Histoire du périphérique de Naples: l'artère qui a changé la mobilité de la ville

De Leonardo Quagliuolo

Serpeggiante tra le colline di Napoli, con le sue numerose curve e gallerie, la tangenziale di Napoli è, quotidianamente, un punto di passaggio obbligato per moltissimi automobilisti, che si spostano da o per Napoli a tutte le ore del giorno. Attraversa tutta la città, dalla sua periferia orientale con quella occidentale e, con i suoi ventuno chilometri di lunghezza, è una delle più grandi autostrade urbane d’Italia.

La prima “tangenziale” di Napoli

L’attuale Corso Vittorio Emanuele fu il primo esempio di strada nata con l’intento di collegare i due poli opposti di Napoli, nonchè i quartieri più centrali della città. Nato col nome di Corso Maria Teresa durante il regno dei Borbone, con i suoi quattro chilometri e mezzo, collega il centro storico con Mergellina e, con le sue numerose traverse, è connesso con il Vomero e con i Quartiers espagnols. Dati i suoi numerosi collegamenti ed il lungo tratto di città coperto, è ancora oggi, una fondamentale arteria del traffico automobilistico napoletano, seppur di certo non a scorrimento veloce, come sarebbe stata la vera e propria Tangenziale di Napoli, costruita più di un secolo dopo.

I primi lavori

Il 31 gennaio 1968 incominciarono i lavori per la costruzione del primo tratto della tangenziale di Napoli, che prese il nome di A56. Il nuovo asse viario andava dalla Domitiana a Fuorigrotta, che vide la conclusione dei lavori solo nel luglio 1972.

Appena un anno dopo, fu ultimato anche il collegamento con via Cilea, in uno dei pochi punti privi di edifici della via, soltanto al seguito di numerosi espropri dei terreni di campagna sottostanti, alcuni dei quali oggi ospitano ancora piccole coltivazioni private. Sempre nel 1973, terminarono i lavori anche del collegamento con la collina dei Camaldoli.

Storia della tangenziale di Napoli: l'arteria che ha cambiato la mobilità cittadina
Tratto della tangenziale in costruzione, nei pressi dello svincolo dei Camaldoli, anni ’60.

Solo due anni dopo, nel 1975, furono costruiti gli ingressi e le uscite della Tangenziale di Napoli nei pressi di via Giacinto Gigante, all’Arenella ed anche a Capodichino, non distante dall’Aeroporto. Tra il 1976 ed il 1977 furono, infine, aperti gli svincoli di Corso Malta e di Capodimonte.

L’uscita di Corso Malta, in particolare, ha comportato la creazione di massicce rampe che passano attraverso gli edifici e che sono sorrette da altissimi pilastri. Per la sua costruzione, fu necessaria l’espropriazione e demolizione di diversi edifici. Dagli anni ’90, è lo svincolo che conduce direttamente alle strade sottostanti il Centro Direzionale, il primo esempio di agglomerato di grattacieli in Italia, uno dei primi in Europa, nonchè uno dei più grandi, al tempo della sua costruzione, avvenuta nel 1995.

Storia della tangenziale di Napoli: l'arteria che ha cambiato la mobilità cittadina
Tangenziale di Capodichino in costruzione

I lavori incompiuti

Negli anni ’80, con il numero delle automobili sempre crescente a Napoli, il Comune tentò di creare un ponte di collegamento tra la stretta e ripida via San Giacomo dei Capri, che si trova alle porte del Rione Alto, con la più ampia via Gabriele Iannelli, che era connessa alla tangenziale già da un decennio. Questo elemento non sarebbe stato parte della tangenziale di Napoli, tuttavia avrebbe semplificato l’accesso a quets’ultima, consentendo di abbreviare il tragitto da percorrere su via Iannelli.

I lavori non filarono lisci come sperato: fu costruito solamente un breve tratto del nuovo ponte, isolato e sospeso su uno stretto segmento di collina. E’ possibile che il motivo della brusca interruzione dei lavori sia che questo ponte sarebbe dovuto passare attraverso le abitazioni di un parco residenziale, le cui costruzioni erano già terminate da molto. Non sarebbe stato semplice fare ulteriori espropri, nè continuare la costruzione in modi alternativi, qualora ce ne fossero stati, dati i costi esorbitanti che questo intervento avrebbe comportato.

Perciò, oggi c’è un ponte sospeso ed isolato in mezzo ad un parco privato, completamente abbandonato e di recente transennato, poiché pericolante. Non è stato ancora abbattuto dato che perfino un abbattimento sarebbe costosissimo, per via della sua particolare posizione e dell’imponenza della struttura.

Gli ultimi interventi

Soltanto negli anni ’90 ripresero i lavori per la costruzione di altre connessioni della Tangenziale di Napoli con altre aree cittadine: furono inaugurate, nel 1992, le uscite della Zona Ospedaliera.

Tangenziale di Napoli colli aminei
Viale Colli Aminei prima della costruzione dell’uscita della tangenziale, anni ’60

La prima uscita sbuca sull’antica via Cupa Imparato, ad oggi irriconoscibile rispetto all’aspetto che aveva in origine. E’, inoltre, tagliata in due dall’ingresso del garage adiacente alla stazione della metropolitana linea 1 ”Colli Aminei”. La via ospita, inoltre, la caratteristica ”Torre Caselli”, una villa oggi in ristrutturazione dopo anni di abbandono.

Un’altra uscita, invece, passa anteriormente ad uno degli ultimi edifici costruiti del complesso dell’Ospedale Cardarelli, per poi immettersi proprio su via Cardarelli.

La terza ed ultima, infine, sbuca su viale Colli Aminei, non distante dalle altre due.

Si è a lungo parlato di un progetto per un nuovo ingresso della Tangenziale dalla parte alta di viale Colli Aminei, di modo che non ci sia solamente quello di Capodimonte, distante dalla zona ospedaliera e che può risultare poco pratico per chi si trova sulla cima della collina. Tuttavia, ad oggi, non c’è alcun progetto per la sua costruzione.

Oggi, la Tangenziale di Napoli copre una lunghezza di ben ventuno chilometri, con quattordici svincoli e, tutti i giorni, velocizza percorsi altrimenti lunghi e trafficati a moltissimi abitanti di Napoli e delle città limitrofe.

-Leonardo Quagliuolo

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Tangenziale di Napoli

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