La fondazione di Napoli è raccontata attraverso un affascinante intreccio tra mito e storia. La leggenda narra di Partenope, la sirena il cui corpo approdò sulle coste dell’attuale città, dando origine al suo nome. Storicamente, Napoli nasce come insediamento greco nel VII secolo a.C., fondato da coloni calcidesi provenienti da Cuma. Tra miti di eroi e colonizzazioni, la città si sviluppò da Palepoli a Neapolis, evolvendosi in un centro urbano strategico e culturalmente ricco. Questo racconto evidenzia come Napoli sia figlia di una tradizione unica, sospesa tra favola e realtà.

Fondazione di Napoli
La fondazione di Napoli – Fonte: immagine creata da IA (Gemini)

La leggenda delle sirene 

In principio, la leggenda narra di una sirena. Un essere mitico dal canto soave, raffigurato come metà donna e metà uccello, la cui immagine si stagliava sugli scogli degli isolotti de Li Galli, di fronte a Positano. Partenope, la vergine, la leggendaria. Lo stesso profilo di Capri, se osservato con attenzione, rivela i tratti della sua figura: una fanciulla distesa, i capelli che si distendono sul mare, il naso proteso verso l’alto, le labbra carnose, il collo delicato. Appariva irresistibile, soprattutto nelle ore meridiane, quando il mare scintillante sembrava favorire l’oblio dei marinai, gli stessi che, come Ulisse, lo solcavano. Fu infatti l’eroe dall’ingegno multiforme che, giunto presso le bocche di Capri, volle affrontare l’insidia del canto delle sirene: ordinò ai suoi compagni di turarsi le orecchie con cera e chiese di essere legato all’albero maestro della nave, per udire senza soccombere. 

Ulisse e le sirene alate. Disegno da un vaso del V secolo a.C. conservato al British Museum di Londra.

Ulisse e la prova del canto 

Il mito racconta che il canto delle sirene gli apparve come l’illusione della voce di Penelope e l’accorato richiamo del figlio Telemaco. Ulisse, travolto dal desiderio, tentò invano di convincere i compagni a liberarlo; essi, sordi al suo grido, continuavano a remare senza sosta, mentre egli lottava contro la tentazione di gettarsi in mare per raggiungere quelle creature dall’aspetto di donne-uccello che lo attendevano sugli scogli. Se si fosse arreso, la nave si sarebbe infranta contro le rocce, e le sirene avrebbero divorato lui e i suoi compagni.

Ulisse dimenticò persino gli ammonimenti del defunto indovino Tiresia, evocato presso l’Averno, che gli aveva predetto le fatiche future e messo in guardia contro i pericoli di quelle creature.
Solo la tenacia dei compagni, proseguendo il viaggio senza cedere alla seduzione, lo salvò: superarono Capri, lasciandosi alle spalle il canto ingannatore. Ulisse, esausto, comprese di aver superato una delle prove più insidiose. Ma non così le sirene: Partenope, Leucosia e Lighea, incapaci di tollerare l’umiliazione, si gettarono nel mare e abbandonarono i loro corpi ai flutti. Secondo la tradizione, Partenope approdò senza vita sull’istmo di Megaride, dove sorge oggi il Castel dell’Ovo. Alcuni coloni, interpretando l’evento come un prodigio, ne seppellirono il corpo ed eressero una tomba; in seguito, la città fondata su quelle sponde avrebbe preso il suo nome. 

Megaride – Fonte: Pubblico dominio

La fondazione di Napoli 

Questa è la narrazione omerica, la favola suggestiva che accompagna le origini. Tuttavia, la realtà storica della fondazione di Napoli appare ben più complessa. Secondo le più accreditate ricostruzioni archeologiche e storiografiche, il primo nucleo urbano sorse nel VII secolo a.C., in seguito alla colonizzazione da parte dei Greci Calcidesi provenienti da Cuma. Si trattava di coloni spinti a migrare dalle tensioni sociali e dalle difficoltà economiche in madrepatria, alla ricerca di terre fertili, nuove risorse e spazi più ospitali. Essi trovarono nella Campania fiorente, ricca di colline e coste accoglienti, il luogo ideale per stabilirsi, guidati, secondo la tradizione, da una colomba sacra ad Apollo posatasi sull’albero della loro nave. 

I primi insediamenti e la figura di Falero 

Il primo insediamento greco fu a Pithecusa (Ischia), attorno al 750 a.C., dove i Calcidesi, insieme agli Eretriesi, svilupparono una florida civiltà commerciale basata sulla ceramica – favorita dalla ricca argilla vulcanica del monte Epomeo – e sui metalli. Presto il movimento si estese alla terraferma, con la fondazione di Cuma, che divenne un centro fiorente e un avamposto di potere. Non mancarono conflitti con altre popolazioni locali: nell’entroterra, gli Etruschi di Capua costituivano una potenza con cui lo scontro si rivelò inevitabile. Prima di ciò, tuttavia, i Cumani fondarono due poli strategici: Dicearchia (l’odierna Pozzuoli) e Partenope, tra Megaride e il monte Echia, nucleo che venne definito “Palepoli”, la città vecchia.

Isola di Ischia – Fonte: Pubblico dominio


Essa prese il nome dalla sirena, o, secondo altre tradizioni, da una principessa tessala, figlia di Eumelo Falero, re di Fere ed eroe argonauta, morta durante il viaggio coloniale del padre. 
Anche la figura di Falero è avvolta nell’incertezza. Stefano Bizantino ricorda una città chiamata Falero, fondata dagli Opici in Campania, proprio dove sarebbe approdata Partenope. Secondo Giovanni Tzetze, Falero fu un tiranno siciliano che eresse Napoli intorno a una torre, ma alcuni studiosi ritengono si tratti di un errore di identificazione con Falaride di Agrigento. Più certa appare la testimonianza del poeta Licofrone (IV sec. a.C.), che scrisse come il corpo della sirena, approdato presso la torre di Falero e le rive del Clanio, fosse onorato con sacrifici annuali dalle vergini del luogo. 

La fondazione di Napoli tra mito e realtà: la nascita di Neapolis 

Mito e realtà, come spesso accade nella storia di Napoli, si intrecciano. La fondazione cumana rimane la tesi prevalente, sebbene fonti antiche offrano versioni divergenti. Tito Livio e Lutazio Catulo ne sostengono l’origine greca, mentre Scymno di Chio parla degli Ausoni, provenienti dalla Tessaglia, come primi abitatori. Strabone, invece, attribuisce la fondazione ai Rodii, popolo di navigatori che, prima dell’VIII secolo a.C., avevano diffuso i propri commerci in tutto il Mediterraneo. È plausibile che i Rodii non abbiano fondato Partenope, ma che ne abbiano fatto una base mercantile, introducendo il culto di Apollo, già centrale a Palepoli e ancor più a Cuma. L’analogia urbanistica tra l’acropoli cumana e il monte Echia, con la disposizione difensiva e la vista dominante sul mare, conferma l’impronta calcidese. Scavi archeologici, come quelli condotti da Mario Napoli con il ritrovamento di ceramiche identiche a quelle cumane, hanno definitivamente sancito l’origine greca di Partenope. 


Tuttavia, questo primo centro abitativo conobbe un destino fragile. Nel IV secolo a.C. venne progressivamente abbandonato per dar vita a una “città nuova”, Neapolis, situata in posizione più interna e protetta. Le cause non sono del tutto chiare: forse una pestilenza, forse la pressione degli Etruschi o le difficoltà difensive di un centro costiero esposto. Già nel VI secolo Cuma aveva subito l’attacco degli Umbri, dei Dauni e dei Siracusani di Ierone, che le sottrassero Pithecusa, segnando l’inizio di una fase di declino. Napoli, figlia di mito e storia, nacque così dall’intreccio di racconti leggendari e processi concreti di colonizzazione, stratificando nel tempo il suo carattere unico di città sospesa tra favola e realtà. 

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