Ferdinando IV salì al trono di Napoli nel 1759 all’età di soli otto anni, quando il padre Carlo di Borbone dovette lasciare il regno per ascendere alla corona di Spagna. Cresciuto sotto la tutela del ministro Bernardo Tanucci, il giovane sovrano manifestò fin dall’infanzia un temperamento vivace ma poco incline agli studi e alle responsabilità regali, preferendo la caccia e gli svaghi alle questioni di governo. Il suo matrimonio nel 1768 con Maria Carolina d’Austria segnò una svolta decisiva: la regina trasformò Napoli in uno dei centri culturali più brillanti d’Europa, attraendo intellettuali, artisti e viaggiatori del Grand Tour come Goethe e Mozart. Sotto la sua influenza furono introdotte importanti riforme amministrative ed economiche, dalla abolizione dell’annona alla creazione delle celebri seterie di San Leucio, proseguendo il programma di modernizzazione avviato da Carlo di Borbone. Tuttavia, l’esplosione della Rivoluzione francese nel 1789 avrebbe presto mutato radicalmente il destino del regno.

Il regno di Carlo di Borbone
La reggenza di Carlo di Borbone, protrattosi per venticinque intensi anni, segnò una fase cruciale nella storia del Mezzogiorno, imprimendo nella memoria collettiva dei sudditi l’immagine di un sovrano capace di consolidare l’identità di una nuova nazione meridionale. Alla sua partenza, l’amministrazione dello Stato venne affidata alle mani esperte del ministro Bernardo Tanucci, il quale mantenne per oltre due decenni una posizione di assoluto rilievo. Sebbene la sua linea politica si dimostrasse meno aperta di quella del defunto re, Tanucci conseguì risultati significativi: tra essi spicca l’abolizione definitiva degli onerosi donativi che Napoli era da secoli costretta a versare alla Spagna.
Le riforme di Tanucci e le difficoltà interne
Decisa fu altresì la sua azione nei confronti dello Stato Pontificio, culminata con l’aumento delle imposte sui beni ecclesiastici e con l’atto clamoroso dell’espulsione della Compagnia di Gesù nel 1767. Sul piano interno, il ministro dovette fronteggiare le gravi conseguenze di una carestia, parzialmente alleviata grazie all’invio di grano da parte di Carlo III da Madrid, ma che nondimeno produsse diffuse epidemie. In tale frangente si impose la carismatica figura del domenicano padre Rocco, capace di infondere coraggio alla popolazione e ideatore di un singolare sistema d’illuminazione stradale mediante l’installazione di edicole votive, progressivamente diffuse in gran parte del tessuto urbano.

L’inizio della reggenza di Ferdinando IV
Nel frattempo l’erede al trono, Ferdinando, cresceva manifestando un temperamento vivace ma poco incline allo studio e alla disciplina regale. Fin dall’infanzia egli si avvicinò spontaneamente agli usi e ai costumi del popolo minuto, assorbendone virtù e debolezze. Dal padre aveva ereditato la passione per la caccia e per le attività sportive, che prediligeva agli impegni istituzionali. Nel 1767 raggiunse la maggiore età e assunse formalmente il titolo di re, pur continuando ad essere affiancato dall’instancabile Tanucci, che operava come suo primo segretario di Stato.

La trasformazione della reggenza in un Consiglio di Stato non bastò tuttavia a responsabilizzare Ferdinando, il quale perseverava nella ricerca di svaghi e piaceri. Fu così che diplomatici e uomini di governo individuarono nel matrimonio lo strumento idoneo a stabilizzare la condotta del giovane monarca e a garantire al contempo equilibri dinastici internazionali. La prima scelta cadde sulla principessa Maria Giuseppina Gabriella d’Austria, figlia di Maria Teresa, la quale però fu stroncata dal vaiolo in giovane età. Poco dopo, si optò per un’altra delle arciduchesse, Maria Carolina, che Ferdinando sposò per procura nell’aprile del 1768.
Maria Carolina e il rinnovamento della corte
L’unione, benché priva dei caratteri di un vincolo sentimentale e turbata da tradimenti reciproci, si rivelò inizialmente proficua per la corte e per l’intero regno. La presenza di Maria Carolina contribuì infatti a trasformare Napoli in uno dei centri più brillanti d’Europa. La regina si circondò di illustri intellettuali – tra cui Antonio Genovesi, Ferdinando Galiani, Gaetano Filangieri, Domenico Grimaldi e Giuseppe Maria Galanti – aprendo le porte a influenze massoniche e a rapporti con personalità straniere di grande rilievo, come l’ambasciatore britannico William Hamilton. La capitale partenopea divenne così tappa imprescindibile del Grand Tour, accogliendo figure del calibro di Johann Wolfgang Goethe e Wolfgang Amadeus Mozart.
Il regno di Ferdinando IV: tra riforme e rivoluzione
L’autoritarismo della sovrana emerse ben presto con evidenza. Madre di numerosa prole – tra cui l’erede Francesco – Maria Carolina non tardò a imporre la propria volontà, ridimensionando progressivamente l’influenza di Tanucci. Dalla lontana Madrid, Carlo III deplorava l’eccessiva soggezione del figlio nei confronti della consorte, circostanza che raffreddò i rapporti dinastici. Nel frattempo la regina perseguiva una vigorosa politica di riforme, avvalendosi della collaborazione dell’ufficiale inglese John Acton, il quale divenne nel 1789 primo ministro e, non senza sospetti, fu ritenuto legato a lei da vincoli più che politici.
Sotto l’impulso di Maria Carolina furono introdotte misure di modernizzazione amministrativa: abolizione dell’annona, soppressione delle corporazioni che ostacolavano i traffici, adozione del codice penale toscano nei tribunali militari. Particolare attenzione fu dedicata all’istruzione elementare e allo sviluppo industriale: si potenziarono la manifattura delle porcellane di Capodimonte e le celebri seterie di San Leucio, sorte sulle colline casertane e concepite secondo un modello di comunità produttiva ispirato agli ideali illuministici, presto divenuta rinomata in tutta Europa.
Parallelamente, proseguirono le grandi opere pubbliche iniziate da Carlo di Borbone. La Riviera di Chiaia venne riordinata da Carlo Vanvitelli con la creazione della Villa Reale, oggi Villa Comunale, e con l’avvio della costruzione di prestigiosi palazzi. In ambito culturale furono fondate l’Accademia Ercolanese, con l’incarico di catalogare i reperti provenienti da Pompei ed Ercolano, e l’Accademia di Belle Arti. Sul piano militare si istituì nel 1787 la Scuola della Nunziatella, cui si affiancarono un’Accademia di Scienze e Lettere, i primi nuclei dell’Orto Botanico e l’importante Museo Mineralogico.
Tutto lasciava presagire che il regno di Ferdinando IV e di Maria Carolina potesse proseguire nel solco riformatore tracciato da Carlo di Borbone, quando un evento epocale mutò radicalmente il destino dell’Europa e del Mezzogiorno: la Rivoluzione francese, esplosa nel 1789 al grido di libertà, uguaglianza e fraternità.
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