Tiziano a Capodimonte nella collezione Farnese: il capolavoro della Danae, il ritratto di Paolo III coi nipoti e ancora, il Ritratto di Carlo V, l‘Annunciazione, il Ritratto di giovane donna, Maddalena penitente, il Ritratto di Filippo II.
La collezione Farnese
Giunta a Napoli grazie a Carlo di Borbone che la eredita dalla madre, la collezione è il fiore all’occhiello del museo partenopeo, ma non solo dato che taluni pezzi sono stati collocati in altri – altrettanto importanti – musei cittadini come il Museo Archeologico Nazionale (MANN) e al Palazzo Reale.
Tiziano a Capodimonte
Le opere di Tiziano Vecellio, sono considerate tra quelle facenti parte del nucleo fondamentale della su citata collezione.
Tra le opere si ricorda in particolare la Danae del 1545 e commissionata da Alessandro Farnese.
Qui erotismo e sensualità sono espressi con attenzione e delicatezza.
Le forme morbide catturano lo sguardo dello spettatore, quasi a monopolizzarne l’attenzione.
Tra tutte: la Danae

Danae, in greco antico Δανάη, principessa di Argo figlia di Acrisio, Re di Argo, fondatrice della città di Ardea, eroina della mitologia greca, madre di Perseo.
Tiziano Vecellio la racconta su una tela nella quale la morbidezza delle forme è esaltata in ogni pennellata, come voleva la tradizione pittorica del colore della scuola veneziana a cui apparteneva l’artista.
Danae è nuda e distesa su un letto. Un lenzuolo dal bianco cangiante, ne nasconde le parti intime lasciandole scoperto il seno.
Un bracciale – come tradizione dell’antica Grecia comanda – le cinge il polso destro.
Il drappo di una tenda del letto, adorna e veste di colore la camera, il cui fondo nera è squarciato dall’azzurro di una stralcio di cielo in lontananza.
Danae, secondo la critica accreditata, ha il volto di Angela, una cortigiana amata dallo stesso committente: il Cardinale Alessandro Farnese.
La donna, avrebbe proprio fatto da modella.
La tela era stata iniziata a Venezia nel 1545 e sarà completata a Roma nell’anno successivo.
Censurata, in un certo qual modo per la carica erotica che esprime, è rimasta a lungo conservata nel Gabinetto delle cose oscene (oggi noto come Gabinetto segreto) del MANN.
Tiziano a Capodimonte oltre la Danae e i Farnese: L’Annunciazione
Soggetto totalmente opposto, ma di intensità e grazia che agli occhi dello spettatore si mostra con estrema eleganza e grazia, è l’opera dedicata all’Annunciazione.

Databile al 1557, commissionata dalla famiglia Pinelli per la loro cappella in San Domenico Maggiore – all’epoca una della chiese più importanti della città – e attribuita da Bernardo De Dominici a Luca Giordano, la paternità al Vecellio è stata restituita dallo storico Roberto Longhi.
L’opera – a seguito del terremoto del 1980 – è stata spostata a Capodimonte.
Tiziano e Napoli. Quale rapporto?
Pur ospitando un gran numero di tele, Vecellio non è mai stato a Napoli.
La conseguenza è un mancato rapporto diretto con la città, un rapporto che è stato costruito postumo grazie alle sue tele che corredano non solo la Collezione Farnese, ma partecipano all’arricchimento di uno dei musei più importanti al mondo: Capodimonte.
Sitografia di riferimento
Tiziano – Tiziano Vecellio – Biografia e opere a Napoli – Arte.it
IL MUSEO NAZIONALE DI CAPODIMONTE E LE OPERE TIZIANESCHE | Storia dell’Arte
Sitografia di riferimento
progettostoriadell’arte.it


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