La Biblioteca Nazionale di Napoli: un mondo di libri

La Biblioteca Nazionale di Napoli: un mondo di libri

La prima volta che entrai nella Biblioteca Nazionale di Napoli avevo 14 anni. Mi ci portò mia madre, diceva che si trattasse di un posto speciale. Ero in quarto ginnasio e mi stavo allora avvicinando alle prime letture un po’ più serie. Non potevo capire a pieno il valore di tutte quelle opere lì conservate, tutti quei titoli e quegli autori erano per me quasi del tutto sconosciuti.

La Biblioteca Nazionale di Napoli: un mondo di libri

Quel che è certo però è che non dimenticherò mai la meraviglia nel vedere una tale quantità di libri: erano ovunque mi voltassi, sistemati uno accanto all’altro sugli scaffali che correvano su fino al soffitto. Poi quel profumo di legno e carta antica, squisito ed inconfondibile: fu amore a prima vista.

Crescendo mi sono fatta pian piano le idee più chiare. La letteratura mi aveva ormai irrimediabilmente catturata. Per lo studio ho iniziato a frequentare la Biblioteca in modo più assiduo e, ad essere sincera, la meraviglia è la stessa di quando avevo 14 anni. Per questo motivo in questo articolo vorrei accennare alla sua storia e alle straordinarie opere che gelosamente custodisce.

Iniziamo con un re

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Carlo III di Borbone

Carlo di Borbone aveva ereditato dalla madre, Elisabetta Farnese, l’intera e ricchissima collezione di opere d’arte della famiglia Farnese (la collezione di statue in marmo di età imperiale è attualmente conservata al Museo Archeologico). Nel 1734, quando Carlo divenne re di Napoli, fece trasferire nella capitale del suo regno questo tesoro reale. C’era però un problema: serviva una degna collocazione. Fece così costruire la reggia di Capodimonte.

Di questa eredità faceva anche parte una preziosa biblioteca che costituisce il primo nucleo di quella che sarà la Biblioteca Nazionale. La raccolta Farnese infatti si ampliò continuamente nel corso degli anni, inglobando altre biblioteche di privati o di complessi religiosi ed incorporando anche l’Officina dei papiri ercolanesi. Alla fine del XVIII secolo le opere erano diventate così numerose che fu necessario trovare una collocazione più ampia e adatta.  Si optò per il Palazzo degli Studi (attuale sede del Museo Archeologico) e, infine, nel 1922 per Palazzo Reale.

I manoscritti

La Biblioteca conserva opere di indicibile valore tra manoscritti, incunaboli e stampe. In particolare è seconda in Italia, subito dopo Venezia, per numero di manoscritti in lingua greca. Vere e proprie opere d’arte sono i codici copiati e miniati dalle mani esperte dei monaci, davvero splendidi a vedersi. Tra tutti prendiamo solo ad esempio un manoscritto copiato a Bari nel corso dell’XI secolo che riporta la tradizione codicologica più antica delle Metamorfosi di Ovidio. Oltre al grande valore filologico del codice, particolarissime sono le miniature a margine. Il monaco autore delle miniature si divertì infatti a rappresentare le figure più assurde: draghi, animali misteriosi, mostri antropomorfi e, insomma, l’intero bagaglio di immagini oniriche della cultura occidentale ed orientale.

Gli autografi

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Autografo di A Silvia, G. Leopardi

Di cosa si tratta? Parliamo dei manoscritti originali, quelli scritti da un autore di propria mano, e la Biblioteca di Napoli ne vanta davvero di prestigiosi. Tra i tanti, la Summa Theologiae di Tommaso d’Aquino, la Gerusalemme conquistata di Torquato Tasso e gran parte degli autografi del Leopardi.

Quando infatti il poeta recanatese morì a Napoli nel 1837, i suoi scritti furono conservati dall’amico napoletano Antonio Ranieri e, alla morte di quest’ultimo, passarono alla nostra biblioteca. Ancora oggi sono qui conservate le carte autografe della maggior parte dei Canti e delle Operette Morali, di parte dello Zibaldone, di saggi e numerose lettere private. Vi lascio immaginare la commozione nel leggere L’Infinito o A Silvia, scritti proprio dalla mano di un poeta grande come Leopardi, con le sue correzioni e le sue note a margine.

In conclusione, che dire? Tra le decine e decine di opere del passato irrimediabilmente perdute, quelle pervenuteci sono una gentile concessione, una possibilità fortunata e straordinaria concessaci dal tempo. E’ per questo che è così importante conservarle, leggerle e studiarle con attenzione e passione, trattarle con tutto il rispetto che spetta alla storia.

Se quindi vi capita di passare per piazza Plebiscito riservatevi un po’ di tempo per entrare nella Biblioteca. Che sia per interesse o per semplice curiosità è un posto che senza dubbio merita di essere visitato.

Claudia Grillo

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