tra clan

L’opera di Valenzi, pur instancabile, non riuscì tuttavia a contrastare pienamente il clima pesante degli “anni di piombo”. Napoli fu infatti investita dalle tensioni del terrorismo di estrema sinistra e dall’azione violenta dei Nuclei Armati Proletari. Contestualmente, la camorra conobbe una fase di riorganizzazione senza precedenti, guidata dalla Nuova Camorra Organizzata (NCO) di Raffaele Cutolo, boss di Ottaviano.

Raffaele Cutolo – Fonte: pubblico dominio

Lo scontro con la Nuova Famiglia si tradusse in una vera e propria guerra civile, che provocò circa ottocento morti tra la fine degli anni Settanta e la metà della Napoli degli anni 80. Alla base del conflitto vi erano il controllo del traffico di stupefacenti e del contrabbando, attività illecite di straordinaria redditività. La decisione di Cutolo di imporre una tassa sul contrabbando di sigarette, gestito dagli altri clan, rappresentò il casus belli. Il suo potere derivava non soltanto dalla rete di affiliazioni costruita all’interno del carcere di Poggioreale, ma anche dalle relazioni intessute con settori della politica e con gruppi eversivi.

Il terremoto del 1980 e la ricostruzione

L’influenza di Cutolo trovò conferma nella capacità della NCO di infiltrarsi negli appalti per la ricostruzione seguita al disastroso terremoto del 23 novembre 1980. In quel giorno, alle ore 19.34, una scossa di magnitudo 6,9 colpì l’Irpinia, provocando circa tremila vittime, oltre 280.000 sfollati e quasi novemila feriti. Interi centri dell’entroterra furono rasi al suolo, mentre a Napoli crollò un edificio di nove piani in via Stadera, causando 53 morti, e numerosi palazzi storici subirono gravi danni. La città, già fragile, fu piegata dall’evento sismico e dalle sue conseguenze che avrebbero segnato profondamente la Napoli degli anni 80.

Il sensore del sismogramma esce dal tracciato a seguito della scossa delle 19:34

Cronaca nera della Napoli degli anni ’80 e declino della NCO

La ricostruzione, avviata in un contesto segnato dalla presenza pervasiva della criminalità organizzata e dall’emergenza abitativa, procedette con estrema lentezza e irregolarità nella Napoli degli anni 80. Nel 1983 la giunta Valenzi fu costretta a dimettersi dopo otto anni di amministrazione. Il sistema degli appalti divenne oggetto di indagini giornalistiche, in particolare da parte di Giancarlo Siani, giovane cronista de «Il Mattino». Siani fu assassinato il 23 settembre 1985, sotto la sua abitazione al Vomero, in un agguato ordinato dal boss Angelo Nuvoletta di Marano, su indicazione di Totò Riina, capo di Cosa nostra. Il movente fu collegato a un articolo del 10 giugno dello stesso anno, in cui Siani aveva rivelato il tradimento dei Nuvoletta ai danni di un loro alleato, Valentino Gionta, consegnato alle forze dell’ordine in cambio di un accordo con i Casalesi.

Giancarlo Siani – Fonte: pubblico dominio

L’ascesa dei Nuvoletta, insieme ai clan Alfieri, Galasso, Misso e agli stessi Casalesi, segnò l’inizio del declino della NCO di Cutolo, progressivamente ridimensionata fino a perdere il controllo del territorio. In un contesto di macerie materiali e morali, la Napoli degli anni 80 attraversò uno dei periodi più drammatici della sua storia contemporanea, dal quale sarebbe uscita solo lentamente, tra ferite profonde e difficilmente rimarginabili.

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