Santa Maria della Sanità, l'altra faccia di una maledizione

Santa Maria della Sanità, l’altra faccia di una maledizione

In questo articolo vi parlerò del perché la Sanità si chiama così e di alcune usanze molto in voga praticate nelle Catacombe di una delle Basiliche più affascinanti della nostra Città: Santa Maria della Sanità.

Santa Maria della Sanità, l'altra faccia di una maledizione
Foto di Paolo Pietrosante

Sul Toponimo Sanità ci sono diverse versioni e come spesso accade le varie accezioni non si escludono.

Tale luogo è situato a valle della collina di Capodimonte, in una zona abitata in passato solo dai monaci per l’ amenità ermetica ritenuta salubre rispetto alla malasanità dei vicoli angusti della città. Inoltre, i miracoli e le guarigioni verificatesi nei pressi delle tombe dei santi sepolti nei dintorni erano ben noti al popolo.

Santa maria della sanità scalinata
Foto di Federico Barruffo

Nel quartiere Stella si erge la Basilica di Santa Maria della Sanità, dedicata a San Vincenzo Ferreri detto “O Munacone” per via di un famigerato miracolo. Nel XVII secolo in seguito ad un’epidemia di colera, la statua del santo fu portata in processione per la città e così il contagio cessò. La Chiesa è famosissima per l’altare sospeso collocato sopra uno scalone marmoreo a doppio rampante, superiormente alla cripta di San Gaudioso.

Santa Maria della Sanità, l'altra faccia di una maledizione
Foto di Federico Barruffo

Scendendo proprio lì sotto nella Cappella Cimiteriale è possibile accedere alle Catacombe in cui sono presenti scheletri murati, ornamenti vari e le cantarelle.

Santa Maria della Sanità, l'altra faccia di una maledizione
Foto di Paolo Pietrosante

Esse erano dei sedili in pietra forati su cui veniva posto il cadavere con la testa poggiata nella fessura di tufo retrostante. Lo Schiattamuorto forava il corpo del defunto e i liquidi corporei venivano raccolti in questa sorta di bacinelle. Una volta scolate per bene, più salme potevano essere stipate nella stessa bara. Da qui nasce l’imprecazione “Puozze Sculà”, un “augurio” per niente gradito!

Anna Barone

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