Giambattista della Porta fu uno degli intellettuali più affascinanti e contraddittori del Rinascimento italiano: uomo di vastissima cultura, capace di muoversi con disinvoltura tra scienza, filosofia, teatro e pratiche esoteriche, incarnò perfettamente lo spirito inquieto di un’epoca in bilico tra tradizione medievale e modernità scientifica. La sua figura esercitò una seduzione straordinaria sui contemporanei, che lo cercavano come un oracolo, e continua ad affascinare gli studiosi di oggi, divisi tra chi lo celebra come precursore della scienza moderna e chi lo considera l’ultimo grande rappresentante di una tradizione magico-naturalistica ormai al tramonto. Nato presumibilmente a Vico Equense intorno al 1535 — sebbene alcuni storici propendano per Napoli come città natale — e morto nel capoluogo partenopeo nel 1615, lasciò un’eredità intellettuale di straordinaria ricchezza e complessità.

L’infanzia aristocratica di Giambattista della Porta tra musica, filosofia e segreti della natura
Terzo figlio di Nardo Antonio Della Porta, armatore di professione, e di una nobildonna della famiglia Spadafora, Giambattista della Porta crebbe in un ambiente privilegiato, circondato da una cultura raffinata e da stimoli intellettuali di prima qualità. Il palazzo di famiglia, situato a Napoli nei pressi di piazza Carità lungo via Toledo, era una sontuosa dimora signorile decorata con stucchi alle finestre dei piani superiori; la villa delle Pradelle a Vico Equense completava il quadro di un’esistenza agiata e colta.
Come avveniva per i giovani della sua estrazione sociale, fu educato in casa, affiancato da precettori che lo iniziarono alla musica, alla danza e all’equitazione. Ma le sue inclinazioni più profonde lo spingevano ben oltre le arti mondane: fin da giovanissimo mostrò una curiosità insaziabile per le scienze naturali e la filosofia. Tra i suoi maestri figurò il medico calabrese Domenico Pizzimenti, studioso appassionato di alchimia e di testi antichi, che introdusse il giovane Giambattista della Porta al mondo affascinante e ambiguo della tradizione ermetica. Influenze decisive giunsero anche da Donato Antonio Altomare e da Giovanni Antonio Pisano, entrambi docenti presso lo Studio di Napoli, che contribuirono a formare la sua solida preparazione filosofica e medica.
Giambattista della Porta tra Roma, Ferrara e la censura dell’Inquisizione
Dopo una formazione condotta interamente in seno alla famiglia — affiancato dallo stesso precettore che aveva servito l’imperatore Carlo V d’Asburgo — Giambattista della Porta si trasferì a Roma nel 1579, entrando al servizio del potente cardinale Luigi d’Este. Mantenne nel contempo stretti legami con la corte ferrarese del duca Alfonso II d’Este, uno dei centri intellettuali più vivaci e aperti dell’Italia rinascimentale. Nel 1585 abbracciò la vita religiosa entrando nella Compagnia di Gesù, una scelta che tuttavia non lo mise al riparo dalla diffidenza delle autorità ecclesiastiche: il Sant’Uffizio dell’Inquisizione pose all’indice alcune sue opere, rallentando sensibilmente le sue febbrili ricerche.

Eppure nulla sembrò davvero frenare l’inesauribile energia intellettuale di quest’uomo versatile e curioso, appassionato di matematica, teatro, ottica e filosofia naturale, capace di alternare con disinvoltura rigore scientifico e suggestione esoterica. Proprio in quegli anni si accese la celebre disputa con Galileo Galilei sulla paternità del cannocchiale: il telescopio costruito da Giambattista della Porta nell’estate del 1609 era dotato di un tubo in stagno, mentre quello di Galileo aveva il tubo in piombo. Una differenza apparentemente minima, dietro la quale si celava una rivalità intellettuale di ben più ampia portata.
La “Magiae naturalis” e il confine tra scienza e meraviglia
L’opera che consacrò definitivamente la fama di Giambattista della Porta in tutta Europa fu la Magiae naturalis sive de miraculis rerum naturalium, pubblicata per la prima volta nel 1558 e destinata a diventare uno dei libri più letti e discussi del XVI secolo. In essa il filosofo napoletano distingueva con chiarezza due forme di magia: quella demoniaca, fondata sul commercio con spiriti impuri, e quella naturale, che egli definiva il vertice supremo del sapere umano, la perfezione della filosofia naturale. Quest’ultima non varcava i confini delle cause naturali, ma produceva effetti che sembravano miracolosi soltanto perché le loro origini restavano nascoste agli occhi del volgo.
La distinzione tra magia “bianca” e magia “nera” non era certo una novità: prima di lui ne avevano scritto Marsilio Ficino e Giovanni Pico della Mirandola, e nel corso del Cinquecento vi erano tornati Pietro Pomponazzi, Cornelio Agrippa, Girolamo Cardano, Giordano Bruno e Tommaso Campanella. Ma fu Giambattista della Porta a dare a questa tradizione la sua formulazione più popolare e diffusa. L’opera — vera e propria enciclopedia del sapere rinascimentale, articolata in venti libri che spaziavano dalla cosmesi alla criptografia, dalla culinaria alla meccanica — conobbe ventitré edizioni latine, dieci traduzioni italiane e versioni in francese, spagnolo, olandese e persino arabo. Un successo editoriale straordinario, che testimonia quanto profondamente il testo avesse intercettato i desideri e le inquietudini del suo tempo.
La fisiognomica e la scienza del volto umano
Tra i contributi più originali e duraturi di Giambattista della Porta alla storia del pensiero vi è senza dubbio il De humana physiognomonia, pubblicato nel 1586 presso l’editore Cacchi di Vico Equense e dedicato al cardinale Luigi d’Este. In quest’opera il filosofo napoletano si affermò come il principale sistematizzatore della fisiognomica moderna, la disciplina che si propone di leggere il carattere di una persona attraverso i tratti del suo volto e del suo corpo. La ricerca non era priva di radici antiche: Ippocrate e Aristotele avevano già codificato le regole fondamentali di quest’arte, tra cui l’analogia tra uomo e animale, l’affinità tra aspetto esteriore e temperamento interiore, l’influenza del clima sul carattere.
Aristotele aveva persino aggiunto una regola sillogistica per rendere più rigorosa l’interpretazione dei “segni” corporei. Ma fu Giambattista della Porta ad imprimere alla disciplina un impulso nuovo e originale, arricchendola con una serie di tavole illustrate raffiguranti volti umani accostati a profili animali, in un gioco di somiglianze che aspirava a svelare i segreti più profondi della personalità. L’opera influenzò profondamente il pensiero dello svizzero Johann Kaspar Lavater, che nel Settecento avrebbe rilanciato la fisiognomica come scienza dell’anima. Nel 1599 Giambattista della Porta ne pubblicò una seconda edizione ampliata a sei libri, a ulteriore conferma del successo riscosso dalla ricerca.
L’Accademia dei Segreti e l’eredità di un genio inquieto
A testimonianza della sua sconfinata passione per il misterioso e l’insolito, Giambattista della Porta fondò a Napoli l’Accademia dei Segreti, un sodalizio esclusivo al quale si poteva accedere soltanto dimostrando di essere in possesso di qualche scoperta straordinaria, capace di stupire anche i più eruditi. Per secoli di questa accademia non restò che il ricordo: poi, grazie alle ricerche dello speleologo Clemente Esposito e del Centro Speleologico Meridionale, è stata individuata nel quartiere Arenella una cavità sotterranea ritenuta il luogo in cui il filosofo conduceva i suoi esperimenti.
Un corridoio affrescato con motivi geometrici, stanze con colonne scolpite nel tufo, simboli misteriosi incisi sulle pareti e un affresco di soggetto egizio-sacro evocano ancora oggi l’atmosfera densa e segreta di quell’ambiente straordinario. La figura di Giambattista della Porta rimane così sospesa tra due mondi: quello della scienza nascente, che egli contribuì ad alimentare stimolando ingegni del calibro di Galileo e Keplero, e quello della tradizione magico-ermetica, che egli non volle mai del tutto abbandonare. Non un mago nel senso proprio del termine, ma un instancabile esploratore della natura, convinto che le meraviglie del mondo visibile potessero rivelare, a chi sapeva guardarle con occhi attenti, i segreti più profondi dell’esistenza umana.
Riferimenti bibliografici
G. LICCARDO, Storia irriverente di eroi, santi e tiranni di Napoli, Newton Compton Editori, Roma 2017.


Lascia un commento